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Parliamo oggi del corso di memoria.

Cos’è il corso di memoria? (vedi Corso CIAO)

Com’è strutturato?

E soprattutto, funziona???

Possiamo iniziare dicendo che le mnemotecniche ci vengono tramandate da grandi personaggi (filosofi matematici, oratori, ecc.) della storia come Cicerone, Pico della Mirandola, Leibniz…

Le tecniche di memoria si basano su tre caratteristiche fondamentali che tutti abbiamo:

-         MEMORIA VISIVA

-         CREATIVITA’

-         ASSOCIAZIONI

Per quanto riguarda la prima c’è da sapere che la nostra mente lavora per immagini e circa l’80% della nostra memoria è visiva! Di conseguenza per memorizzare i dati e i concetti che vogliamo lavoreremo quindi per immagini.

La creatività è fondamentale per il nostro ricordo. Tutto ciò che è paradossale, che esce fuori dall’ordinario, viene impresso nella nostra memoria molto più efficacemente.

Inoltre per stabilizzare il ricordo avremo bisogno di associare le immagini mentali che ci siamo creati appunto usando tanta creatività, “costruendo” così una sequenza di azioni dinamiche.

Il corso di memoria CIAO è utilissimo a chi ha voglia di mettersi in gioco e a chi ha voglia di ottimizzare i tempi. Un esempio potrebbe essere uno studente che vuole dimezzare i suoi tempi di studio per incrementarlo ancora di più oppure per dedicarlo ad un lavoro o a una passione.

Un altro esempio potrebbe essere un lavoratore (dipendente, professionista, ecc.) che vuole imparare una nuova lingua (vedi audio corso di inglese) oppure formarsi sempre di più nel suo campo.

Per avere ulteriori chiarimenti sulle tecniche di memoria e sul corso di memoria CIAO, richiedi informazioni sul nostro sito!!

Continuiamo il post di ieri “immaginazione e percezione” riprendendo dall’ultimo paragrafo.

V) In base alla forma, le immagini sono visive, uditive, olfattive, gustative, tattili, termiche, dolorifiche e organiche. Nel bambino e nel fanciullo prevalgono quelle visive. Col progredire del pensiero prendono forma le immagini verbali-uditive (ad es. parole d’amore sussurrate all’orecchio difficilmente si scordano).

VI) In base alla natura, le immagini sono:

  • consecutive (ad es. se fissiamo intensamente un oggetto di colore rosso vivo e poi volgiamo lo sguardo su uno sfondo bianco, rivediamo ancora l’oggetto ma colorato di verde, perché il colore rosso rimasto fisso per un certo tempo nella retina, a contatto col bianco si mescola col colore complementare)
  • Eidetiche (ad es. i cosiddetti casi di “memoria fotografica”: vi sono persone che continuano a vedere chiaramente l’oggetto anche quando esso è stato tolto. Pico della Mirandola era un eidetico visivo perché gli bastava leggere un libro una volta per saperlo ripetere; Mozart era un eidetico uditivo).
  • Mnemoniche (queste immagini riproducono l’esperienza del passato, anche a distanza di molti anni, ma mai in modo completamente fedele).
  • Fantastiche (con la fantasia l’immaginazione si libera quasi completamente della realtà e diventa creativo: “quasi”, perché essa si avvale sempre delle immagini mnemoniche, che pur trasforma a proprio piacere).

VII) Naturalmente ogni immagine richiamata alla mente è sempre una nuova immagine, in quanto viene a rivivere in una situazione differente (ad es. l’immagine di una persona a cui si vuole bene è molto diversa dall’immagine di quella stessa persona a cui, per un motivo o per un altro, si è smesso di voler bene. Così per la trama di un romanzo letta a distanza di molti anni).

Il valore della fantasia

VIII) L’immaginazione creativa si svolge in modo conforme ai nostri desideri, sentimenti, interessi, tendenze ecc. Un cieco-nato non potrà mai essere un pittore, né un nato-sordo un musicista. D’altra parte appartiene alla comune esperienza (anche di un cieco-nato) fare progetti, azzardare previsioni, anticipare delle situazioni, ecc. Ciò significa che la fantasia investe la vita psichica di ogni persona. Si tratta di un lavorìo a volte cosciente, a volte no.

IX) L’attività fantastica è una valvola di sicurezza al dinamismo interiore, un processo di liberazione dalle più profonde aspirazioni (ciò ad es. si verifica nel fantasticare che precede il sonno e nello stesso sogno). L’immaginazione creativa costruisce ideali e rinforza le speranze, elimina i timori, ma può anche far sognare ad occhi aperti, cioè astrarre dalla realtà, portando ad una deformazione delle cose (nel senso dell’eccessivo ottimismo o del radicale pessimismo).

X) E’ nel campo dell’arte che la fantasia domina incontrastata: sia nelle arti plastiche (pittura, scultura e architettura) che in poesia, letteratura e soprattutto musica. Nelle costruzioni logiche dei filosofi e nelle ricerche degli scienziati, la fantasia si trasforma in ipotesi, teorie, interpretazioni, analogie… (ad es. Newton ha collegato la caduta di una mela dall’albero col movimento dei pianeti). Ogni conquista scientifica, scoperta o invenzione, è sempre il frutto di un’ardita ipotesi costruita dall’immagine creativa e confermata dall’esperienza.

Riprenderemo l’argomento “immaginazione e percezione” molto presto…

Parliamo oggi delle tecniche di memoria. Ne spiegheremo una semplicissima da applicare.

LE PAROLE DI VELCRO

Spesso dobbiamo studiare termini complessi, mai sentiti prima e difficili da memorizzare: in questo caso una delle tecniche di memorizzazione più efficaci è quella delle parole di velcro.

Il velcro è un prodotto commerciale in nylon, molto utilizzato negli anni ’80 per la chiusura di scarpe sportive, e che recentemente è tornato di gran moda. Grazie alla forte aderenza che si crea tra lo strato peloso e lo strato di tessuto con uncini, il velcro garantisce una chiusura salda ed è stato addirittura utilizzato dagl astronauti della Nasa.

Ok, ok… ma che ci azzecca il velcro con le mnemotecniche?

Le parole di velcro sono semplici parole da associare ai concetti che vogliamo ricordare, sfruttandone la rima. Ecco alcuni esempi di parole di velcro da associare a dei numeri:

  • uno-nessuno
  • due-bue
  • tre-viva il re
  • quattro-ratto
  • cinque-vince
  • sei-asino che sei
  • sette-magliette
  • otto-botto
  • nove-piove
  • dieci-yeti

Così, ad esempio, per ricordare il pin del tuo bancomat (9153) puoi creare una semplice storiella: “Piove: nessuno vince. Viva il re!”.

A gli occhi di alcune persone possono sembrare delle assurdità… Ed è proprio per questo motivo che risulteranno più efficaci! Perché sono paradossali.

La prossima volta che dovrai memorizzare numeri o concetti complessi, crea le tue parole di velcro da associare in rima: non riuscirai più a dimenticare le storielle assurde che ne verranno fuori.

Questa ovviamente è una semplice tecnica che non ha nulla di “tecnico”…

Richiedi informazioni per assistere ad un workshop gratuito sulle tecniche di memoria e investi su te stesso!

Ti sei mai chiesto come si fa a memorizzare velocemente?

Molti scettici direbbero: “beh, ognuno nasce con delle abilità, c’è chi riesce e chi non riesce “. Molti altri direbbero che è impossibile migliorare la propria memoria.

Beh, non avete tutti i torti.

La nostra memoria non ha bisogno di essere migliorata (salvo gravi malattie), ha soltanto bisogno di essere utilizzata nel modo corretto.

Come faccio a sapere se il mio metodo di apprendimento e memorizzazione è quello giusto?

Non esiste il modo corretto o quello sbagliato. Esiste il metodo produttivo e quello meno produttivo.

Purtroppo da piccoli ci insegnano a leggere, scrivere e ci danno da studiare, tralasciando però il “come studiare” e il “come memorizzare velocemente“. Di conseguenza tendiamo a sviluppare il “nostro” metodo, sempre premesso che ci sia… o semplicemente attenerci a ciò che diceva l’insegnante delle elementari: ” Leggi fino al punto e ripeti”.

Questo metodo lineare e senza alcuna tecnica o strategia tende a rallentarci in maniera smisurata, succhiandoci tanto tempo ed energia, due elementi importantissimi al giorno d’oggi.

Le tecniche di memoria sono nate nelle antichità (vedi mnemotecniche, la loro storia), in America vengono insegnate in molti prestigiosi college universitari, ad esempio Harward.

In Italia, anche se non vengono insegnate nelle scuole pubbliche, le tecniche di memoria sono molto conosciute e apprezzate da chi ha voglia di valorizzarsi sempre di più.

Se anche tu vuoi dare valore al tuo tempo me soprattutto a te stesso, richiedi informazioni sul seminario di tecniche di memorizzazione e strategie di apprendimento efficace CIAO MEMO.

Impara anche tu a memorizzare velocemente col minimo sforzo!!

Continuando il nostro affascinante viaggio nel mondo delle mnemotecniche, facciamo una piccola sosta nel Rinascimento italiano. Come già anticipato, le mnemotecniche oltre ad offrire un forte sussidio alla memorizzazione di dati, rivestivano una funzione rappresentativa del cosmo, riflesso nella mente umana.

Ed è proprio questo ciò che venne ideato, e in parte realizzato da Giulio Camillo, detto “Delminio” (Portogruaro, 1480 – Milano, 1544), umanista e filosofo italiano, nel suo Il Teatro della Memoria o .Teatro della Sapienza, Edificio che nel suo intento doveva recare l’impronta mnemonica di tutta la conoscenza universale, codificata e organizzata attraverso schemi di memoria associativa. Fu realizzato in legno e costruito secondo il modello vitruviano in cui avrebbe dovuto essere archiviato, tramite un sistema di associazioni mnemoniche per immagini, tutto lo scibile umano, precursore delle moderne enciclopedie.

Il progetto attraverso le mnemotecniche era in linea con la nuova concezione di teatro che in quegli anni si stava delineando: un teatro che lasciava alle spalle la struttura tradizionale (ove lo spettatore si trova in platea e lo spettacolo si svolge sul palco), per dar vita ad una nuova struttura, nella quale era lo spettatore a trovarsi al centro del palco, mentre lo spettacolo gli si dispiegava intorno. Nel Teatro della memoria, dal palco, si dipartivano 7 gradini, ognuno dei quali era contrassegnato con una diversa immagine (Primo grado, Convivio, Antro, Gorgoni, Pasifae, Talari, Prometeo) e ognuno suddiviso in sette parti corrispondenti ai sette pianeti (Luna, Mercurio, Marte, Giove, Sole, Saturno, Venere). Ognuna delle quarantanove intersezioni che risultavano era contrassegnata da un’altra immagine mnemonica desunta dalla mitologia, che rappresentava una parte dello scibile umano.

Il teatro di Delminio era dunque un vero e proprio edificio della memoria, rappresentante l’ordine della verità eterna e i diversi stadi della creazione. Un’enciclopedia del sapere, riflettente l’immagine del cosmo. In questo progetto si avvertono la tensione tipicamente rinascimentale verso il sapere universale e la conoscenza cosmologica, nonché gli influssi della filosofia ermetica e cabalistica, iniziata da Pico della Mirandola e studiata ancora nel Novecento da numerosi filofi e scrittori.

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Riprendiamo oggi l’argomento delle mnemotecniche e la loro storia riagganciandoci al post precedente.

Oltre a luoghi realmente esistenti, desunti dall’esperienza comune del memorizzatore, si rivelò di rilievo straordinario per l’arte della memoria, un immenso patrimonio d’architetture bizzarre, paesaggi onirici, immagini stranite.

Grazie ad esse, la tradizione delle arti mnemoniche ha popolato pagine e pagine prima di fantasie verbali, poi di immagini miniate, e infine, dopo l’invenzione della stampa, di incisioni surreali. Così, quando ormai l’esistenza del libro poteva permettere modi meno faticosi di immagazzinamento del sapere, tra rinascimento e barocco le mnemotecniche, da puri artifici rimemorativi, divennero rappresentazioni del sapere universale, enciclopedie virtuali o “teatri del mondo”, come è accaduto ad esempio grazie al progetto di Giulio Camillo Delminio per un Teatro della Memoria, e con la rappresentazione planetaria e universale di Giordano Bruno.

In tali sviluppi sia l’apparato delle immagini modello – che aiutano il ricordo – sia il contenuto ricordato, sia la correlazione paradossale tra i due, costituiscono una rappresentazione dell’universo.

Ed è così che le mnemotecniche, oltre alla loro precedente funzione, (un’esigenza di una più semplice trasmissione del sapere), si rivestirono di un nuovo significato: diventando strumento di una visione del mondo che indaga sui misteriosi rapporti di simpatia e somiglianza che intercorrono tra le cose terrene e quelle celesti, tra mondi visibile e mondo invisibile. Ed è così che esse vanno a confluire nel sapere ermetico e cabalistico, perdendo in parte la loro funzione pratica per acquistare una valenza metafisica, religiosa e filosofica .

Sin dal Rinascimento le artes memoriae non si presentano più come semplice strumento pratico, ma come silloge del sapere, come imago mundi, partendo dal principio che il mondo stesso sia una scrittura divina, e che gli artifici mnemotecnici non facciano altro che riprodurre la “scrittura” cosmica originale.

Ecco l’arte della memoria, tra esigenza pratica e metafisica, tra trasmissione del sapere e riproduzione della cosmologia universale nella mente umana.

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