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Continuiamo a parlare della mente umana…
Anteriormente al 1878, anno della nascita della psicologia scientifica contemporanea, la psicologia metafisica, detta anche psicologia razionale, aveva per oggetto specifico la speculazione filosofica sul concetto di anima, intesa anche come mente, come psiche.
In effetti, la psicologia razionale affonda le sue radici fino alla ricerca socratica sul problema della coscienza.
Nel 1878 Guglielmo Wundt, a Lipsia, istituì un laboratorio di psicologia sperimentale: nacque così la Psicologia Scientifica Contemporanea (P.S.C.), il cui nuovo, rivoluzionario orientamento è facilmente intuibile dall’efficace termine coniato da F.A. Lange, che parlò di una “psicologia senza l’anima”.
La Psicologia Scientifica Contemporanea (P.S.C.) diventa tale quando si relaziona alla fisiologia. La P.S.C di Wundt era infatti ad indirizzo psico-fisiologico, perchè si serviva degli studi neuro-fisiologici del tempo: ad esempio, era interessata al fatto che la reazione fisiologica dell’emozione fosse stata attribuita alla regione ipotalamica del cervello. D’altronde, i maggiori fondatori della P.S.C. avevano un’istruzione fisiologica e medica.
Inizialmente, la metodologia della P.S.C era sperimentale, cioè le ipotesi formulate per poter diventare leggi generali dovevano essere verificate e confermate in laboratorio.
In seguito, per la necessità di studiare gli individui nel loro ambiente naturale e sociale, si ebbe in seno alla P.S.C. un gruppo di psicologi che adottarono una metodologia detta clinica, basata sulla realizzazione di esperienze, condotte anche fuori da un laboratorio, che tenessero conto di tutte le variabili ambientali e individuali.
Continueremo a parlare della mente umana prossimamente…
Possiamo definire in astratto la mente – o psiche – come l’insieme delle capacità operative superiori del cervello.
Con il termine “insieme” intendiamo identificare funzioni superiori come la personalità, la coscienza, l’intelligenza, la memoria, l’affettività.
Diciamo “in astratto” perchè in concreto non possiamo affermare nulla. Infatti, non è possibile, allo stato delle attuali conoscenze, dare una definizione esatta – cioè sperimentabile, riproducibile e universale – nè della mente in toto, nè delle sue funzioni.
La maggior parte degli argomenti della prima e seconda scheda tecnica, relative rispettivamente alla cellula umana e al cervello umano, hanno una validità scientifica.
Per la mente considerata globalmente, ed anche per i meccanismi delle sue funzioni, non possiamo dire altrettanto.
Sappiamo, ovviamente, che non esiste una definizione del termine mente umana verificata dal principio sperimentale galileiano, in base al quale “non si può affermare nulla che non sia verificato”. Quindi, globalmente, a tutt’oggi, la mente resta uno dei più grandi misteri assoluti.
Di conseguenza, formalmente la scheda tecnica sulla mente umana termina quì.
Quindi, tutto ciò che diremo da questo punto in poi deve essere immaginato come facente parte di una virtuale “scheda pseudo-tecnica”.
Due sono gli aspetti che considero importanti:
a) panoramica degli orientamenti della psicologia dopo Wundt (1870);
b) un approccio multidisciplinare ai problemi attuali dei disturbi mentali , che superi le attuali barriere ideologiche, nell’interesse del paziente.
Continueremo a parlare di mante umana nei prossimi post!
Innanzi tutto, per una testa vincente servono:
-consapevolezza
-concentrazione
-ginnastica
-motivazione
-adattabilità
-equilibrio
-memoria
Le chiavi di un cervello vincente sono autoconsapevolezza, concentrazione, ginnastica, motivazione, adattabilità e resilenza (capacità di recupero), equilibrio emotivo e memoria: sono alcuni dei suggerimenti per un “cervello di successo” che arrivano dal libro The Winner’s Brain di Mark Fenske e Jeff brown, due neurologi statunitensi che spiegano come esercitare il cervello le relazioni che ci sono tra le capacità mentali e l’invecchiamento.
Per esercitare l’autoconsapevolezza, un esercizio è quello di vedere un film senza audio e capire dalle espressioni del volto degli attori quali sono le loro emozioni (vedi cosa sono le microespressioni facciali?). Per aumentare la motivazione, invece, bisogna affrontare i compiti, specie quelli difficili, dividendoli per parti. La concentrazione si migliora non sforzandola troppo. Serve l’ adattabilità per un cervello che funzioni al meglio: si consigliano yoga e meditazione. La memoria (vedi come ringiovanire la memoria) poi si rinforza eliminando informazioni inutili. L’elasticità e la capacità di recupero (resilenza) si possono coltivare immaginando cosa farebbe nella nostra situazione una persona che per voi è un modello. “Controlla l’ emotività e pensa alle situazioni difficili come a delle opportunità non come a dei problemi”, spiegano i neurologi. Infine “fai esercizio fisico perchè fa bene al cervello”.
E’ capendo “come esercitare il cervello” che riusciamo a prolungare la nostra vita fisica e celebrale!
Come capire l’importanza dell’emisfero destro?
Gli studiosi del S. Lucia, dove numerosi neuroscienziati svolgono ricerca di base, hanno mostrato a una persona colpita da una lesione dell’emisfero destro un grande cerchio formato da tanti piccoli cerchietti: l’emisfero di sinistra non è stato in grado dì percepire il disegno nella sua globalità e di riferire cosa aveva visto, anche se la persona era in grado di individuare, e a richiesta di cancellare uno ad uno tutti i cerchietti.
Non si trattava quindi di un caso di cecità “centrale”, cioè dell’incapacità di concepire il messaggio visivo, ma di incomprensione delta sua struttura globale: il grande cerchio veniva “esplorato” nei suoi dettagli con la logica puntigliosa dell’emisfero sinistro ma, in mancanza dell’emisfero destro, questa passione per i dettagli si dimostrava una specie di trappola in quanto mancava la percezione globale del messaggio, cioè la visione d’insieme. La prova ulteriore dei limiti dell’emisfero sinistro è stata quando al paziente veniva mostrata una grande lettera “H” disegnata da tante piccole “S”: la persona colpita dal danno della metà destra percepiva soltanto le piccole lettere “S”, non il messaggio globale, la lettera “H”. La memoria quindi non funziona come dovrebbe (vedi come funziona la memoria?)
I risultati del test spiegano come capire l’importanza dell’emisfero destro; indicano infatti che il ruolo dell’emisfero destro è tuttaltro che secondario, e non solo nella percezione d’insieme dei messaggi visivi. Numerose forme di comunicazione si basano su una comprensione globale del messaggio e sulle sue valenze emotive: i danni dell’emisfero destro possono riflettersi negativamente sull’espressione linguistica in quanto vengono a mancare l’intonazione e l’enfasi della voce, che diventa piatta e priva di espressione come se fosse sintetizzata dal computer, e si può verificare una riduzione della comprensione globale di un testo scritto o parlato che viene percepito a piccoli blocchi e non nell’insieme.
Insomma, è sempre più evidente che nell’analisi della realtà visiva, nella comprensione ed espressione linguistica, nella composizione e ascolto della musica (vedi la memoria nella musica), nell’interpretazione delle espressioni facciali (vedi come si sviluppano le microespressioni facciali?), nella decifrazione delle emozioni, abbiamo bisogno di competenze sia selettive che globali, della logica passo-passo, tipica dell’emisfero sinistro, e di quella d’insieme del destro: poiché il peso e il ruolo di ognuno dei due emisferi è variabile da individuo a individuo è probabile che queste differenze possano essere la base dei diversi tipi di personalità per cui alcuni di noi sono più analitici e settoriali e altri più portati a visioni d’insieme e a cogliere il significato globale della realtà. Essere razionali o intuitivi può dipendere, quindi, dal “peso” esercitato dall’uno o dall’altro emisfero.
Avendo risposto alla domanda “come capire l’importanza dell’emisfero destro?”, potrai notare anche tu quanto sia importante avere un buon allenamento ed elasticità mentale.
Perché è importante l’emisfero destro?
Per lunghi anni la metà destra del nostro cervello (vedi come funzionano i neuroni del nostro cervello?) è stata, se non disprezzata, considerata come un’entità di secondo ordine, meno nobile, evoluta e importante di quella sinistra che non è soltanto responsabile delle attività linguistiche ma anche di ogni forma di logica consequenziale, basata sull’analisi passo-passo della realtà, sul ragionamento di tipo matematico e via dicendo.
L’emisfero destro, invece, è coinvolto in attività non-linguistiche, ad esempio nella vita emotiva e creativa, come indicano le osservazioni effettuate sulle persone in cui i due emisferi sono separati a causa di una lesione del corpo calloso, il ponte di fibre nervose che connettono le due metà del cervello consentendo loro di scambiarsi informazioni cosicché, normalmente, la metà destra sa cosa avviene in quella sinistra e viceversa.
A una di queste persone il cui cervello era stato “diviso” a causa della lesione del corpo calloso venne presentata, con una particolare strategia che faceva in modo che fosse analizzata soltanto dall’emisfero destro, l’immagine provocante di un nudo:
la persona disse di non aver visto nulla in quanto il centro del linguaggio, situato a sinistra, non aveva ricevuto nessuna informazione sull’immagine erotica “letta” dall’emisfero destro, eppure, malgrado l’impossibilità di definire linguisticamente e di essere conscio dell’immagine osservata, arrossì visibilmente, segno che l’emisfero destro aveva analizzato l’immagine e comunicato i suoi turbamenti ai centri neuro-vegetativi che dilatano i capillari sanguigni della faccia facendoci così arrossire.
Per capire perché è importante l’emisfero destro si può dire quindi che l’emisfero “non parla”, non è caratterizzato dalla logica stringente che fa sì che l’emisfero di sinistra possa venire paragonato a un computer, eppure è in grado di analizzare la realtà nel suo insieme, come indica il caso appena descritto e come dimostra una crescente massa di informazioni scientifiche che ne rivaluta il ruolo e dimostrano che se la nostra mente dipendesse soltanto dall’emisfero “dominante” si troverebbe a malpartito nel mondo in cui viviamo.
L’emisfero destro, anzitutto, ha un ruolo fondamentale nel riconoscere le facce e la mimica del viso (vedi memorizzare nomi e visi) ed è poi responsabile dell’intonazione della voce e della capacità di essere coinvolti dalla musica: ma soprattutto ha la capacità di cogliere i messaggi visivi nel loro insieme e di tener conto delle loro valenze emotive. Importante è dunque utilizzarlo allo scopo di tenere giovane la nostra memoria (vedi come ringiovanire la memoria)
Se la metà destra del cervello mancasse all’appello saremmo inchiodati dalla logica di quella sinistra, rigorosa ma priva di visioni d’insieme. Questa importante capacità dell’emisfero destro era già nota ma è emersa molto chiaramente grazie ai risultati di una recente ricerca svolta nell’istituto S. Lucia di Roma— e pubblicata dalla rivista Nature — in cui due neuropsicologi, Fabrizio Doricchi e Chiara Incoccia, hanno studiato come si comporta l’emisfero sinistro quando l’emisfero destro è in uno stato di “eclissi” a causa di una lesione indotta da un ictus.
Potrete continuare ad approfondire l’argomento “perché è importante l’emisfero destro” nei prossimi post.
Come rimediare a un pregiudizio depotenziante per noi?
Mi stavo domandando su cosa scrivere un nuovo post.. Ho notato che abbiamo già affrontato tantissimi argomenti: memorizzare vocaboli di inglese, metodo di studio, formule, creatività, comunicazione, parlare in pubblico.Cosa fare e cosa non fare. Ovviamente si deve dare per scontato che se leggi questi articoli sarai sicuramente motivato e penserai che sicuramente sarà facile applicare le tecniche di memoria e di pnl.. giusto? E se non fosse così? Mi spiego meglio.. se ci fosse qualcuno che pensa sia difficile imparare un nuovo metodo di studio, se ci fosse qualcuno che per paura di sbagliare non provi neanche a sperimentare una strategia di pnl?! Proprio per questo ho deciso di parlarvi non di nuove tecniche o nuove strategie dal punto di vista tecnico, parlare invece di qualcosa che riguarda la “preparazione mentale”, ovvero quando ci troviamo di fronte a qualcosa di nuovo da imparare oppure quando dobbiamo sostenere un esame (vedi come vincere l’ansia da esame), un’interrogazione, un appuntamento di lavoro in che modo affrontiamo la situazione? Ovvero, secondo te pensare che sarà difficile, faticoso, stressante, noioso ecc. ti aiuta?
Parliamo di quella che in psicologia viene definita “ profezia che si auto realizza”, cioè che in un certo senso condizioniamo il nostro cervello affinché quello che noi crediamo si realizzi.
Conoscete qualcuno a cui piace aver ragione? Non so, un amico molto stretto, molto intimo? Magari ogni tanto lo vedete anche davanti allo specchio? Diciamolo chiaramente: Ci piace molto avere ragione! Dunque esprimiamo un giudizio, che in realtà in molti dei casi è un pre-giudizio, perché come faccio a dire: “sarà difficilissimo!” se non l’ho mai provato?
Per capire come rimediare a un pregiudizio depotenziante, nel momento in cui noi ce lo diciamo, cosa fa la nostra mente? Cerca conferma di quel pregiudizio, dunque cosa può succedere? Se una persona si dice: “non ce la farò mai”, ogni volta che troverà un ostacolo, una difficoltà, darà conferma alla sua mente e dirà: “ecco, lo sapevo non ce la farò mai!” e questo ovviamente danneggia.
Tra l’altro, giusto per parlarvi meglio della profezia che si auto realizza, sappiate che al Mental Research Institute di Palo Alto in California, che è l’istituto a livello di comunicazione e di ricerca sulla comunicazione più avanzato al mondo, hanno studiato quanto tempo una persona impiega ad emanare il primo pregiudizio quando si presenta ad un’altra persona. Dai tre ai quattro secondi!! Sembra incredibile. Ma basti pensare a quando conosciamo qualcuno che ci stringe la mano un po’ a mozzarella di bufala … Qual è la prima cosa che pensiamo? Sicuramente qualcosa di non molto carino. Magari questo poveretto ha appena preso una storta alla mano e non può stringerla!!
Dunque, visto che costa uguale pensare in positivo o in negativo, sarebbe opportuno magari pensare in maniera produttiva, o meglio l’ideale sarebbe non avere pregiudizi, affrontare qualcosa che ancora non si conosce in maniera neutrale. Quando imparo qualcosa di nuovo è importante provare e riprovare per ottenere il risultato che desidero avendo chiara l’immagine di me con i risultati che voglio realizzare. Si dice che pregiudicare senza investigare è il massimo dell’ignoranza! Forse è una frase un po’ forte, in realtà se riuscissimo per un attimo ad andare “al di là del giudizio” direi che: “Chi ha inventato questa frase ha proprio ragione!! “ Quindi per voi amanti dell’avere ragione, curiosi e vogliosi di incrementare la vostra formazione personale, investigate, provate in modo neutrale e sappiatemi dire in fine se avevo ragione nello spiegarvi come rimediare a un pregiudizio depotenziante..!!!

