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Ormai è assodato e scientificamente provato… il caffè aiuta a migliorare la memoria e risveglia i nostri centri dell’attenzione. Alcuni studi condotti dall’Università di Barcellona provano che  il potere stimolante della caffeina funziona davvero, meglio con un cucchiaino di zucchero. Addolcire il nostro caffè favorisce un migliore funzionamento del metabolismo cerebrale. Zucchero e caffè messi insieme creano un binomio eccezionale, migliorano le prestazioni cognitive e aumentano l’efficienza delle aree del cervello responsabili per l’attenzione e per la memoria a breve termine ossia la memoria lavoro. Lo studio è stato condotto su 40 volontari consumatori abituali di caffè. I vari test e risonanze magnetiche hanno dimostrato che l’assunzione di caffè zuccherato provoca la riduzione dell’attività nella corteccia parietale bilaterale e quella nella corteccia prefrontale sinistra (entrambe aree responsabili delle funzioni della memoria e dell’attenzione). Nonostante la riduzione del funzionamento di queste due aree è stato rilevato un aumento delle prestazioni complessive del cervello. Ma è solo merito del caffè? Si e no. Sicuramente non possiamo dare torto a studi scientificamente provati. Read the rest of this entry »

La gestione del tempo è uno degli argomenti di discussione più ricorrenti al giorno d’oggi, dato che, mai come adesso, il tempo appare come una delle risorse più scarse nel mondo.

Quante volte al giorno capita di lamentarci perché non abbiamo il tempo di fare tutto?

Il problema in realtà non è che ci manca il tempo, ma che dovremo imparare a farne un uso migliore e quindi imparare a gestire noi stessi.

Ecco quindi una lista di domande utili dalle quali cominciare:

- Definire le priorità: “quali sono le tre cose più importanti da fare adesso?”

- Eliminare gli alibi: è inutile ripetersi il solito “non ho tempo”, se una cosa è importante il tempo lo si trova sempre. Il nostro obiettivo sarà solo quello di raggiungere ciò che ci siamo proposti.

- Gestire il tempo e non viceversa: pianifichiamo gli impegni, sostituiamo l’espressione “la prossima settimana” con “lunedì prossimo alle 10”. Ci aiuterà a fissare degli obiettivi senza rimandare.

- Essere efficienti per aumentare le probabilità di essere efficaci: appena iniziamo a svolgere una determinata attività cerchiamo di farla nel miglior modo possibile:eviteremo di doverla rifare dal principio.

-Non accumulare le informazioni, ma abituarsi a gestirle: è fondamentale memorizzare in modo ordinato tutto quello che ci sembra poter avere una futura utilità, così da ridurre domani i tempi di ricerca.

-Isolare i “momenti di letture” (vedi lettura veloce): dedicare i tempi morti, per esempio spostamenti in treno, alle letture lunghe e di approfondimento.

-Usare gli strumenti giusti al momento giusto: il telefono per esempio, va usato quando si desidera comunicare (vedi comunicazione efficace) istantaneamente e sviluppare un dialogo, altrimenti possiamo inviare un’ email che ci fa risparmiare tempo.

-Eliminare le distrazioni: è importante ritagliarsi dei momenti durante i quali ci dedichiamo ad un’unica attività fino a che non  l’abbiamo conclusa,  senza farci distrarre da agenti esterni.

Continueremo l’argomento “gestione del tempo” nel post di domani…

Riprendendo l’argomento “concentrazione“, oggi parleremo del silenzio.

Ciascuno di voi assuma una posizione comoda. Chiudete gli occhi.

Ora vi inviterò a conservare il silenzio per un periodo di dieci minuti. Anzitutto vi sforzerete di raggiungere il silenzio, un silenzio il più totale possibile del cuore e della mente. Raggiuntolo, esporrete voi stessi a qualunque rivelazione esso apporterà.

Alla fine di dieci minuti vi inviterò ad aprire gli occhi e a comunicarci, se lo desiderate, quel che avete fatto ed esperimentato in questi dieci minuti.

Nel partecipare agli altri quel che avete fatto e quel che vi è capitato diteci quali tentativi avete fatto per raggiungere il silenzio e se e come sono stati coronati da successo. Descrivete il silenzio, se siete capaci. Diteci cosa avete sperimentato in questo silenzio. Diteci tutto quel che avete pensato (vedi l’influenza dei pensieri) e sentito durante questo esercizio.

L’esperienza di coloro che tentano questo esercizio è infinitamente varia. Molti scoprono, con loro sorpresa, che il silenzio è qualcosa a cui non erano assolutamente abituati.

Qualunque cosa facciano, non riescono ad arrestare il divagare continuo della loro mente o quietare un turbamento emotivo che commuove il loro cuore. Altri percepiscono il loro avvicinarsi alle frontiere del silenzio; ma poi, presi dal panico, si ritirano: il silenzio può essere una esperienza paurosa.

Nessun motivo per scoraggiarsi. Anche questi vostri pensieri vaganti sono una grande rivelazione, non è vero? Il fatto che la vostra mente divaghi, non è forse una rivelazione su voi stessi? Ma ciò non basta. Dovete prender tempo per sperimentare queste divagazioni mentali.

E’ il tipo di divagazioni cui la mente indulge, anche questo quanto è significativo!

Ancora qualcosa di incoraggiante per voi: il fatto che vi siete resi conto del vostro vagare mentale o del vostro intimo tormento o della vostra incapacità di arrestarvi, dimostra che in voi avete un qualche piccolo grado di silenzio, perlomeno quanto è sufficiente per rendervi conto di tutto ciò.

Chiudete di nuovo gli occhi e rendetevi consapevoli della vostra mente divagante… solo per due minuti…

Ora percepite il silenzio che rende possibile questa vostra consapevolezza del divagare della vostra mente…

Continua nel prossimo post…

La funzionalità logico-razionale dell’ Emisfero Sinistro si sviluppa attivando la capacità associativa della Area di Wernike che tende a facilitare un integrazione con la MLT.

E’ l’area del cervello cruciale per la comprensione del linguaggio. I soggetti che hanno danni neurofisiologici in quell’area non comprendono il significato delle parole e non riescono ad esprimersi. Fu così chiamata perché fu scoperta da Carl Wernike nel 1874.

L’operazione logico-significativa si basa sostanzialmente sulla combinazione di quattro operatori logico-formali che corrispondono nel linguaggio parlato a: < SI, NO, E, O > che servono per analizzare e combinare in termini di unità più semplici la dinamica complessa del flusso della informazione. Il SI fa procedere il flusso del pensiero e la E permette di connettere una sezione o immagine acquisita con una successiva, mentre il NO interrompe il flusso del pensiero e lo devia verso un’alternativa selezionata da O.

Questa Modalità del Pensiero Logico attribuibile alla predominanza delle attività dell’Emisfero Sinistro del Cervello, indirizza l’attenzione ed il confronto attuabile in termini di riconoscimento e di identità, con la passata esperienza acquisita della MLT (memoria a lungo termine). Il pensiero logico, mediante i suoi operatori analitici, ha la capacità di scoprire il miglior modo di combinare sezioni del flusso di informazione separandolo, selezionandolo e combinandone le sezioni prescelte ed infine generandone una estensione capace di determinare un pronostico sul da farsi; in questo modo diviene possibile risolvere i problemi complessi mediante una elaborazione significativa del flusso di informazione (PROBLEM – SOLVING). Certamente tale metodologia contiene il rischio di consolidare le proprie modalità di pensiero attivando sistematicamente le aree cerebrali che permettono di combinare nel miglior modo il risultato di una riflessione logica, ma di fatto ciò non permette al cervello nella sua interezza funzionale di riorganizzare intuitivamente l’informazione complessiva mediante percorsi paralleli più propri delle modalità di pensiero dell’Emisfero Destro.

Vediamo oggi come funziona il cervello e la mente umana.

Nonostante i numerosi studi sul funzionamento del cervello, dobbiamo riconoscere che molte delle questioni proposte in merito sono ancora un enigma. Non è necessario argomentare la sua complessità, cercherò di esporre alcune idee sulla logica dell’attività cerebrale e sulla struttura fisiologica idonea alla sua ottimizzazione, anche se occorre segnalare la presenza di un importante componente intuitivo nei nostri ragionamenti.

Le relazioni fra il cervello umano ed i moderni computer costituiscono un tema appassionante, viste le somiglianze osservabili tra i due meccanismi nel risolvere gli stessi problemi. Sono, principalmente, l’immagazzinamento e l’uso di ingenti quantità di informazioni.

Perciò, viene dedicata un’attenzione speciale alle somiglianze tra le funzioni cerebrali ed i computer, in virtù del vantaggio che deriva dall’analizzare o spiegare una buona parte della problematica essenziale del cervello con un modello molto più semplice e noto a tutti.

Il grado di sviluppo tecnologico che l’uomo sta raggiungendo gli ha consentito di progettare macchine capaci di emulare certe funzioni cognitive, in alcuni casi addirittura superando il cervello, come ad esempio nel calcolo e nella memoria matematica.

Sia per il menzionato carattere intuitivo che per la vastità del tema, lo scopo non è un’analisi sistematica dello stesso, ma una presentazione molto semplificata di alcune delle idee e delle riflessioni che possono richiamare l’attenzione poiché, in una certa misura, significano apporti nuovi o riepiloghi della cultura attuale in merito, in particolar modo per quanto riguarda laTGECV – Teoria Generale dell’Evoluzione Condizionata della Vita.

Al contrario, l’evoluzione rapida di queste funzioni cognitive, della quale sono convinto, è stato uno dei principali motivi delle riflessioni che mi hanno portato a sviluppare e a formulare la suddetta teoria.

In effetti, il contenuto di questo libro era inizialmente compreso nell’appendice del libro della TGECV. Lo studio statistico condotto sul cervello umano e  sull’ereditabilità dell’intelligenza, riportato nell’annesso, ha fatto sì che si separassero definitivamente i due libri, allo scopo di centrarsi ognuno su materie diverse tra loro, anche se in realtà completamente connesse.

Il tempo dirà se le nuove idee sono sulla buona strada e se sono necessarie modifiche od eventuali precisazioni. Spero che non ci voglia molto tempo, visti i sorprendenti risultati dello studio statistico menzionato, i quali sembrano confermare il carattere ereditario dell’intelligenza relazionale, la significatività del gene di potenziale intellettuale inferiore nello studio del tipico coefficiente di intelligenza (un caso particolare dell’intelligenza condizionale), importanti funzionalità della differenziazione sessuale e l’esistenza stessa di un’evoluzione finalista.

Una cosa da notare è anche l’importanza dell’emisfero destro.

Ritorneremo a parlare del cervello umano prossimamente…

Oggi parliamo dell’influenza dei pensieri.

Fermatevi un momento a pensare ai danni che può provocare il pensiero quando non è controllato: guai a se stessi e agli altri, proporzionati alla potenza con cui furono emanati. Si pensi al vuoto interiore di quelli che si abbandonano alle fantasticherie inutili. Essi fuggono dalla realtà in cui vivono, ma quando ricadono necessariamente in essa, si ritrovano come estranei e in contrasto col tutto.

Peggio avviene agli sciagurati che se ne servono per danneggiare gli altri deliberatamente pensando di essi cose negative. Se sapessero il male che fanno a se stessi, poiché l’energia di un pensiero ritorna al punto da cui è partita, si guarderebbero bene dal farlo. Ma, purtroppo, sono ignoranti di questo fatto e pensano che con il pensiero sia impossibile fare del male a qualcuno e specialmente a se stessi.

L’ideale sarebbe applicare in modo corretto qualche tecnica di rilassamento e qualche tecnica di concentrazione.

Quando l’uomo pensa cose non buone nei confronti di altri, anche se a parer suo se lo meritano, si carica di un insieme di energie negative che dovrà, poi, amaramente esaurire.

Considerata la grande pericolosità dei pensieri negativi, bisognerebbe che ognuno di noi si preoccupasse di controllare il proprio pensiero come si fa per tutte le cose dannose. I pensieri, infatti, producono effetti anche all’insaputa di chi li formula che poi si lamenta per i danni che essi gli arrecano.

L’odio, la vendetta e l’invidia, sono dei veleni terribili che uccidono fatalmente ciò che è buono in noi, peggio dell’arsenico che uccide il nostro corpo.

Chi conserva per anni pensieri di odio, di invidia, di vendetta verso altri, li mette in condizione di essere ostili nei confronti di stesso. Ciò che rende l’esistenza umana pesante e travagliata è l’uso errato del pensiero che porta a subire conseguenze dolorose. Nessuno può conservare a lungo pensieri e sentimenti negativi senza nuocere a se stesso.

State attenti all’influenza dei pensieri su voi stessi!