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Il concetto fondamentale su cui si basano le tecniche di memoria è l’utilizzo delle immagini per ricordare le informazioni. Diversi studi dimostrano che circa l’80% delle informazioni che sono contenute nella nostra memoria sono di tipo visivo, il restante 20% è costituito dagli altri quattro sensi, udito, tatto gusto e olfatto.

Per questo motivo, una delle prime tecniche che vengono insegante ai corsi di tecniche di memoria è quella della memorizzazione di immagini (vedi anche Memorizzare le immagini con la fotografia mentale). Per riuscire a memorizzare efficacemente le informazioni sarà quindi importantissimo trasformare i concetti che dobbiamo ricordare in immagini. Si tratterà di visualizzare queste informazioni concrete nella nostra mente. Read the rest of this entry »

Come usava le tecniche di memoria Cicerone?

La parola a Marco Tullio Cicerone:

“E’ stato acutamente osservato da Simonide o scoperto da qualcun’altro che le figure più complete si formano nella nostra mente dalle cose che arrivano a essa dai sensi e che il più acuto fra questi è il senso della vista (vedi mnemotecniche, la loro storia); di conseguenza, percezioni ricevute attraverso gli orecchi o formate attraverso la riflessione possono essere ritenute più agevolmente se vengono avviate alla nostra mente per mezzo degli occhi.”

Azzeccata in pieno dunque, e nell’anno 55 a.C., una delle leggi della nostra memoria. Ma che essa funzioni per immagini e sequenze di immagini lo sapeva già, nel 450 a.C., il poeta lirico Simonide di Ceo. Cicerone glielo riconosce più volte, ma in particolare quando riporta l’aneddoto del banchetto fatale in cui Simonide riuscì a identificare ognuna delle irriconoscibili vittime, grazie alla propria memoria dei “luoghi” in cui gli ospiti si trovavano durante la cena; di qui la regola aurea degli antichi rètori: la memoria “per luoghi e per immagini mentali”. I luoghi , preciserà verso l’80 a.C. un ignoto maestro di retorica nell’opera Ad Herennium, sono degli ambienti a noi familiari (la propria casa, una strada, ecc.) nei quali si trovano oggetti fissi (mobili, colonne, dipinti, ecc.) utili come punti di riferimento. In ognuno di questi loci vanno poste le immagini mentali delle cose e dei concetti che vogliamo ricordare per capire come usava le tecniche di memoria Cicerone. Un lavoro di fantasia dunque, per il quale nell’Ad Herennium si formano regole ben precise: le cose di routine, o banali o prive di interesse, in genere non le ricordiamo, “ma se vediamo qualcosa di eccezionalmente basso, vergognoso, inconsueto, grande, incredibile o ridicolo, siamo soliti ricordarcene a lungo, perché le cose eccitanti e nuove si fissano più a lungo nella memoria. Dobbiamo dunque fissare immagini di qualità tale che aderiscano il più possibile alla memoria”. Capire quindi come usare la visualizzazione.

Trasferito nella nostra realtà, per memorizzare la sequenza di idee chiave di una relazione (senza ricorrere agli appunti – vedi come prendere appunti e memorizzarli) si può collegarle con l’immaginazione a un ordine prestabilito di oggetti, ad esempio i mobili o le suppellettili della nostra stanza o dell’appartamento: nell’ingresso, vicino alla specchiera, depositiamo la prima idea chiave (resa attraverso un immagine); sulla sedia accanto, la seconda idea, e così via. Nel momento cruciale dell’esposizione basterà aver presente ciò che abbiamo depositato, nell’ordine, nei luoghi familiari della nostra abitazione. Soltanto così si può memorizzare velocemente con la visualizzazione.

Le immagini restano comunque la regola basilare di tutto il procedimento mnemonico, sia per glia antichi sia per noi.

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Come usava le tecniche di memoria Giordano Bruno?

“Il re Enrico terzo mi fece chiamare un giorno ricercandomi se la memoria che avevo e che professavo era naturale o pur magica; al quale diedi soddisfazione; e con quello che gli dissi e che feci provare a lui medesimo conobbe che non era per arte magica ma per scienzia. E dopo questo feci stampare un libro de memoria, sotto titolo De Umbris Idearum, il quale dedicai a sua maestà; e con questa occasione mi fece lettor straordinario e provisionato…”

Così dichiarava l’ex frate domenicano Giordano Bruno (1548-1600) agli inquisitori veneziani della sua opera sulla memoria. Poco tempo dopo Bruno finiva sul patibolo, pagando caro le sue teorie e i suoi “segreti” mnemonici. Li aveva esposti (o nascosti, data la difficoltà dei suoi scritti) in molte delle sue opere, ma in particolare nel De Umbris Idearum (1582); nel Cantus Circaeus (1582); nei Sigilli o Ars reminiscendi…

Il suo progetto appare comunque chiaro, almeno nelle sue linee essenziali: trovare un sistema per combinare l’arte classica della memoria con quella geometrizzante di Raimondo Lullo. Ma la prima conseguenza sarà l’occultazione, spinta agli estremi, sia dell’una che dell’altra. Il modo di memorizzare velocemente con la visualizzazione e l’utilizzo delle immagini infatti per Bruno sono legati a poteri magici e i cerchi, assomigliano a quelli usati dai maghi per gli scongiuri. L’organizzazione della psiche dall’alto, attraverso il contatto con i poteri cosmici, che era stato il sogno di Camillo, viene così perseguito da Bruno con metodi ben più complessi dei teatri della memoria. Qualche esempio per capire come usava le tecniche di memoria Giordano Bruno. Nel De Umbris si susseguono elenchi di 150 immagini, suddivise in gruppi di 30, destinate per la collocazione su cerchi concentrici mobili: sono immagini dello zodiaco, dei pianeti con le loro divinità e influenze, delle posizioni lunari e delle case dell’oroscopo con tutte le ulteriori divisioni. Si tratta di immagini magiche. Secondo il pensiero ermetico, che Bruno seguiva con entusiasmo, uno dei modi per operare nel mondo celeste è quello di ricorrere alla magia delle immagini talismaniche delle stelle.

Le mnemotecniche, la loro storia, e i suoi personaggi, rendono la nostra mente ancora più affascinante. La memoria non ha confini, gli antichi lo sapevano e anche Giordano Bruno.

In breve, l’arte della memoria diventa con Giordano Bruno una memoria astrale che assicura conoscenza, ma anche potere mediante l’organizzazione di immagini. “Tutto è in tutto, nella natura. Tutto è in tutto, nell’intelletto. E la memoria può ricordare tutto da tutto.”

Appare netta in questo metodo mnemonico la distinzione fra Medioevo e Rinascimento in relazione al modo di considerare l’immaginazione. Da potere inferiore, che può essere utilizzato nella memoria come concessione alla debolezza dell’uomo (che ricorre a simboli corporei, perché solo così può memorizzare le sue “intenzioni” spirituali verso il mondo intelligibile), essa è diventata il potere più alto dell’uomo, per mezzo del quale gli è possibile afferrare il mondo intelligibile, di là dalle apparenze, impadronendosi di immagini significative.

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Dopo aver appreso le regole del gioco mnemonico, basato essenzialmente sull’immaginazione (immagini assurde, grottesche, ridicole, colorate, esagerate…),  sarà semplice capire come memorizzare una poesia.

Un testo poetico infatti – complessa disposizione ritmica in cui le parole sono combinate strettamente tra loro da rapporti fonetici e semantici – è essenzialmente fatto di immagini: non c’è poesia senza figure.

Per memorizzare una poesia (se proprio non si riesce a farsi coinvolgere emotivamente da un testo letterario) basterà dunque entrare nel gioco delle immagini: riviverle mentalmente ricorrendo a tutti i nostri sensi e memorizzare velocemente con la visualizzazione.

Proviamo con un pezzo di poesia di Eugenio Montale tratta da Ossi di seppia.

MERIGGIO

Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d’orto

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli, frusci di sterpi.

nelle crepe del suolo o su la vecchia

spiar le file di rosse formiche

ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano

a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare

lontano di scaglie di mare

mentre si levano tremuli scricchi

di cicale dai caldi picchi.

Faremo uso di alcune tecniche che abbiamo imparato: la concretizzazione di termini astratti mediante parole sostitutive e la sequenza di immagini per memorizzare parole chiave e concetti.

Se rileggiamo attentamente la poesia, possiamo notare subito alcune parole che ne formano la struttura: meriggiare, ascoltare, spiar, osservare, sentire.

A questi verbi sembrano appesi gruppi di parole o intere frasi.

Per capire come memorizzare una poesia ecco un esempio, ovviamente soggettivo, di come trasformare un testo per renderlo più facilmente memorizzabile, attraverso le tecniche di memoria:

Meriggiare è Mary che è già pallida (o gioca a palla con Ida) e assorta (ma ditevi che Mary è proprio assurda come aggancio per assorta) presso (o per il prezzo) di un rovente muro (immaginate di mettere la mano sul muro e di sentirlo rovente; o di vedere Mary appoggiata di schiena presso il muro mentre lancia un grido perché si è scottata). Il muro si trova nell’orto. A questa parola dovreste aggiungere un richiamo che vi suggerisca il seguito: invece di orto, immaginate orto pascoli tori; vi ricorderà che a orto segue la parola ascoltare tra. Tra i pruni (saranno anche bruni) e gli sterpi (o storpi) o storpischi, perché seguono schiocchi di…fruste? No, di merli; e frusci di…seta? No, di sterpi (frusci di seta di sterpi?), anzi di sterpinelle (nelle…)

Nelle crepe del suolo o sulla vecchia spia(r). Spiar les filles? No, le file russe (rosse) formiche (potreste immaginarle con la testa di Gorbacëv, o avvolte in una bandiera rossa) che in coro (ch’ora) si rombano (rompono) e ora si fanno le trecce (s’intrecciano) alla sommità di mini briscole (minuscole) buche (o bocche) e ossa.

Osservare tra (le) fronti (frondi) il palpitare, anzi il palpitarello lontano (non di vene) di scogli (scaglie) di more (mare) o di maremme, mentre si lavano (levano) tremanti (tremuli) scorribande di chicchi (scricchi) di cioccolate (cicale) da calve picchiande.

Ora raccontatevi due o tre volte, rivedendola mentalmente, la scena creata da questa sequenza di immagini strane, imprevedibili, assurde. Lasciatevi colpire dagli strano effetti creati dalle parole volutamente storpiate: oltre a rendere più concreti e visualizzabili i vocaboli, questa tecnica serve a tener desta la vostra attenzione. Trovando infatti dei piccoli scogli lungo la sua strada, la mente resta colpita dalle parole, dalle immagini e dai suoni della poesia. Tutto è connesso tra apprendimento e memoria. Noterete quindi di averla memorizzata senza ripeterla noiosamente molte volte o meglio a “pappagallo”, specialmente per chi studia!

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Serve per la memoria, ma è un esperienza che, oltre a favorire la concentrazione, vi ricarica di energie.

Come si applicano le tecniche di rilassamento?

In un locale tranquillo, lontano da stimoli sonori o visivi troppo intensi, sedetevi comodamente su una sedia. La posizione è quella che l’inventore del training autogeno Johannes Heinrich Schultz chiama “del cocchiere a cassetta”: piedi ben piantati per terra, gambe perpendicolari al pavimento; gomiti appoggiati alle ginocchia, facendo pendere senza tensione gli avambracci all’interno delle gambe, leggermente divaricate; gli occhi socchiusi; la testa ciondoloni, abbandonata.

Abbassate le palpebre e incominciate a sentire il vostro respiro: inspirate ed espirate profondamente, percependo il corrispondente dilatarsi e restringersi dell’addome. Il vostro respiro diventa sempre più calmo e regolare. (E’ vero che il respiro cambia secondo l’umore. Ed è vero anche il contrario: quando il respiro cambia, cambia anche l’umore.) Identificatevi con questo movimento: siete un ritmico entrare e uscire d’aria. Immedesimatevi in questa situazione di calma, rilassando tutti i muscoli che poi all’improvviso allentate completamente. Aiutatevi con un immagine: il vostro piede è come un palloncino gonfiato che, punto con uno spillo, si gonfia e si rilassa. Sentite il piacere di questa situazione di abbandono totale. Ripetete quest’operazione per i polpacci, le cosce, il bacino, l’addome, le braccia, il collo, i muscoli facciali: le guance, il mento, la bocca (forse vi accorgerete che la lingua aderisce al palato; staccatela da esso in modo che non ostruisca il fluire dell’aria nella gola, e sentirete di respirare meglio), la fronte, le tempie, il cuoio capelluto.

Ora siete completamente rilassati, il respiro è calmo e regolare e voi siete in uno stato mentale di rilassamento e concentrazione perfetta: siete il vostro respiro… Siete completamente staccati da tutte le fonti di tensione esterne e interne.

Unite ora pollice, indice e medio per creare il vostro ancoraggio mentale.

In questa condizione di relax immaginate uno schermo: perfettamente bianco, grande, il più bello che abbiate mai visto all’interno di un cinema. Se proprio vi dà una sensazione piacevole, immaginate di essere comodamente seduti su una vellutata poltroncina di questa sala, in cui siete stati davvero, o che state con la vividezza di particolari della vostra immaginazione (percepite anche il profumo all’interno e il colore delle pareti, la sensazione di accoglienza, comodità, intimità).  Iniziando a capire come si applicano le tecniche di rilassamento, si fa lentamente buio in sala, e sullo schermo, a colori vividi, appare il paesaggio più bello che avete mai visto: una spiaggia dalla sabbia bianca e fine come il borotalco, con sfumature rosa. Il mare trasparente come un cristallo, è di color turchese. Una brezza leggera vi accarezza la pelle e vi agita i capelli mentre siete sdraiati sulla spiaggia, o ve ne andate a passeggio. Sentite il sole caldo sul corpo, la sabbia tra le dita dei piedi, gli spruzzi dell’acqua sul viso, sulle gambe e sulle braccia.

Sentitevi fisicamente in questo paesaggio, accogliendo il senso di relax che questa situazione vi offre, anche se soltanto immaginata. Il nostro cervello infatti non distingue tra realtà e ciò che viene vividamente immaginato: nell’uno e nell’altro caso i neuroni reagiranno allo stesso modo.

Dopo essere rimasti  in questa scena rilassante per alcuni minuti, potete rafforzare questo stato, attraverso la visualizzazione dei colori dell’arcobaleno. Proiettate dunque mentalmente sul vostro schermo il colore rosso (potete aiutarvi immaginando un oggetto di colore rosso vivo) per qualche secondo; passate all’arancione, al giallo, al verde, al blu, all’indaco (color melanzana), per finire con il viola.

A questo punto siete pronti per proiettare sul vostro schermo le “immagini” di quanto volete ricordare. Questo è infatti il miglior modo per “concentrarsi”.

Per ritornare allo stato iniziale si raccomanda di visualizzare i colori dell’arcobaleno al contrario, iniziando quindi dal viola… e a questo punto aprire gli occhi, riprendere il tono muscolare, incominciando a muovere leggermente le mani e i piedi, e parlare ad alta voce.

Per riattivarlo quando serve, basterà creare il proprio “stimolo-segnale”, cioè un immagine, una sensazione o l’ancoraggio mentale creato in precedenza per richiamare questo stato di relax.

Da esercizio deve diventare modo di vivere. Il rilassamento, infatti è indispensabile in ogni disciplina mentale: rappresenta il primo gradino per entrare a contatto con se stessi e sviluppare l’attenzione, la memoria, la creatività, oltre all’equilibrio psicofisico.

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Procedendo nel nostro viaggio sulle ali della creatività, e meglio ancora parlando di Image Streaming, eccoci immersi in un’ulteriore tappa dello stream of consciousness (il freenoting e l’istinto geniale): le affascinanti opere della scrittrice virginia Woolf, in particolare Diary. Seguendo la scia di Joyce, Proust  e Sterne, Virginia Woolf abbandona la  narrazione tradizionale del dialogo diretto  per inabissarsi nel flusso di coscienza e nel monologo interiore. Grazie a questo stile, la nostra scrittrice realizzava il suo obiettivo: “umanizzare i personaggi” ed  esplorare  la loro interiorità, i loro sogni, ricordi, desideri.  Esplorava  quell’ nell’interiorità altrimenti inattingibile, “celata com’era dietro il luccichio dei bottoni della giacca o dello sparato“. Celata cioè dietro l’aspetto esteriore dell’io,  proteso sul mondo fisico e sociale.  La realtà esteriore perde ogni consistenza oggettiva, ed è considerata solo nella sua influenza sulla psiche umana.

Rivolgiamoci ora all’arte, ed esploriamo per un attimo il mondo del surrealismo e di Salvador Dalì. Il Surrealismo è un movimento artistico d’avanguardia fondato da André Breton in Francia, nel periodo fra le due guerre. Esso mirava a superare l’osservazione e la riproduzione realistica degli oggetti, rivalutando le percezioni dell’inconscio, rifiutando la logica e la civiltà a favore di una totale libertà di espressione.  A Parigi Salvador Dalí frequentò Picasso, Miró, Breton ed Éluard e, attratto dalle loro opere, aderì al surrealismo, di cui fornì un’interpretazione estremamente personale. Nel 1934,  abbandonò il gruppo surrealista di Parigi, e nel 1939  si trasferì negli Stati Uniti.

La pittura surrealista di Dalí è incentrata sull’illusionismo, su un’intensa concentrazione di immagini, spesso legate ad ossessioni sessuali, e in generale di conflitti e rappresentazioni interiori.  Per Dalì, stream of consciousness ed imagine streaming erano pane quotidiano. Egli infatti aveva di fronte al suo letto un’enorme tenda bianca. Al suo risveglio, con l’immaginazione,  proiettava su di essa tutte le immagini che vedeva nei sogni, per poi fissarle immediatamente su tela. Comunque fosse il sogno, ad occhi aperti o chiusi, quella tenda era la sua fedele alleata.

Nella piena consapevolezza di non poter esaurire in queste righe  la storia del freenoting e l’imagine streaming, vi invitiamo soltanto ad assaporarne la magia, e perché no, a rendervi protagonisti di queste strategie attraverso dei seminari (vedi CIAO Evolution). Ascoltate la vostra mente, date libero spazio alle vostre intuizioni! Noi tutti non siamo che delle piccole parti della genialità dell’universo. Giunti al termine di questo viaggio, vi salutiamo con una citazione di Giuseppe Moscati, da un suo discorso agli allievi di medicina: “Ogni piccola onda riposa nell’immenso oceano, così è per l’essere umano:  l’intera biblioteca dell’universo è nascosta  dentro ognuno di voi. Portatela alla luce! Pensate in maniera creativa, seguite l’intuizione che proviene dalla sorgente del vostro essere. Le potenzialità del mondo sono illimitate, così come il potenziale dell’evoluzione umana è illimitato. La vostra anima nella vita e nella morte è invincibile”

Informati per assistere ad una dimostrazione del corso CIAO Evolution, iniziando ad apprendere lo stream of consciousness ed utilizzare l’image streaming.