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Continuiamo il post di ieri sulla gestione del tempo.
Le cause di una gestione del tempo insoddisfacente possono essere tre:
1) l’incapacità di fissare priorità;
2) l’incapacità di organizzarsi intorno alle proprie priorità;
3) la mancanza dell’autodisciplina necessaria per eseguire tali priorità, attenendosi ad esse
Per imparare a risparmiare tempo, però, bisogna investirne un po’, almeno all’inizio, e concentrarsi sui tre percorsi visti sopra che, riassunti, possono diventare: imparare ad occupare il tempo che abbiamo a disposizione con le cose più importanti, in nostri obiettivi e i nostri valori (vedi come descrivere valori, crieteri e credenze in pnl), gestendolo al meglio.
FISSARE LE PRIORITÀ
Per trovare la strada migliore e le azioni giuste da fare, per raggiunge i nostri obiettivi giornalieri occorrerà partire dalle basi facendoci le solite domande:
- chi?
- cosa?
- quando?
- dove
- perché?
- come?
Una volta stabiliti gli obiettivi e il loro ordine di importanza in attività minori, occorrerà stabilire quanto tempo dedicare ad ognuno di essi. E’ importante ricordare di lasciare un po’ di spazio per gli eventuali imprevisti.
RISPETTARE LE PRIORITÀ
Cercate di avere ben in vista la lista degli obiettivi da raggiungere.
Fate in modo di una fotografia chiara di quali percentuali del vostro tempo spendete per fare alcune cose.
Tutte le attività andranno dunque suddivise in opportune categorie.
Creare un elenco di attività con le relative tempistiche vi aiuterà a:
- concentrarvi sui compiti da svolgere e stanziare il tempo necessario per il loro svolgimento
- avere uno schema di lavoro per fissare aspettative e confini temporali. Se il calendario è pieno dovrete per forza rivedere alcune priorità
- concentrare i lavori importanti o creativi nei momenti di maggior picco di energia (ad esempio la mattina presto)
- migliorare la stima delle tempistiche
- non saturare ogni minuto a disposizione per lasciare, così, lo spazio necessario anche alla gestione delle emergenze
- identificare facilmente le cose da fare quando vi ritrovate con del tempo libero inaspettato
- decidere a che ora volete uscire dall’ufficio e programmare a ritroso la vostra giornata, partendo dalle priorità.
SVILUPPARE L’AUTODISCIPLINA NECESSARIA PER DEDICARCI ALLE PRIORITÀ
E’ arrivato il momento di imparare a gestire il tempo senza sprechi e seguendo un piano.
Ma quali sono gli ostacoli più comuni che si incontrano cercando di gestire meglio il nostro tempo?
- un ambiente di lavoro caotico, che disturba;
- uno spazio lavorativo poco organizzato;
- una tendenza a procrastinare e a rimandare.
Riconoscere qual è il nostro problema è già il primo passo necessario per risolverlo.
Ricordiamoci che questi cambiamenti non avverranno da un giorno all’altro ma richiederanno costante applicazione.
L’obiettivo non è essere perfetti subito ma migliorare giorno dopo giorno.
Al giorno d’oggi è molto importante la formazione personale e professionale.
Tutto ruota intorno alle nostre esperienze, alle nostre conoscenze e al nostro modo di pensare.
E’ fondamentale tenersi aggiornati in questi tempi.
Gli ragazzi studiano cercando di rendere dei titoli di studio che gli permettano di trovare un posto di lavoro.
Gli adulti lavorano e devono in un modo o nell’altro tenersi aggiornati e organizzare il loro lavoro.
STUDENTI:
Hai sempre tanto da studiare e sembra non finisca mai?
Non hai del tempo libero da poter dedicare ai tuoi hobbie o alle tue passioni?
Studi senza voglia o non riesci proprio a studiare perché provi un senso di pesantezza?
Provi tanta tensione o ansia durante gli orali?
LAVORATORI/PROFESSIONSTI
Il rapporto con i tuoi colleghi si logora sempre di più?
Ti senti stressato?
Hai bisogno di aggiornarti?
Hai sempre tante cose da ricordare?
Ti farebbe comodo avere un’agenda mentale?
Vuoi imparare una seconda lingua in poco tempo? (vedi audio corso di inglese)
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La nostra società ti formerà nei seguenti campi:
- Tecniche di memoria, strategie di apprendimento, metodologie di studio. Vedi corso CIAO MEMO.
- Strategie di lettura veloce e concentrata. Corso CIAO SPEED.
- Sviluppo della creatività e del Q.I. (quoziente d’intelligenza). Corso CIAO EVOLUTION.
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11/3/2010 – Nasce l’ “Associazione Formazione Personale” Nuovi laboratori pratici per il percorso di “Master in Formazione Personale”, tutti i lunedì a partire dal 15 marzo 2010
GENOVA – Un’altra novità per il 2010 di Cordua Formazione, nasce l’”Associazione Formazione Personale”. Un’iniziativa che ha come primo obiettivo rendere continua la formazione di chi già si è dato la possibilità di frequentare un seminario con la Cordua Formazione (nella foto un’immagine di archivio), affrontando con laboratori pratici tutti i temi riguardanti la creatività, la comunicazione e migliorare le proprie abilità di apprendimento così da sfruttare al meglio le proprie risorse in maniera continua. Il secondo scopo è di far conoscere a più persone il mondo della formazione personale, mantenendo fede a uno dei valori fondamentali della Cordua Formazione, il miglioramento costante e continuo. A partire dal 15 marzo ogni lunedì un appuntamento con i laboratori del “MASTER IN FORMAZIONE PERSONALE”.
Durante ciascun incontro saranno affrontati temi diversi, e i partecipanti avranno la possibilità di apprendere nozioni ma anche di mettere in pratica le strategie spiegate. Gli appuntamenti saranno tenuti dai docenti Francesco Cordua, Riccardo Rossini, Silvia Romeo e Massimiliano Roveraro, che si alterneranno a seconda dell’argomento trattato.
Le serate sono aperte a tutti coloro che abbiano voglia di migliorare la qualità della propria vita e imparare a sfruttare le proprie capacità in maniera ottimale e produttiva. Per informazioni sulle serate, per prenotarsi e iscriversi all’associazione si può chiamare lo 010.859501, scrivere a info@corduaformazione.com o contattare la linea diretta 334.2077059.
Iniziamo oggi a parlare del multitasking.
Il 90 per cento delle nostre azioni sfugge a un controllo volontario. Sono tante le volte in cui mettiamo “il pilota automatico”, ma la distrazione può farci sbagliare!
Cosa sono i gesti automatici? Sono quei gesti che facciamo ogni giorno e che sfuggono al nostro controllo cosciente. A chi non è mai capitato di salutare qualcuno sovrappensiero dicendo “Buongiorno!” alle dieci di sera? O di perdere il cellulare e farlo squillare per risalire a dove lo aveva appoggiato? (vedi dimenticanze. Come potenziare la memoria?)
Ebbene, sembra che tutto questo sia normale: come dicevamo prima, il 90 % delle nostre azioni sono automatiche.
Vediamo perché.
Secondo Alice Mado Proverbio, professore associato di Psicobiologia all’Università di Milano Bicocca, innanzitutto il processo comincia dai 5 sensi.
Tutti i nostri parametri fisiologici e molti gesti, come la respirazione, il battito cardiaco, la masticazione, la postura, la locomozione) sono automatici e regolati in modo non volontario da varie aree celebrali.
Continuando a parlare del multitasking possiamo dire che c’è un’altra grossa parte di automatismi svolta dai cinque sensi: l’elaborazione delle informazioni visive, acustiche, tattili, gustative e olfattive. Noi analizziamo costantemente l’ambiente in modo automatico. Ci sono alcuni comportamenti che, a furia di ripeterli, sono divenuti involontari.
In sostanza, solo una piccola parte delle nostre azioni è davvero controllata!
Tutti i gesti automatici sono definiti processi bottom up, cioè gesti inconsapevoli guidati dai sensi e dalla situazione circostante, non dalla volontà. La loro caratteristica fondamentale è che non c’è interferenza fra uno e l’altro, cioè possiamo svolgerne più di uno contemporaneamente: ed ecco che si parla di multitasking.
Esso è semplicemente la capacità di fare più azioni insieme. Non sarebbe possibile se il nostro cervello non avesse questa capacità di automatizzare alcuni processi. C’è però un limite alle azioni simultanee oltre il quale è facile commettere un errore o entrare in confusione.
Secondo gli esperti, la nostra mentre riesce a gestire all’incirca 126 bit di informazioni al secondo. Saturato questo spazio, si entra nella cosiddetta sensazione appunto di confusione, di cui parliamo nel nostro Corso Ciao Evolution, dato che è un ottimo preambolo all’image streaming (vedi image streaming. Cosa è lo “stream of consciousness) e all’entrata in contatto con la nostra parte più inconsapevole.
Continueremo a parlare del multitasking nel prossimo post.
Qualche parola non basta, sapere una lingua straniera vuol dire impadronirsi della pronuncia, della grammatica e della sintassi.
Memorizzare vocaboli di inglese è quindi, insieme ai verbi un ottima base per parlare bene l’inglese.
Occorre dunque imparare il maggior numero di vocaboli e verbi irregolari possibili.
C’è un sistema per impararne 5, 10, 50 o anche 100 al giorno?
Come memorizzare i verbi irregolari di inglese?
In questo caso vi si chiede di cambiare le vostre abitudini di studio, di liberare la vostra creatività, cioè di far funzionare anche l’emisfero destro del vostro cervello: bisogna infatti proiettare delle immagini sul nostro schermo mentale.
Dove posso trovare uno strumento che mi permetta di farlo senza alcuno sforzo?
Da pochi giorni, la Cordua Formazione snc, ha messo in commercio su www.formazionepersonale.it, uno strumento che ti permette di memorizzare tutti i verbi irregolari inglesi stando comodamente seduti, in sole 3 ore! L’audiocorso per memorizzare l’inglese.
L’audiocorso nasce per chi, come tanti, avendo pochissimo tempo a disposizione, rinuncia alla speranza di riuscire a parlare una lingua straniera senza sforzi.
Vi stupirete della facilità con cui imparerete nuovi verbi irregolari!
Ma non basta. Memorizzato un nuovo paradigma, dovreste usarlo subito per dire qualcosa; sperimentarlo subito in diverse situazioni comunicative (per affermare, chiedere, dissentire, controbattere, ecc.)
L’ideale sarebbe studiare una nuova lingua con qualcuno che già la parli, meglio una persona simpatica con cui si comunica facilmente. Sapere una lingua è infatti allargare il proprio mondo attraverso un ampliamento dei propri confini di comunicazione.
“Apprendimento e memoria, che sono alla base della conoscenza di qualsiasi lingua, sono in realtà una funzione dell’inconscio”, ammette Roberto Assagioli, l’eclettico psicologo della psicosintesi, una concezione integrale della personalità umana con innovative applicazioni nel campo dell’autoformazione. “I bambini apprendono quasi esclusivamente con l’inconscio, per diretto assorbimento, senza alcuno sforzo, senza “studiare”, senza fretta né preoccupazioni.” Assagioli ribadiva inoltre che “il comico attira fortemente l’inconscio; le espressioni argute e divertenti si imprimono nettamente in esso e sono quindi ricordate molto facilmente.”
Guarda gratuitamente il video dei primi verbi irregolari in inglese e stupisciti! E non esitare per qualsiasi richiesta di informazioni.
Al giorno d’oggi, si concepisce l’educazione – intesa nel senso più ampio della parola “formazione”- come processo di immagazzinamento delle informazioni all’interno della testa dello studente.
Ma la parola latina educare significa, letteralmente, “tirare fuori”.
Nei tempi antichi, il compito dell’educatore/formatore era quello di estrarre le sottili percezioni e le intuizioni dello studente.
Questo tipo di formazione seguiva il metodo socratico.
Sebbene non sia stato Socrate a ideare questa tecnica, fu lui a diffonderla.
Il metodo socratico prevede che l’insegnante rivolga una serie di domande stimolanti, costringendo gli studenti a esaminare, a difendere e a descrivere le proprie idee e percezioni.
Uno dei vari vantaggi del metodo socratico è che mette gli studenti in condizione di avere intuizioni personali e di esprimerle con parole proprie.
Il metodo socratico giova all’insegnante come così come allo studente.
Infatti, gli antichi greci fondavano le scuole a beneficio sia dei colti insegnanti che dei loro studenti.
Grazie all’insegnamento, i pensatori più importanti della Grecia classica si assicuravano un pubblico davanti al quale presentare le proprie idee e percezioni.
Questi insegnanti, conosciuti come “SOFISTI”, ricambiavano poi il favore facendo venir fuori le percezioni dei loro ascoltatori o dei loro studenti, mediante le domande socratiche.
Entrambe le parti si avvalevano di un potente ciclo di feed back che ne stimolava l’intelligenza e ampliava le percezioni.
Una traccia di questo sistema sopravvive nell’aforisma popolare
“se vuoi imparare una materia insegnala”.
Il metodo socratico permise ad Atene – una città stato con meno di 100.000 abitanti – di generare opere di arte e cultura che ancora oggi, a 2.400 anni di distanza, suscitano meraviglia.
Questo metodo è rimasto alla base della pedagogia occidentale fino a 150 anni fa.
In seguito, il gran numero di alunni che si riversava nelle scuole pubbliche americane spinse gli insegnanti ad abbandonare il metodo socratico.
Di fronte ad una classe di 40-60 bambini irrequieti, gli insegnanti non ebbero più il piacere di interrogare 1 o 2 alunni alla volta nello stile socratico.
A quel punto, abbiamo smesso educare e abbiamo iniziato a insegnare.
I metodi didattici attuali presumono che ogni studente sia una tabula rasa – una lavagna vuota – che l’insegnante deve riempire con le lezioni, come se versasse dell’acqua in un bicchiere vuoto.
Non si estrae più la profonda saggezza innata in ogni studente, come si faceva nell’Atene di Pericle.
Il metodo socratico, oggigiorno, sopravvive solo nello stretto rapporto individuale che si sviluppa, nel corso di molti anni, tra i professori e i laureandi o dottorandi.
Le Law schools americane sostengono di usare il metodo socratico, ma lo fanno con una severità che lo snatura, in un modo tale che la minaccia di espulsione immediata, se si forniscono risposte insoddisfacenti, impone agli studenti di fare attenzione terrorizzandoli.
E’ un metodo più inquisitorio che socratico.
Solo ora cominciamo a rendervi conto del duro prezzo che abbiamo pagato quando abbiamo abbandonato l’educazione per l’insegnamento.
L’affermazione di Einstein ha assunto un nuovo significato per gli educatori moderni:
