Posts Tagged ‘FORMAZIONE’
Che l’accesso a diverse facoltà sia regolata da un numero programmato è un dato di fatto. Costituzionalmente stabilito. A questo dobbiamo
rassegnarci. Che la scuola italiana in generale sia decadente, beh se ne parla da anni ormai. Ma la riflessione che vogliamo proporre è la seguente, e riguarda in particolare i licei. Alla domanda: quale è l’obiettivo di un liceo? Le risposte possono essere due. La prima preparare gli studenti, dando loro modo di apprendere nozioni importanti e di formarli anche personalmente. La seconda potrebbe essere mantenere un alto prestigio, magari promuovendo anche chi dimostra scarsi risultati scolastici, (giusto per fare un esempio l’idea del debito formativo a fine anno di certo non ha sfornato dei geni..). Risolta la questione del debito introducendo il rimando a settembre, sicuramente vede procedere nel percorso scolastico solo chi è seriamente dedito allo studio e dimostra una reale voglia di imparare. E poi? Cioè chi arriva alla fine del liceo e decide di fare per esempio il medico, quali risorse ha, che preparazione ha per superare i test d’ingresso? Ricordiamo che i posti sono pochi e i candidati tanti. Read the rest of this entry »
Nel video che ti riportiamo potrai apprezzare in maniera molto evidente cosa accade nel volto di una persona davanti a domande del genere più svariato
Una volta osservato tutti i particolari, descrivi in maniera dettagliata cosa accade nelle 3 parti del volto.
- SOPRACCIGLIA / FRONTE
- OCCHI / PALPEBRE
- BOCCA
Ricordati di segnalare il secondo preciso in cui avviene una determinata espressione.
Riporta nello spazio riservato ai commenti, qui sulla destra, le tue considerazioni in merito al video appena visionato.
A breve pubblicheremo il post contenente la descrizione esatta di quanto ti stiamo richiedendo.
Buon lavoro
La programmazione neuro linguistica si propone negli studi sulla comunicazione umana, come l’educazione, l’apprendimento, la negoziazione, la vendita, la leadership, il team-building, etc., e trova una sua applicazione anche nei processi decisionali e creativi, in campo medico, nello sport e in psicoterapia.
La PNL è una metodologia di lettura dell’esperienza, particolarmente attenta allo “studio della struttura dell’esperienza soggettiva” (Robert Dilts). Chi la pratica ha l’obiettivo di comprendere “come” le persone riescono a fare quel che fanno, con particolare attenzione alle modalità con cui le persone fanno ciò che ci interessa. Quindi, tre termini sono importanti: analizzare, imparare e modellare, cioè copiare e riprodurre in maniera migliore. La ricerca della PNL si focalizza quindi sulle risorse messe in campo dal “modello comportamentale” allo studio per raggiungere un
determinato obbiettivo ed al successivo “modellamento” su noi stessi di esse, per raggiungere il medesimo.
Oltre alle risorse esterne che si ottengono con il modellamento di altre persone che hanno già raggiunto l’obiettivo che ci sta a cuore, esistono anche risorse interne che già possediamo, ed abbiamo utilizzato in passato, che hanno prodotto strategie vincenti di fronte a determinate situazioni. Quando c’è un problema, la risorsa che ha dato buoni risultati in passato, tramite la PNL è recuperata e trasferita allo stato presente. Ma questo è solo uno dei modi in cui è possibile ritrovare le risorse nel soggetto. Spesso ricordiamo “come” un amico, un parente o un conoscente, fa una certa cosa: ebbene, la PNL ci insegna “come” imparare a fare quella cosa “come” quell’amico, parente o conoscente. Un’altra modalità consiste nell’ imparare a fare una certa cosa, come se noi l’avessimo già imparata, cioè trasportandoci nel futuro ed immaginando come potremo fare quella certa cosa che desideriamo fare.(vedi anche Pnl struttura superficiale e struttura profonda)
Le modalità percettive di apprendimento sono tre:
- la prima in cui ricordiamo un’esperienza in cui la risorsa era disponibile;
- la seconda in cui un amico, un parente o un conoscente, aveva o ha quella risorsa;
- la terza in cui nel futuro noi avremo quella risorsa.
Continueremo a parlare di programmazione neurolinguistica nel prossimo post.
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La Programmazione Neuro Linguistica è una metodologia di sviluppo personale sviluppata nei primi anni ’70 da Richerd Bandler e dal linguista John Grinder.
L’idea centrale della PNL è che i pensieri, i gesti e le parole dell’individuo interagiscono tra loro nel creare la percezione del mondo. Modificando la propria visione (detta mappa del mondo, e cioè il sistema di credenze relativo a ciò che è la realtà esterna e a ciò che è la realtà interna) – vedi anche Pnl. Le rappresentazioni -, la persona può potenziare le proprie percezioni, migliorare le proprie azioni e le proprie performance. La percezione del mondo e la risposta ad esso possono essere modificate applicando opportune tecniche di cambiamento.
La PNL insegna a sviluppare abitudini e reazioni di successo, amplificando i comportamenti facilitanti ed efficaci e diminuendo quelli limitanti e indesiderati. Il cambiamento può avvenire riproducendo con attenzione i comportamenti e
le credenze delle persone di successo (modellamento). La PNL sostiene che le persone possiedono in sé tutte le risorse per avere successo. Bandler e Grinder scelsero tre terapeuti di successo – Fritz Perls, Virginia Satir e Milton Erockson – come modelli ispiratori della PNL. I due studiosi analizzarono gli schemi di comportamento e di pragmatica dell’azione terapeutica dei tre e svilupparono schemi specifici per la comunicazione in generale, la costruzione della relazione rapport (rapporto empatico positivo) tra soggetto bisognoso di aiuto e terapeuta e le conseguenze positive in termini di miglioramento personale.
Il nome scelto dai fondatori della disciplina sintetizza queste componenti:
1) programmazione: le modalità umane di comportamento sono variabili e si fondano sulla percezione e sull’esperienza individuali. C’è una gamma predefinita di comportamenti (programmi o schemi), che funzionano in modo inconsapevole ed automatico.
2) neuro: ogni comportamento umano è fatto di processi neurologici. Il sistema nervoso riceve stimoli dagli organi di senso (vista, udito, olfatto, tatto e gusto) e li rielabora come percezioni e rappresentazioni.
3) linguistica: i processi mentali umani sono codificati, organizzati e trasformati attraverso il linguaggio. Le parole sono ponti che collegano le rappresentazioni interne del mondo con l’esperienza. Il linguaggio è l’espressione individuale della nostra percezione soggettiva.
Continua…
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Torniamo a parlare della gestione del tempo.
Oggi andremo ad approfondire l’argomento trattato in precedenza sulle priorità. 
1. Definire l’obiettivo: definire cosa vogliamo fare ci aiuta a fissarci una meta, senza di quella non troveremo un motivo valido per ottimizzare l’utilizzo del nostro tempo. E’ importante scrivere i nostri obiettivi, nero su bianco. se scrivi i tuoi obiettivi fissi su carta i tuoi pensieri. Ciò ha un potere maggiore perchè è come dare ordini precisi al tuo inconscio. Infine diamo una scadenza ai nostri obiettivi che possono essere a breve termine o lungo termine. Dare una scadenza ci serve a non rimandare.
2.Definire cosa da fare (vedi multitasking): cosa devo fare per raggiungere quell’obiettivo?
Insomma dobbiamo creare un piano d’azione, lavorando per sotto-obiettivi.,(tasks) che ci porteranno al raggiungimento del nostro scopo finale.
3.Ordinare le priorità: siamo sempre tutti pieni di cose importantissime o urgentissime da fare. Ma qual’ è la differenza tra urgente e importante?
Urgente: qualcosa che va fatto il prima possibile.
Importante: qualcosa che se fatto ci porta al raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo fissati.
Ci capita spesso di confondere le due cose, tale confusione ci fa perdere di vista non solo l’obiettivo, ma perdiamo anche tantissimo tempo. Possiamo imparare ad organizzare meglio il nostro tempo seguendo le combinazioni tra urgente e importante, inserendo le nostre attività secondo lo schema dei quattro quadranti:
Quadrante 1 IMPORTANTE – NON URGENTE: contiene le attività meno urgenti ma più importanti. Pur non essendo urgenti, le attività di questo quadrante ci portano a realizzare il nostro scopo. Non essendo urgenti, possiamo pianificarle con attenzione dedicandoci il giusto tempo.
Quadrante 2 IMPORTANTE – URGENTE: contiene le attività più urgenti ed importanti. Sono le attività importanti e sono da fare subito.
Quadrante 3 NON URGENTE – NON IMPORTANTE: contiene le attività che non sono nè importanti nè urgenti. Insomma sono le cose che ci fanno perdere tempo e che non ci interessano per raggiungere il nostro obiettivo
Quadrante 4 URGENTE – NON IMPORTANTE: contiene le attività che distraggono la nostra attenzione dalle cose importanti come interruzioni inutili, telefonate in attese, cose che magari qualcuno ci impone di fare subito, ma sappiamo che possono aspettare o sono inutili.
Infine, la cosa migliore da fare è agire! Certo non sarà immediato ma imparare a gestire al meglio il nostro tempo ci sarà non solo di aiuto per raggiungere i nostri obiettivi, ma saremo più motivati e meno stanchi.
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Continuiamo il post di ieri sulle espressioni facciali.
Ieri abbiamo parlato di volontarietà e involontarietà delle espressioni facciali, qui di seguito andremo a rispondere ad alcune domande che possono scaturire dallo studio delle espressioni facciali. (la comunicazione delle emozioni)
a)Se mando un messaggio a qualcuno devo averlo fatto intenzionalmente?
La risposta è no. Le espressioni facciali sono altamente informative, è praticamente inevitabile comunicare qualcosa a qualcuno con le espressioni del volto. Non necessariamente l’espressione che assume una persona è voluta.
b)Se un’espressione non è sempre presente anche quando si prova un’emozione, le espressioni devono essere deliberate?
Se così fosse varrebbe a dire che le espressioni facciali sono come i riflessi del corpo o come le parole e quindi sarebbe praticamente impossibile interferire con il movimento facciale o bloccarlo. Come abbiamo detto nel post precedente infatti, è possibile inibire le proprie manifestazioni emotive involontarie.
c)Se alcuni movimenti facciali sono volontari allora anche le espressioni emotive lo sono?
Senza dubbio molti movimenti facciali sono volontari come ad esempio fare l’occhiolino. Esistono diverse categorie di segnali facciali:
1) I gesti emblematici
2) I segnali discorsivi
3) Le false espressioni
4) Le espressioni referenziali
Queste quattro categorie di espressioni sono volontarie e si differenziano dalle espressioni emotive in quanto sono limitate ad un singolo movimento che si concentra perlopiù in una sola zona del volto.
d)Tutto ciò che avviene nella conversazione tra due persone è finalizzato a mandare un messaggio, comprese le espressioni emotive?
Quando due persone conversano scelgono liberamente e volontariamente cosa dire, quindi l’obiettivo dei una conversazione è quello di trasmettere un messaggio. Le espressioni emotive sono reazioni involontarie al contenuto della conversazione. Si presentano in risposta alle azioni altrui, a quello che gli altri dicono e non a quello che stiamo dicendo.
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