Posts Tagged ‘COMUNICARE’

Torniamo a parlare di Pnl. I gesti nella comunicazione non verbale sono una grande punto di forza. Con i gesti del corpo possiamo trasmettere segnali volontari ma anche involontari che ci aiutano a rafforzare il messaggio che trasmettiamo verbalmente. I gesti possono rafforzare le parole oppure possono essere utili per rendere più chiaro un concetto. Spesso i gesti che compiamo nel corso di una conversazione sono inconsci e sfuggono al nostro controllo perché strettamente collegati alle nostre emozioni. Più che le parole sono i gesti che comunicano quali sono le nostre vere emozioni proprio perché i gesti del corpo sono inconsci. Quante volte ci sarà capitato di parlare con qualcuno e di avere la sensazione che qualcosa non quadrasse? (vedi a anche Pnl. Parlare o comunicare?) Probabilmente quella persona ci diceva di sentirsi a proprio agio e di stare bene ma il suo corpo, la postura, i movimenti del volto ci stavano comunicavano tutt’altro. Read the rest of this entry »

Continuiamo a parlare di stili di comunicazione. Nel post di oggi analizzeremo un tipo di comunicazione accennato precedentemente, la comunicazione assertiva. La comunicazione assertiva permette un miglior approccio con gli altri. Consente di costruire buone relazioni attraverso uno stile comunicativo chiaro, semplice e diretto. Privo di maschere, senza nascondere la vera personalità. La comunicazione assertiva è un metodo di interazione con gli altri fondato su alcuni elementi quali:

  • un comportamento partecipe attivo e non “reattivo”
  • un atteggiamento responsabile, caratterizzato da piena fiducia in sé e negli altri
  • una piena e completa manifestazione di sé stessi, funzionale all’affermazione dei propri diritti senza la negazione di quelli altrui e senza ansie o sensi di colpa
  • un atteggiamento privo di etichette, stereotipi e pregiudizi
  • la capacità di comunicare i propri sentimenti in maniera chiara e diretta ma non minacciosa o aggressiva. Read the rest of this entry »

Quando pensiamo al parlare in pubblico, cosa ci viene in mente? Spesso molti di noi pensano che comunicare in pubblico significhi semplicemente esporre dati, nozioni e informazioni ad una platea più o meno vasta. In realtà, la comunicare in pubblico rappresenta qualcosa di più complesso. C’è chi per natura è un abile oratore, c’è chi non ha questa dote naturale ma può acquisirla con le giuste strategie che la Pnl (vedi anche Corso di Pnl)ci mette a disposizione. Nel post di oggi illustreremo alcuni consigli utili per impostare le proprie presentazioni quando ci si rivolge ad un pubblico più o meno vasto. Ovviamente uno dei requisiti fondamentali è la preparazione. Essere preparati su ciò che si va ad esporre è di primaria importanza, sia perché chi ci ascolta possa apprendere a pieno l’argomento, sia perché dobbiamo essere in grado di rispondere a qualsiasi domanda inerente all’argomento trattato. Read the rest of this entry »

Torniamo a parlare oggi di linguaggio del corpo, ponendo particolare attenzione alle mani.

Con lo studio della pnl, gli esperti ci dicono che possiamo capire che messaggio il nostro interlocutore vuole trasmetterci con il movimento delle proprie mani.

Le mani esprimo “si” e “no” e dicono sempre la verità. Possiamo leggere i pensieri di una persona studiandone i giochi nervosi.

Le mani dicono molte cose. Con le mani salutiamo, accarezziamo in segno di affetto, le racchiudiamo in un pugno quando siamo arrabbiati, possono essere simbolo di armonia e accordo tra due persone.

La mano aperta è segno di onestà, sincerità ma anche di forza e di potere. Utilizzare nelle nostre manifestazioni i gesti a mano aperta migliora il clima interpersonale perché comunica disponibilità al dialogo e all’ascolto.

Se il vostro interlocutore sta dicendo una piccola o grande bugia (vedi anche Paul Ekman. Le emozioni dei bugiardi) avrà la tendenza a portare la mano verso il viso, coprendosi la bocca. Oppure può significare che chi vi ascolta non vi crede del tutto. A quel punto è possibile intervenire con una domanda per capire cosa non è chiaro o su quali punti sia in disaccordo il vostro interlocutore. Se il nostro interlocutore sta dicendo una bugia può succedere che si tocchi il naso, o sfreghi gli occhi.

Il dito sulla bocca indica un gesto di soddisfazione. Il tamburellare delle dita è indicativo di una sensazione di impazienza.  Le dita appoggiate alla testa rivelano una valutazione critica, mentre chi ascolta appoggiando la mano alla guancia è una persona molto interessata a ciò che state dicendo. Chi invece si accarezza il mento sta valutando la situazione. Se il vostro interlocutore si sfrega la nuca significa che sta pensando, riflettendo. Se invece incrocia le braccia davanti al petto si sta “chiudendo” lasciandovi intendere un totale disaccordo.

Quelli sopra citati sono solo alcuni esempi dei messaggi che possiamo trasmettere con le nostre mani.

Richiedi informazioni sul linguaggio del corpo.

Parliamo di comunicazione.

Apparentemente niente è più semplice del comunicare. Noi tutti comunichiamo. Basta un cenno per capire se è sì o è no. Siamo nati immersi nella comunicazione. Il significato di una parola della nostra lingua ci è chiaro ed evidente. Ma siamo così dentro ai nostri atti comunicativi che non ci chiediamo come possa funzionare la macchina della comunicazione. Diamo un significato ad una frase o a un gesto e siamo sicuri che l’altro lo capirà.

Potremmo immaginare che i significati siano come pietre di varia grandezza che scegliamo a seconda delle parti di casa che vogliamo costruire. E siamo sicuri che la casa reggerà pur senza essere né architetti né ingegneri. Siccome però siamo filosofi, non possiamo non chiederci, a proposito del significato, che cosa esso sia. Che cosa è il significato? Il significato se ne sta come un tesoro chiuso dentro una caverna ad aspettare che la comunicazione successivamente lo scopra e lo comunichi? Esiste, in altre parole, un luogo ideale in cui si trovano i significati prima della loro comunicazione. Può esistere una tale isola del tesoro? Se tutto ciò esistesse, per la verità, nessuna nave potrebbe mai raggiungerla. Se esistesse sarebbe veramente un’isola tristissima, mille volte peggiore di quella che toccò in sorte a Robinson Crusoe. Infatti un’isola è raggiungibile dalle navi perché é toccata dal mare, navigando il quale, le navi raggiungono tutte le isole. Ma se diciamo che prima vengono i significati da comunicare e poi la comunicazione dei significati, allora è come se avessimo messo la nostra isola del tesoro, cioè il significato che dobbiamo comunicare, fuori del mare. Abbiamo reso la nostra isola irraggiungibile. Ma in realtà basta riflettere sulla parola significato per capire che, se significa, ha già un senso e che quindi è già parte di una comunicazione.

Per comunicare dobbiamo già essere dentro la comunicazione. Chi comunica è parte di una comunicazione.

Come potremmo comunicare una qualsiasi cosa se non l’avessimo già comunicata mille volte e, prima di noi, coloro che ci hanno preceduto? Sorge a questo punto una domanda:

può esistere un momento zero della comunicazione, qualcosa come un inizio che ha preceduto ogni comunicazione? Oppure la possibilità di comunicare deve precedere ogni possibile comunicazione?

Quante domande, vero??

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Parliamo oggi di come siamo in grado di comunicare le emozioni.

Noi comunichiamo le varie emozioni attraverso le espressioni e specialmente le microespressioni facciali che si hanno per natura e parlano un “linguaggio universale”, capibile da tutti. Ci sono emozioni come la gioia che sono immediatamente comunicabili, senza alcun bisogno di parlare, di aprire bocca.

Rabbia, disgusto, paura, gioia, sorpresa e tristezza sono considerate le sei emozioni primarie, quelle che esprimiamo in modo universale, comuni in tutte le persone della terra. Sono emozioni leggibili da tutti, sono emozioni che comunicano determinati stati d’animo, che dunque, non hanno alcun bisogno delle parole per farsi comprendere.

E’ bene che Tu sappia che se anche il Tuo volto o il Tuo corpo può sembrare impassibile, ci sono dei piccoli gesti che rivelano esattamente l’emozione che provi in quel momento.

Spesso queste “emozioni facciali” ci “fregano” e comunicano agli altri cose che non vorremmo mai che la persona davanti a noi percepisse.

Per esempio: se stai parlando con qualcuno e ad un certo punto la persona che hai davanti fa un passo indietro, è segno che prova disgusto o fastidio per qualcosa che hai detto o fatto. E’ segno che tutti noi non riusciamo a non comunicare le emozioni.

Ed ancora: se mentre parla con Te, l’altra persona giocherella con qualcosa che tiene in mano, può essere un segnale di disagio.

Infine: se hai davanti una persona che preme la lingua sulla parte interna della guancia vuol dire che sta esprimendo un forte gradimento.

Naturalmente, questi sono solamente tre esempi. Ce ne sono a centinaia che si potrebbero raccontare. Quello che conta è che Tu devi essere consapevole che il Tuo viso ed il Tuo corpo comunicano emozioni ogni volta che parli e incontri una persona.

Tutto il Tuo corpo comunica “inconsapevolmente” le Tue emozioni: l’espressione facciale, il colorito, il linguaggio del corpo non verbale, e naturalmente, la voce (paraverbale).

In chiusura, posso affermare che l’emozione è il nostro primo linguaggio. Prima delle parole, arrivano sempre le emozioni. Questo perché le emozioni governano i nostri pensieri; sono loro che letteralmente ci“prendono per mano” e ci guidano inconsciamente. Anche nella comunicazione.

Riprenderemo presto l’argomento “comunicare le emozioni” nei prossimi articoli.