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La relazione tra capacità mentali e l’invecchiamento hanno avuto di recente un interessante risvolto scientifico.
- Alla domanda “Cosa succede alle cellule cerebrali quando invecchiano?”
di solito la risposta è un coro di “Muoiono!”’ pronunciato con sorprendente e straordinario entusiasmo.
Tuttavia,una delle notizie più gradite provenienti dalle ultime arriva dalla dottoressa Marion
Diamond della University of California,che ha recentemente confermato che non c’è
alcuna prova della perdita di cellule cerebrali con l’invecchiamento in un cervello normale,
attivo e sano.
Al contrario,ora le ricerche indicano che,se il cervello viene utilizzato e tenuto in allenamento, si verifica un aumento biologico della complessità dei collegamenti tra le
cellule, in altre parole l’intelligenza della persona aumenta.
Il processo di apprendimento di individui sessantenni,settantenni,ottantenni e novantenni ha dimostrato che, in ogni area di prestazione mentale,possono essere compiuti miglioramenti permanenti e statisticamente significativi.
Siamo all’inizio di una rivoluzione senza precedenti: il salto quantico nello sviluppo dell’intelligenza umana.
Sul fronte personale, nell’istruzione e negli affari, le informazioni derivanti dai laboratori
psicologici, neuro-psicologici e formativi vengono usate per risolvere problemi che finora
erano stati considerati una parte inevitabile del processo di invecchiamento.
Quindi adesso tocca a noi, applicarci in ciò che conosciamo, impariamo o ci viene insegnato con la consapevolezza delle enormi possibilità di miglioramento del nostro cervello.
Le capacità mentali si possono assolutamente migliorare, incrementare attraverso un appropriato allenamento mentale.
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Washburn ha condotto prove mettendo a confronto scimmie rhesus (Macaca mulatta) con bambini umani in un gioco di concentrazione. Tuttavia, quando le memorie spaziale e visiva delle scimmie rhesus doveva essere coordinata con la memoria di “cosa si trovava dove”, i risultati non sono stati migliori di quelli casuali. Sono state discusse varie ipotesi sul perché le scimmie, ma non in soggetti umani, facciano fatica a coordinare la memoria spaziale e quella visiva. “Forse questa rappresenta un’area in cui gli esseri umani usano una memoria di lavoro verbale-una strategia mnemonica che presumibilmente non è nelle possibilità dei primati non umani- per facilitare il mantenimento e il riferimento incrociato delle informazioni visive e spaziali.” (WASHBURN et al. International Journal of Comparative Psychology. 2003. 16, #4, 209-225). Ancora una volta, pertanto, un gioco di memoria di immagini, che impegna il lato sinistro del cervello per gli aspetti spaziali (come in una ‘prova di prospettiva con cubo; Stumpf & Fay, 1983), ed esercita il lato destro del cervello e il centro del linguaggio attraverso correlazioni oggetto-parola, sviluppa proprio questo aspetto della capacità mnemonica.
Secondo i ricercatori del MIT Williams (Williams, A.O., 2001) esistono evidenze comportamentali da esperimenti su neonati e studi sulla prosopoagnosia (detta anche incapacità di riconoscere i volti, una patologia che colpisce circa 1 persona ogni 50) forniscono prove della speciale capacità di riconoscimento dei volti innata negli esseri umani. Sembra che esista un’area anatomicamente distinta preposta al riconoscimento rapido, olistico dei volti. Alcuni studiosi suggeriscono che i volti potrebbero essere elaborati diversamente rispetto agli altri oggetti con particolari difficoltà nell’invertire le immagini di volti, che sono state frequentemente rilevate in prove come il Cambridge Face Memory Test (ed altre prove condotte da neuroscienziati cognitivi presso l’University College di Londra, la Harvard University et al.) che utilizza controlli di stimoli di volti invertiti. I soggetti producono risultati molto meno accurati quando le immagini dei volti sono invertite. Un gioco di riconoscimento di coppie di immagini fotografiche è uno strumento didattico unico e particolarmente utile. È possibile creare facilmente un gioco di memoria stampando fotografie digitali con 25 volti familiari, come genitori, figli, nonni, cugini e amici.
Per avere altri esercizi di memoria, si possono consultare i seguenti testi:
“Usiamo la memoria” di Tony Buzan
“Il fattore Einstein” di Win Wenger