Archive for the ‘FORMAZIONE’ Category

La programmazione neuro linguistica si propone negli studi sulla comunicazione umana, come l’educazione, l’apprendimento, la negoziazione, la vendita, la leadership, il team-building, etc., e trova una sua applicazione anche nei processi decisionali e creativi, in campo medico, nello sport e in psicoterapia.

La PNL è una metodologia di lettura dell’esperienza, particolarmente attenta allo “studio della struttura dell’esperienza soggettiva” (Robert Dilts). Chi la pratica ha l’obiettivo di comprendere “come” le persone riescono a fare quel che fanno, con particolare attenzione alle modalità con cui le persone fanno ciò che ci interessa. Quindi, tre termini sono importanti: analizzare, imparare e modellare, cioè copiare e riprodurre in maniera migliore. La ricerca della PNL si focalizza quindi sulle risorse messe in campo dal “modello comportamentale” allo studio per raggiungere un determinato obbiettivo ed al successivo “modellamento” su noi stessi di esse, per raggiungere il medesimo.

Oltre alle risorse esterne che si ottengono con il modellamento di altre persone che hanno già raggiunto l’obiettivo che ci sta a cuore, esistono anche risorse interne che già possediamo, ed abbiamo utilizzato in passato, che hanno prodotto strategie vincenti di fronte a determinate situazioni. Quando c’è un problema, la risorsa che ha dato buoni risultati in passato, tramite la PNL è recuperata e trasferita allo stato presente. Ma questo è solo uno dei modi in cui è possibile ritrovare le risorse nel soggetto. Spesso ricordiamo “come” un amico, un parente o un conoscente, fa una certa cosa: ebbene, la PNL ci insegna “come” imparare a fare quella cosa “come” quell’amico, parente o conoscente. Un’altra modalità consiste nell’ imparare a fare una certa cosa, come se noi l’avessimo già imparata, cioè trasportandoci nel futuro ed immaginando come potremo fare quella certa cosa che desideriamo fare.(vedi anche Pnl struttura superficiale e struttura profonda)

Le modalità percettive di apprendimento sono tre:

  • la prima in cui ricordiamo un’esperienza in cui la risorsa era disponibile;
  • la seconda in cui un amico, un parente o un conoscente, aveva o ha quella risorsa;
  • la terza in cui nel futuro noi avremo quella risorsa.

Continueremo a parlare di programmazione neurolinguistica nel prossimo post.

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La Programmazione Neuro Linguistica è una metodologia di sviluppo personale sviluppata nei primi anni ’70 da Richerd Bandler e dal linguista John Grinder.

L’idea centrale della PNL è che i pensieri, i gesti e le parole dell’individuo interagiscono tra loro nel creare la percezione del mondo. Modificando la propria visione (detta mappa del mondo, e cioè il sistema di credenze relativo a ciò che è la realtà esterna e a ciò che è la realtà interna) – vedi anche Pnl. Le rappresentazioni -, la persona può potenziare le proprie percezioni, migliorare le proprie azioni e le proprie performance. La percezione del mondo e la risposta ad esso possono essere modificate applicando opportune tecniche di cambiamento.

La PNL insegna a sviluppare abitudini e reazioni di successo, amplificando i comportamenti facilitanti ed efficaci e diminuendo quelli limitanti e indesiderati. Il cambiamento può avvenire riproducendo con attenzione i comportamenti e le credenze delle persone di successo (modellamento). La PNL sostiene che le persone possiedono in sé tutte le risorse per avere successo. Bandler e Grinder scelsero tre terapeuti di successo – Fritz Perls, Virginia Satir e Milton Erockson – come modelli ispiratori della PNL. I due studiosi analizzarono gli schemi di comportamento e di pragmatica dell’azione terapeutica dei tre e svilupparono schemi specifici per la comunicazione in generale, la costruzione della relazione rapport (rapporto empatico positivo) tra soggetto bisognoso di aiuto e terapeuta e le conseguenze positive in termini di miglioramento personale.

Il nome scelto dai fondatori della disciplina sintetizza queste componenti:

1) programmazione: le modalità umane di comportamento sono variabili e si fondano sulla percezione e sull’esperienza individuali. C’è una gamma predefinita di comportamenti (programmi o schemi), che funzionano in modo inconsapevole ed automatico.

2) neuro: ogni comportamento umano è fatto di processi neurologici. Il sistema nervoso riceve stimoli dagli organi di senso (vista, udito, olfatto, tatto e gusto) e li rielabora come percezioni e rappresentazioni.

3) linguistica: i processi mentali umani sono codificati, organizzati e trasformati attraverso il linguaggio. Le parole sono ponti che collegano le rappresentazioni interne del mondo con l’esperienza. Il linguaggio è l’espressione individuale della nostra percezione soggettiva.

Continua…

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La memoria a breve termine (MBT), detta anche memoria primaria o attiva, è quella parte di memoria che ci permette  di conservare informazioni per un periodo breve.

Si parla spesso delle differenze tra Memoria a breve termine e a lungo termine cerchiamo di capire le caratteristiche della prima delle due.

Vediamo un caso di memoria a breve termine: essa consente ad esempio di memorizzare e gestire una quantità d’informazioni chiamata span tra i 5 e i 9 elementi per una durata di 20 secondi circa. E’ il principio del 7+ – 2, secondo il quale il nostro cervello riesce a percepire e memorizzare contemporaneamente da un minimo di 5 ad un massimo di 9 elementi in simultanea.

Le memorie a breve termine sono legate al fatto che un’esperienza viene mantenuta in un circuito fcomposto da vari neuroni e dai loro assoni sotto forma di una leggera attività elettrica che continua a percorrere questo circuito diverse volte finché questa attività non stimoli la formazione di contatti stabili tra cellula e cellula, e in alcuni casi la produzione di sottili prolungamenti che “chiudono il circuito” in una catena di neuroni.

Attualmente, al posto di memoria a breve termine gli psicologi cognitivi preferiscono parlare di “working memory” (WM) o memoria di lavoro, come tentativo di descrivere con più accuratezza  le dinamiche della memoria a breve termine (MBT).  Questo modello, proposto nel 1974 da  Alan Baddeley e Graham Hitch, è tripartito. Prevede un sistema attenzionale, l’esecutivo centrale che supervisiona due sistemi ausiliari: il ciclo fonologico o loop, che mantiene per breve tempo le informazioni uditive e verbali, e il taccuino visuo-spaziale, impegnato invece nellarappresentazione dello spazio. Nel 2000, Baddeley ha aggiunto un ulteriore sistema chiamato Episodic Buffer.

Il modello tripartito di Baddeley ed Hitch venne teorizzato come alternativa a quello dei magazzini a breve termine formulato da Atkinson e Shiffrin. Attualmente l’ipotesi della tripartizione della memoria di lavoro è stata ulteriormente elaborata da Baddeley stesso e da altri co-autori, ed oggi è la teoria dominante. Esistono comunque una varietà di visioni alternative che forniscono differenti prospettive rispetto alla struttura del sistema di MDL.

Il concetto di working memory sviluppa precedenti idee elaborate a partire dagli anni cinquanta dalla psicologia cognitivista, che inizia ad occuparsi di diverse forme di memoria. In particolare la working memory è legata al concetto di memoria a breve termine, intesa come una parte di informazioni che vengono intrattenute temporaneamente dal sistema memoria, con una portata breve. È quindi un sistema per l’immagazzinamento temporaneo e di manipolazione dell’informazione, costituendo un link tra percezione ed azione controllata. L’architettura multicomponenziale del modello costituisce un superamento del vecchio modello dei “magazzini”di Atkinson e Shiffrin, che descrivevano la memoria di lavoro come un magazzino unitario capace di contenere e manipolare le informazioni e allo stesso tempo di esercitare le funzioni cognitive, senza che i compiti interferissero tra loro. E’ grazie a teorie come i livelli di elaborazione (Craik e Lockhart. 1972) e allo sviluppo di tecniche come l’interferenza selettiva, che  nel 1974  Baddeley e Hitch propongono il modello tripartito di working memory, poi perfezionato e integrato negli anni.

Per capire quali strategie consentano di ottimizzare le risorse naturali della nostra memoria, e consentire il passaggio delle informazioni da una memoria a breve termine nel lavoro ad un ricordo più duraturo nel tempo,

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potrai da solo misurarti con te stesso per capire quanto valore in più ha la tua capacità mnemonica.

Pochi sanno che esistono vari tipi di intelligenza.

Di solito l’intelligenza viene suddivisa in tre tipi: verbale, numerica e spaziale, le basi per calcolare il QI standard. In realtà esistono anche l’intelligenza creativa, sensuale, fisica, personale, sessuale, spirituale e sociale.

L’Intelligenza Sociale indica quanto riusciamo a relazionarci con gli altri. Dopotutto noi siamo “animali sociali” e quindi questa capacità ha un peso rilevante!

Per cominciare, bisogna essere capaci di relazionarsi con le persone sul piano individuale, in piccoli gruppi, in situazioni con più persone e anche in contesti collettivi più ampi. Essere cioè coinvolti in una comunicazione brain to brain, da cervello a cervello. Il cervello umano è l’organo più complesso, raffinato e potente di tutto l’universo. Avere a che fare con un solo cervello è già impegnativo, gestire contemporaneamente più cervelli con successo è certamente un segno di genialità!vedi anche Pnl e comunicazione..)

Lo sviluppo di queste capacità è indice di un’ Intelligenza Sociale molto sviluppata.

Le persone socialmente intelligenti hanno bisogno di usare tutte le loro capacità celebrali per comunicare e “leggere” gli altri. Persone di questo tipo hanno atteggiamenti che incoraggiano a crescere, creare, comunicare e a fare amicizia, e sanno come farsi e mantenere delle amicizie!

Questa intelligenza importantissima riguarda anche la capacità di affrontare le situazioni di conflitto e di negoziazione, applicando la filosofia del vincere-vincere (concludendo in buoni rapporti e con un vantaggio per entrambi i concorrenti) e avendo la capacità, attraverso la lettura del linguaggio verbale e non verbale dell’altra persona, di entrare in empatia il più possibile con quest’ultima al fine di creare ottimi rapporti e avere successo nelle trattative.

Tutte queste capacità richiedono che la persona socialmente intelligente sia un abile conversatore e ascoltatore, in grado di relazionarsi con altri provenienti da ambienti, età, culture e strati sociali diversi, e soprattutto di far sentire quelle persone rilassate e a proprio agio in sua presenza.

I manager hanno bisogno di Intelligenza Sociale per fare il loro lavoro. E anche i commessi, gli assistenti sociali, lo staff di un albergo, i dipendenti di agenzie, enti pubblici ecc.(vedi anche Comunicazione efficace e parlare in pubblico) In realtà, chiunque abbia a che fare con gli altri nel corso della giornata! Il quoziente intellettivo sociale rispecchia una delle più importanti e benefiche intelligenze che possiamo sviluppare, e la buona notizia e che possiamo svilupparla davvero!

Richiedi informazioni sul nostro sito!

http://www.memorizzare.eu/index.php/2010/09/27/comunicazione-efficace-e-parlare-in-pubblico.html

Le microespressioni facciali come si imparano? e cosa sono?

sono espressioni che compaiono sul nostro volto per circa  1/5 di secondo,  manifestando le emozioni del momento. Data la loro brevità è praticamente impossibile falsificarle. Il nostro  viso non mente. Una contrazione dei muscoli in un certo modo piuttosto che in un altro è un chiaro segno di una determinata emozione.  Il volto e il corpo, attraverso il loro linguaggio comunicano più di mille parole. Non possiamo “non comunicare” qualcosa attraverso il nostro corpo o la nostra mimica facciale. E’ impossibile controllarle le nostre microespressioni.  Neanche il più abile ed esperto mentitore riuscirebbe a trattenere una microespressione dettata da una determinata emozione in quel preciso istante. Conoscerle le microespressioni facciali ci aprirà un mondo, e ci permetterà di scoprire molte cose sui nostri interlocutori. Se sono sinceri, se cercano di nascondere il loro imbarazzo, se sono indignati,  se sono davvero tristi o felici.

Paul Ekman, il primo studioso di microespressioni facciali, ha individuato 6 emozioni principali che dettano una microespressione: felicità, paura,disprezzo,sorpresa, tristezza, collera.

Quanto è importante “leggere” il volto? Quanto può farci la differenza capire la reale emozione provata da chi ci è accanto? L’abilità particolare non sta soltanto nel riconoscere la microespressione con la relativa emozione, ma nel saperla cogliere nel tempo che dura, cioè una  frazione di secondo. E’ quel piccolo dettaglio a fare la differenza.

Vuoi saperne di più? Le microespressioni facciali sono on line. La tua curiosità sta per essere soddisfatta. Come e dove trovare le microespressioni on line?

  • È stato già svolto un interessantissimo laboratorio tematico a riguardo. Potrai guardarlo consultando il nostro sito www.formazionepersonale.it , accedendo all’archivio della live TV.
  • Scaricando il programma dei laboratori tematici, sempre accedendo al sito, potrai consultare le prossime date nelle quali sarà affrontato questo tema.
  • Puoi ancora documentarti on line sulle microespressioni consultando i vari articoli del nostro blog, sia sulle microespressioni che su Ekman
  • · La notizia straordinaria è che per la prima volta in Italia, sta per prendere il via il corso sulle microespressioni facciali – F.A.C.S. – della nostra società, la Cordua Formazione. Potrai studiarle, apprenderle e iniziare a fare pratica con dei software appositi.

Immagina come sarà una volta che, con un po’ di pratica ,sarai diventato un abile riconoscitore. Con pochi clic, il mondo delle microespressioni facciali è tutto vero e a tua disposizione.

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Torniamo a parlare della gestione del tempo.

Oggi andremo ad approfondire l’argomento trattato in precedenza sulle priorità.

1. Definire l’obiettivo: definire cosa vogliamo fare ci aiuta a fissarci una meta, senza di quella non troveremo un motivo valido per ottimizzare l’utilizzo del nostro tempo. E’ importante scrivere i nostri obiettivi, nero su bianco. se scrivi i tuoi obiettivi fissi su carta i tuoi pensieri. Ciò ha un potere maggiore perchè è come dare ordini precisi al tuo inconscio. Infine diamo una scadenza ai nostri obiettivi che possono essere a breve termine o lungo termine. Dare una scadenza ci serve a non rimandare.

2.Definire cosa da fare (vedi multitasking): cosa devo fare per raggiungere quell’obiettivo?

Insomma dobbiamo creare un piano d’azione, lavorando per sotto-obiettivi.,(tasks) che ci porteranno al raggiungimento del nostro scopo finale.

3.Ordinare le priorità: siamo sempre tutti pieni di cose importantissime o urgentissime da fare. Ma qual’ è la differenza tra urgente e importante?

Urgente: qualcosa che va fatto il prima possibile.

Importante: qualcosa che se fatto ci porta al raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo fissati.

Ci capita spesso di confondere le due cose, tale confusione ci fa perdere di vista non solo l’obiettivo, ma perdiamo anche tantissimo tempo.  Possiamo imparare ad organizzare meglio il nostro tempo seguendo le combinazioni tra urgente e importante, inserendo le nostre attività secondo lo schema dei quattro quadranti:

Quadrante 1 IMPORTANTE – NON URGENTE: contiene le attività meno urgenti ma più importanti. Pur non essendo urgenti, le attività di questo quadrante ci portano a realizzare il nostro scopo. Non essendo urgenti, possiamo pianificarle con attenzione dedicandoci il giusto tempo.

Quadrante 2 IMPORTANTE  – URGENTE: contiene le attività più urgenti ed importanti. Sono le attività importanti e sono da fare subito.

Quadrante 3 NON URGENTE – NON IMPORTANTE: contiene le attività che non sono nè importanti nè urgenti. Insomma sono le cose che ci fanno perdere tempo e che non ci interessano per raggiungere il nostro obiettivo

Quadrante 4 URGENTE – NON IMPORTANTE: contiene le attività che distraggono la nostra attenzione dalle cose importanti come interruzioni inutili, telefonate in attese, cose che magari qualcuno ci impone di fare subito, ma sappiamo che possono aspettare o sono inutili.

Infine, la cosa migliore da fare è agire! Certo non sarà immediato ma imparare a gestire al meglio il nostro tempo ci sarà non solo di aiuto per raggiungere i nostri obiettivi, ma saremo più motivati e meno stanchi.

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