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Come esercitare il cervello?

Innanzi tutto, per una testa vincente servono:

-consapevolezza

-concentrazione

-ginnastica

-motivazione

-adattabilità

-equilibrio

-memoria

Le chiavi di un cervello vincente sono autoconsapevolezza, concentrazione, ginnastica, motivazione, adattabilità e resilenza (capacità di recupero), equilibrio emotivo e memoria: sono alcuni dei suggerimenti per un “cervello di successo” che arrivano dal libro The Winner’s Brain di Mark Fenske e Jeff brown, due neurologi statunitensi che spiegano come esercitare il cervello le relazioni che ci sono tra le capacità mentali e l’invecchiamento.

Per esercitare l’autoconsapevolezza, un esercizio è quello di vedere un film senza audio e capire dalle espressioni del volto degli attori quali sono le loro emozioni (vedi cosa sono le microespressioni facciali?). Per aumentare la motivazione, invece, bisogna affrontare i compiti, specie quelli difficili, dividendoli per parti. La concentrazione si migliora non sforzandola troppo. Serve l’ adattabilità per un cervello che funzioni al meglio: si consigliano yoga e meditazione. La memoria (vedi come ringiovanire la memoria) poi si rinforza eliminando informazioni inutili. L’elasticità e la capacità di recupero (resilenza) si possono coltivare immaginando cosa farebbe nella nostra situazione una persona che per voi è un modello. “Controlla l’ emotività e pensa alle situazioni difficili come a delle opportunità non come a dei problemi”, spiegano i neurologi. Infine “fai esercizio fisico perchè fa bene al cervello”.

E’ capendo “come esercitare il cervello” che riusciamo a prolungare la nostra vita fisica e celebrale!

Le ultime ricerche compiute nel campo della neuro-fisiologia, affermano come sia variegata l’attivazione cerebrale nell’istante in cui si va a memorizzare velocemente attraverso l’uso delle immagini creative e non solo…

Quali aree del nostro cervello “si accendono”?

Sapevate che il poeta e il manager in fondo fanno lo stesso lavoro?

Sì, perché secondo ultime ricerche neurofisiologiche, comporre dei versi o trovare delle soluzioni “creative” ai problemi aziendali coinvolgono le stesse aree del cervello, quelle che fanno capo al pensiero laterale. Le analisi fatte con la Pet (tomografia a emissione di positroni) hanno permesso di localizzare quali aree del cervello si attivano durante questo processo. Sono coinvolte molte zone, in particolare quelle dell’emisfero destro, sede dei processi di percezione delle immagini, delle intuizioni, dell’istinto geniale ma anche della emotività. Ma non solo. L’attività creativa mette in gioco anche il sinistro, l’area deputata ai processi logico razionali. Una sinergia di azioni, quindi.

Ecco quali sono le aree che “si accendono” quando mettiamo in azione il pensiero laterale e quindi entra in gioco il ruolo della creatività:

LOBO FRONTALE

E’ la sede del pensiero: i lobi frontali mediano le abilità di pensiero astratto, organizzano il comportamento in sequenze logiche e in serie temporale.

REGIONE PRE FRONTALE

Stando agli studi di Paul Howard-Jones, neurologo dell’università di Bristol, l’area si attiva quando cerchiamo un punto di vista originale.

AREA DI BROCA

Parte dell’emisfero sinistro del cervello, le cui funzioni sono coinvolte nell’elaborazione e comprensione del linguaggio.

LOBO PARIETALE

Importante per la rappresentazione spaziale, si attiva quando cerchiamo di collocare un certo elemento in un certo spazio.

LOBO OCCIPITALE

E’ l’area preposta alla sensibilità visiva, serve per mettere a fuoco elementi da associare nel pensiero laterale

Le origini della lettura veloce risalgono agli inizi del ventesimo secolo,quando l’aumento esponenziale delle pubblicazioni inondò i lettori con più materiale scritto di quanto potessero riuscire a gestire con una normale velocità di lettura. Tuttavia,i primi corsi si basarono su informazioni provenienti da una fonte piuttosto inaspettata :  l’aviazione inglese.

Durante la prima guerra mondiale, i tattici dell’aviazione britannica avevano scoperto che un certo numero di piloti, durante il volo, non era in grado di riconoscere altri aerei avvistati a distanza.

Nella situazione di vita o di morte di un combattimento, questo era ovviamente un grande svantaggio, e i tattici si misero a cercare una soluzione.

Svilupparono cosi un macchinario chiamato tachistoscopio, in grado di proiettare immagini su un ampio schermo per intervalli di tempo variabili.

Cominciarono proiettando immagini piuttosto grandi di aerei amici e nemici per intervalli di tempo relativamente lunghi(circa un secondo); poi ridussero progressivamente il  tempo in cui l’immagine  rimaneva visibile, nonché le dimensione e l’angolatura delle immagine stessa. Con grande sorpresa scoprirono che,con un po’ di allenamento, una persona media era capace di distinguere immagini di diversi aerei, grandi quasi quanto un puntino, apparse sullo schermo per solo un cinquecentesimo di secondo. Riflettendo sul fatto che, se gli occhi erano in grado di vedere a quella velocita’ straordinaria, la velocita’ di lettura poteva evidentemente essere migliorata in misura notevole, decisero di trasferire queste scoperte nel campo della lettura. Usando esattamente lo stesso macchinario, prima fecero apparire sullo schermo una parola scritta in caratteri molto grandi per una durata di cinque secondi, riducendo poi gradualmente le dimensioni della parola e diminuendo la durata di ogni esposizione. Alla fine riuscirono a proiettare sullo schermo quattro parole contemporaneamente per un cinquecentesimo di secondo, constatando che i soggetti erano in grado di leggerle.

Come conseguenza di queste scoperte, la maggior parte dei corsi di lettura veloce è stata basata su allenamenti mediante flash-card o tachistoscopio (noto anche come “allenamento a schermo fisso”). In media, la velocita’di lettura passava da 200 a 400 parole al minuto.

Al primo impatto sembra incredibile raddoppiare la propria velocità di lettura!

Tuttavia, da un punto di vista matematico, c’è qualcosa che non va. Se l’occhio è in grado di riconoscere immagini (per esempio, un aereo o una parola) in un cinquecentesimo di secondo, allora si potrebbe aspettare una lettura pari a 500 parole al secondo, che equivale  a 30.000 (ovvero un breve libro) parole al minuto! Dove sono finite le altre 23.600 parole? Non rendendosi conto di tutto ciò, gli istruttori continuarono coraggiosamente la loro battaglia con l’aito del tachistoscopio.

Il loro approcio consisteva nel misurare i progressi di uno studente su un grafico diviso per unita’ decimali, da 100 a 400 parole al minuto. Con un allenamento regolare, la maggior parte delle persone riusciva ad aumentare la propria media da 200 a 400 parole al minuto, esattamente la differenza tra uno studente delle scuole elementari e un laureato. Gli studenti che progredivano grazie al tachistoscopio riferivano di sentirsi in generale insoddisfatti dei loro risultati  dopo qualche settimana di “lettura da post-laureato”.

La maggior parte di loro riferiva che, poco dopo la fine del corso, la velocità di lettura tornava inesorabilmelmente al livello precedente. Solo recentemente ci si è resi conto che il normale intervallo di tempo della capacità di lettura va più o meno da 200 a 400 parole al minuto e che la maggior parte delle persone si trova attorno al livello più basso di questa forbice. Alcune dinamiche di lettura veloce, come ad esempio, l’aumento di capacità di lettura osservato durante i corsi condotti  con l’utilizzo del tachistoscopio, in realtà, non aveva nessuna relazione con il tipo di allenamento in sé, ma dipendeva di più dal fatto che gli studenti erano molto motivati per una serie di settimane, e perciò riuscivano a raggiungere il massimo della loro normale abilità. Un’altra spiegazione del fallimento di questo approccio si può trovare  facendo riferimento alla regola di base dell’osservazione: per vedere una cosa chiaramente, il proprio occhio deve essere immobile rispetto all’oggetto che vede. L’ingresso nel ventunesimo secolo porta con sé la consapevolezza del fatto che non sono principalmente gli occhi a svolgere il lavoro di lettura, ma anche il cervello. Questa straordinaria presa di coscienza costituisce la base di un approccio interamente nuovo a questo campo.

La lettura veloce oggi presenta esercizi che permettono di sviluppare le abilità sia degli occhi, sia del cervello, consentendoti di integrarli a formare un unico strumento che ti trasformerà in una “centrale energetica intellettuale”.

IL RUOLO DEL “PENSIERO LATERALE” HA RIFLESSI SULLA MEMORIZZAZIONE VELOCE.

IN CHE MODO?

VEDIAMOLO PURE

Sul tavolo c’è una bottiglia di latte riempita a metà di acqua. Che cos’è? Potrebbe essere una bottiglia con un po’ d’acqua, ma anche un po’ d’acqua dentro una bottiglia di latte. Per capire il pensiero laterale bisogna cominciare così: sparigliando le carte in tavola, cambiando prospettiva, eliminando le rigidità. Brevettato nel 1967 dallo psicologo maltese Edward De Bono, il pensiero laterale è un metodo che stimola la creatività. A differenza del pensiero verticale, logico, quello laterale <<non è selettivo, bensì produttivo>>.

Mentre in un pensiero logico andiamo dritti a cercare la migliore delle soluzioni possibili scartando tutte le altre,nel laterale prestiamo attenzione a molte più soluzioni

<<Ma questo non vuol dire generare il caos, bensì avere più scelta>>.

Se, per esempio, dobbiamo scegliere un nuovo impiego, non ci fermeremo a quello più congeniale ai nostri studi. Cominceremo a chiederci perché vogliamo fare quello,perché ci piace,e così via. La “tecnica dei perchè” è uno dei cardini del pensiero laterale: sviscerando a fondo un desiderio o un problema, riusciremo a scoprire lati insospettabili.

Quanto appena spiegato sulla creatività, è stato da più personalità scientifiche, definito un processo mentale che ha delle forti ricadute sul memorizzare velocemente.

Continuando su questo tema, scopriamo

La carta di Sherlock

C’è bisogno di uno spostamento di prospettiva. Che cosa vuol dire? Per spiegarmi meglio vi cito l’aneddoto di una vecchia e bisbetica nobildonna che voleva dimagrire. Vennero chiamati i medici più illustri, ma le loro diete venivano rispedite al mittente. Finchè  arrivò un medico giovane, che prescrisse alla paziente un bicchiere di latte zuccherato prima dei pasti: soddisfaceva la gola della donna e le riduceva l’appetito. Il pensiero laterale era la carta vincente di Sherlok Holmes, che risolveva i problemi non per logica, bensì per… assemblamento casuale. Metodo deduttivo: prendeva tutti gli elementi di un caso, li sparpagliava come fossero pezzi di carta e cercava connessioni, corrispondenze casuali. L’intuizione arrivava come per miracolo. Non è un caso.

Il sonno rende più intuitivi

Per lo psichiatra Giovanni Liotti <<l’architettura e la fisiologia della memoria  e della conoscenza è ampiamente non conscia. Accade allora di pensare che abbiamo avuto l’intuizione, il lampo di genio, quando meno ce lo aspettavamo>>. Come nel sonno: il chimico russo Dmitri Mendeleev progettò la sua tavola periodica degli elementi grazie a un’idea giunta mentre dormiva. Ullrich Wagner, ricercatore all’università di Lubecca, ha scoperto che dormire otto ore migliora l’intuizione e il pensiero laterale.

Il ruolo della creatività dunque, come anticipato nel titolo del post, ha un grande peso sui processi intuitivi e non solo.

il risultato di memorizzare velocemente è un altro dei riflessi importanti delle dinamiche descritte (in uno dei prossimi articoli approfondiremo anche il tema di come sia possibile “memorizzare velocemente con le mappe mentali”)

A differenza del pensiero verticale, qui ci vuole fantasia. Uno degli esercizi classici riguarda l’uomo che, al ristorante, consuma un pasto abbondante e costoso ma se ne va senza pagare. Com’è possibile? Il pensiero laterale offre soluzioni di questo tipo: l’uomo è un personaggio famosissimo  e gli basta un autografo per pagare il pranzo. Ma ci possono essere alternative. Sì, perché qui è importante sospendere il giudizio e accettare tutte le soluzioni possibili, anche quelle che sembrano fuori luogo. Dice Gianni Clocchiatti, esperto di tecniche creative: <<La creatività ha bisogno di libertà, di assoluta autonomia. Mai giudicare le idee>>.

Funziona come l’umorismo

Infine sapevate che il pensiero laterale e l’umorismo condividono lo stesso percorso?

Il segreto dell’umorismo sta nel “deviare dal tracciato”: dire una cosa e poi farne seguire una che spiazza, che suscita la risata. Così nel pensiero laterale: guardando un ragazzo seduto su una panchina io posso affermare (anche) che quello che vedo è “un posto della panchina occupato da una figura maschile”. O anche “una panchina mezza vuota” e così via. Un po’ come il detto “Quando il saggio indica la Luna, lo stolto guarda il dito”. Guardiamo la Luna!

Come è possibile migliorare la propria creatività, e cosa si intende per punto E?

Prima di rispondere a questa domanda, è interessante prendere qualche spunto da chi, di creatività, ne ha avuta da vendere!

Verso la fine dell’ottocento le industrie dell’abbigliamento si accorsero di avere un problema.

Le scarpe. I calzari di moda all’epoca erano alti e pesanti, poco pratici da chiudere. Fu l’inventore della macchina da cucire, Elias Howe che pensò ad un sistema di chiusura tramite ganci uniti da un cordoncino. Era l’intuizione che poi avrebbe portato alla cerniera lampo. La quale arrivo grazie alla creatività dello svedese Gideon Sundback (1880-1954), che fissò la cerniera su due lembi di stoffa.

Ma non era tutto: fu necessario il pragmatismo di Bertram G.Work, nel 1923 per arrivare alla moderna e comune zip, commercializzata come accessorio. I cervelli di Howe, Sundback e Work avevano molti punti in comune, però hanno lavorato diversamente.

Perché intuizione, creatività e pragmatismo parlano linguaggi differenti.

<<Nei tre momenti>>, dice Paolo Legrenzi, docente di Psicologia all’università Iuav di Venezia con alle spalle anni di studi sui processi creativi, <<noi adottiamo combinazioni diverse delle aree celebrali>>.

L’intuizione è forse lo stato più affascinante.

La famosa “lampadina” oggi è più chiara agli scienziati.

Si trova nell’area del cervello nel lobo temporale destro,dietro alla tempia, verso l’ orecchio.

Ribattezzato “punto E” (in omaggio alla celebre esclamazione di Archimede, <<Eureka>>)

è l’aria che si accende quando scopriamo all’improvviso un’idea chiave o la soluzione a un problema.

Quando seguiamo un ragionamento di tipo “classico” per risolvere un rompicapo, invece questa zona resta a riposo.

Ma come funziona il “cervello intuitivo”?

E più portato alle emozioni, innanzitutto. Perché stando a una ricerca dell’Università del san Raffaele di Milano, il coinvolgimento emotivo ci fa ragionare più velocemente, con maggiori probabilità di arrivare a intuizioni inattese. Inoltre, accade una cosa curiosa: quando arriva il lampo di genio, il nostro cervello attiva la corteccia temporale e frontale, come se, con questo, “spegnesse” tutti gli altri pensieri e attività cerebrali, possibili fonti di distrazione.

<<Però attenzione, le intuizioni migliori sono quelle che abbiamo nei campi dove siamo più esperti. Le altre possono essere fallaci>>.

E non è detto, poi, che un cervello più propenso alle intuizioni sia anche un cervello più creativo.

Perché la creatività è un’altra cosa: è la capacità di non arrivare direttamente alla soluzione ma fare una strada diversa, più affascinante.

Non importa l’arrivo, insomma, ma il viaggio, anche se tortuoso e pieno di rischi.

Il cervello creativo è complesso e, ad osservarlo dalle neuro-immagini degli scienziati,sembra una danza: un valzer tra il lato destro e quello sinistro, ossia l’area delle emozione e l’area della razionalità. E’ così: secondo un esperimento condotto all’università di Lund, in Svezia, nel “creativo” la circolazione sanguigna si attiva in entrambe le regioni anteriori, ossia le regioni anteriori, ossia i lobi frontali. Nei meno estrosi, si è visto che nei testi il flusso del sangue continua solo nel lobo sinistro, ossia si continua a ragionare con il pensiero razionale.

<<La vera creatività non vuol dire risolvere il problema, ma creare soluzioni più fantasiose…attivando il  punto E !!>>.

Come ti è stato insegnato a leggere?

Ti ricordi con quale metodo ti hanno insegnato a leggere?

Con il metodo fonico?

Oppure attraverso il metodo”guarda e pronuncia”?

Oppure ancora un’unione dei due?

Il metodo fonico consiste nell’imparare dapprima l’alfabeto dalla A alla Z e nell’associare poi ad ogni lettera il corrispondente suono (cosi R si legge”r”, anziché “erre).

In seguito, al bambino vengono presentate le lettere e i suoni nel contesto di una parola.

Quindi, di fronte alle parole”il sole”, si insegna dapprima a leggere “iii-lll-sss-ooo-lll-eee” (non”i-elle-esse-o-elle-e”), finché il bambino acquisisce la necessaria fluidità.

Quando il bambino ha imparato a produrre i suoni corretti (cioè vocalizza nel modo giusto), gli viene insegnato a leggere silenziosamente.

Quest’ultimo passaggio spesso richiede molto più tempo, e molti bambini, anche da adulti,non riescono mai a superare la fase della lettura dove muovono le labbra.

Quelli che invece riescono a superare questa fase, potrebbero, tuttavia continuare a vocalizzare tra sé e sé.

In altre parole, sono consapevoli a livello conscio, mentre leggono, del suono che ha ogni parola.

Questa si chiama sub vocalizzazione.

Anche il metodo”guarda e pronuncia”si basa su una parola o una risposta verbale.

Al bambino viene mostrata un’immagine (per esempio una mucca) con una didascalia che rappresenta il soggetto, cioè ”mucca”.

Quando il bambino avrà automatizzato il processo, si troverà in una posizione simile a quella del bambino a cui è stato insegnato a leggere mediante il metodo fonico:

è capace di leggere, pur continuando a sub-vocalizzare, e si sente dire che dovrebbe, al contrario, leggere in silenzio.

Una volta che il bambino si è dimostrato in grado di riconoscere le parole e di leggere in silenzio, di solito si dà per scontato che abbia imparato a leggere e che, quindi, nsia alfabetizzato.

Dall’età di sette in avanti gli vengono fornite pochissime istruzioni supplementari, poiché si crede che, una volta assimilata la capacità di leggere, il bambino abbia semplicemente il bisogno di metterla in pratica.

Ciò non potrebbe essere più lontano dalla verità, poiché ciò che in realtà è stato insegnato al bambino è solo la primissima fase della lettura.

Lasciare il bambino in questo stato, in cui rimane fino all’età adulta, è un po’ come assumere che, una volta che un bambino ha iniziato a gattonare ,il processo di locomozione sia già terminato!

Eppure sono rimasti inesplorati i mondi del camminare, correre, ballare e di tutte le attività collegate.

La stessa cosa si può dire della lettura.

Ci hanno lasciato gattonare sul pavimento; ora è il momento di imparare a camminare, correre e ballare, scopri come andando ad approfondire questo argomento.

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