Tutti noi siamo in grado di comunicare con il volto. E’ una capacità naturale, la maggior parte dei messaggi che vogliamo trasmettere e delle emozioni che proviamo passano attraverso i gesti non verbali come quelli del viso e del resto del nostro corpo. E tutti siamo più o meno in grado consapevolmente di decifrare i messaggi non verbali senza i quali sarebbe difficile avere qualunque tipo di relazione. Le espressioni del volto contano quindi molto più delle parole. Anche quando stiamo in silenzio il nostro corpo comunica qualcosa alla persona che abbiamo di fronte.

La lettura e l’interpretazione dei messaggi del volto però non sempre si rivela corretta. In particolare quando parliamo di microespressioni facciali dobbiamo prestare molta attenzione ai segnali che osserviamo o che crediamo di vedere perché un’analisi errata potrebbe compromettere la nostra comunicazione.

Tra tutti i gesti che il nostro corpo compie per poter comunicare un messaggio o un’emozione le microespressioni facciali sono quelle più complesse da cogliere. Esse si presentano come movimenti composti e rapidissimi dei muscoli del volto. Alcune delle emozioni che proviamo, quelle che Paul Ekman il “padre” della mimica facciale, definisce emozioni primarie, vengono espresse sul nostro volto attraverso una ben determinata combinazione di movimenti muscolari. Ognuna delle sette emozioni primarie (rabbia, felicità, sorpresa, paura, tristezza, disgusto e disprezzo), ha una propria mimica che è unica e inconfondibile. La difficoltà nel cogliere le microespressioni facciali, sta nella loro rapidità, quelle reali e spontanee durano meno di un secondo, e possono essere colte solo da un occhio esperto.

Le microespressioni facciali delle emozioni coinvolgono tre aree del volto in particolare: fronte e sopracciglia, occhi e bocca. Quando tutte e tre le aree sono coinvolte, quindi si attivano per creare un’espressione allora stiamo osservando una mimica reale di un’emozione. In tutti gli altri casi possiamo trovarci di fronte ad un emblema, ossia un segnale più o meno spontaneo che comunica un messaggio ma non un’emozione, o ad una forzatura di una espressione che quindi non esprime un’emozione realmente provata.

Nei prossimi post approfondiremo questo argomento.

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