Il nostro volto trasmette tantissimi messaggi, continuamente. In particolare le microespressioni  sono il mezzo attraverso il quale emblemiinconsciamente trasmettiamo le nostre emozioni. Le microespressioni appaiono sul nostro volto in maniera rapidissima. Gli studi sulla mimica facciale condotti da Paul Ekman ci permettono oggi di riconoscere sette emozioni principali: rabbia, felicità, sorpresa, paura, disgusto, disprezzo e tristezza. Le combinazioni di movimenti muscolari che si attivano sul nostro volto quando proviamo un’emozione una volta riconosciute ci riconducono ad una particolare emozione. Una delle caratteristiche principali delle microespressioni e la loro universalità. Le microespressioni facciali quindi sono uguali per tutti, in tutto il mondo, indipendentemente dalla razza, dal sesso, dalla cultura o dal tipo di istruzione ricevuta. Ma sul nostro volto compaiono tantissimi altri segnali, che un occhio inesperto potrebbe scambiare per microespressioni. Questi segnali facciali sono gli emblemi. Gli emblemi sono simboli specifici che utilizziamo consapevolmente per comunicare qualcosa. Gli emblemi nascono quando utilizziamo una mimica parziale per comunicare un messaggio ben preciso. Gli emblemi hanno principalmente un valore sociale o personale. A differenza delle microespressioni facciali non sono uguali per tutti ma variano in base alla cultura di appartenenza. Esempi di emblemi, nella nostra cultura, possono essere: l’occhiolino, i movimenti del capo per dire si o no, il saluto fatto alzando le sopracciglia.

Come facciamo a distinguere gli emblemi dalle microespressioni? Oltre alla loro non universalità, gli emblemi si distinguono dalle microespressioni facciali per la loro durata. Una microespressione sarà sempre più breve di un emblema. Inoltre dobbiamo tener conto, anche delle altre due regole di base che contraddistinguono le microespressioni facciali ossia la simmetria della mimica e la collocazione nel discorso. Infine possiamo sempre ricondurci ad interpretare gli altri segnali non verbali e alla contestualizzazione.

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