Riconoscere le menzogne non è sempre facile, tuttavia, prestando attenzione a una serie di indizi riguardanti il comportamento verbale e non verbale di chi abbiamo di fronte, potremmo riuscire a smascherare un’eventuale menzogna nello stesso istante in cui ci viene raccontata. Possiamo riscontrare gli indicatori della menzogna, in particolare sul volto. Il volto è l’area del nostro corpo che più di tutte esprime le emozioni. Ekman, con i suoi studi sulle microespressioni facciali, ci ha permesso di capire, attraverso l’attenta osservazione della mimica del volto, quali sono le emozioni reali e sincere e quando invece un’espressione si verifica in maniera forzata e non veritiera. Ogni emozione viene espressa sul viso attraverso l’attivazione di tre aree del volto.

Un’espressione sincera si verifica in maniera armonica su tutte e tre le aree. Ma possiamo essere in grado di riconoscere le menzogne anche analizzando altri segnali verbali e soprattutto non verbali. Possiamo quindi focalizzarci non solo sul volto, ma anche osservare gli altri segnali del corpo. Alcuni segnali importanti possono arrivarci dagli occhi. Osservando la direzione dello sguardo del nostro interlocutore possiamo comprendere quale funzione del cervello sta attivando e che tipo di stimolo sta elaborando. Uno sguardo rivolto verso destra può indicare che chi abbiamo di fronte sta ricorrendo all’immaginazione per inventare un’immagine (sguardo in alto), un suono (sguardo laterale) o un’esperienza che può essere cinestetica (sguardo in basso); viceversa, uno sguardo rivolto a sinistra rivelerebbe che il nostro interlocutore sta facendo ricorso alla memoria per ricordare i medesimi stimoli. Allo stesso tempo, lo sbattere ripetutamente le palpebre o l’eventuale presenza di pupille dilatate, sarebbero la prova di un’effettiva attivazione emotiva. Anche la durata dello sguardo può fornirci alcune indicazioni su ciò che sta pensando il nostro interlocutore.

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