Svelare la menzogna non è una cosa semplice. Nell’interpretazione dei segnali non verbali e delle microespressioni facciali, in particolare di svelare_menzognaquelli del volto, sussistono una serie di variabili che vanno oltre la nostra sensibilità e acutezza sensoriale, e che coinvolgono la nostra conoscenza in materia. Sicuramente quelli più sensibili e attenti osservatori tra noi, avranno, per predisposizione naturale, una maggiore facilità a capire se “qualcosa non torna”, ciò non prescinde dal fatto che per effettuare una chiara e corretta lettura dei messaggio del volto è necessaria una certa consapevolezza ed esperienza. Gli studi effettuati da Paul Ekman negli ultimi decenni ci permettono di conoscere con facilità non solo le microespressioni facciali e le sette emozioni primarie che le generano ma anche di capire, attraverso l’individuazione di alcuni importanti segnali, quando una persona ci mente cercando di nascondere un’emozione.

Il primo aspetto da analizzare quando sentiamo che qualcosa non va in ciò che il nostro interlocutore ci dice è la morfologia del viso. Un’emozione vera e sincera viene espressa attraverso determinate aree del volto. Molti movimenti muscolari del viso inoltre sono difficilissimi da simulare. L’incongruenza tra ciò che viene espresso con le parole e la mimica del volto è un segnale di menzogna. Inoltre, la veridicità di una espressione è data dall’armonia, se un’espressione compare in maniera asimmetrica sul volto del nostro interlocutore allora possiamo permetterci di andare a fondo per capire cosa cerca di nasconderci. Il secondo aspetto da analizzare ha a che fare con la durata dell’espressione. Ricordiamoci che le microespressioni facciali durano meno di un secondo. Un’espressione che si prolunga nel tempo potrebbe non essere vera.  Il terzo aspetto riguarda la collocazione delle espressioni nel discorso. Se il nostro interlocutore ci dice di essere arrabbiato mentre sorride, parole ed espressione non sono congruenti tra loro.

Nella lettura della mimica facciale dobbiamo ricordare l’importanza della contestualizzazione. Non ha tanto a che fare con il nostro interlocutore ma con la nostra capacità di individuare i messaggi non verbali e, prima di emettere il nostro giudizio, inserirlo nel contesto nel quale ci troviamo. Questo ci permette di evitare errori di interpretazione che potrebbero influire negativamente sulla nostra comunicazione.

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