Il nostro volto è una macchina molto complessa sul quale compaiono in continuazioni le espressioni facciali. Le espressioni sono strettamente legate alle nostre emozioni. Sulle reazioni emotive che compaiono sul volto gli studi sono stati numerosi a partire da Darwin alla fine dell’ottocento, fino ad arrivare a Paul Ekman negli anni sessanta. Le espressioni facciali esprimono le nostre emozioni, tali espressioni avvengono in maniera inconsapevole e del tutto spontanea. Le teorie sull’universalità delle emozioni introdotte da Darwin vedono la loro conferma ed evoluzione grazie agli studi di Ekman, che non solo confermò la loro universalità ma individuò alcune espressioni primarie e studiò la mimica facciale a partire dai movimenti muscolari che compongono ciascuna espressione legata ad una emozione. Lo studio, l’analisi e l’interpretazione fatte da Ekman si basano sulle sette emozioni primarie che sono: rabbia, disgusto, disprezzo, felicità, tristezza, paura e sorpresa. L’universalità delle emozioni viene probabilmente ricondotta al fatto che le emozioni hanno radici biologiche e quindi non hanno bisogno di essere apprese con il tempo ne dipendono dalla cultura alla quale apparteniamo.

Le espressioni del volto sono spesso complesse e ambigue; questo accade soprattutto perché provengono da un sistema duplice, volontario e involontario, capace di mentire e di dire la verità; a volte, contemporaneamente.
Le espressioni vere, sentite, attivano il movimento spontaneo di alcune regioni muscolari del volto; è possibile simularle, ma in modo, in genere, non convincente. Quelle false invece sono intenzionali e comportano l’innesco volontario di una “maschera”: servono, in questo caso, a nascondere ciò che si prova veramente o a mostrare qualcosa che non si sente.

Ma come possiamo capire se un’emozione è vera o no? Esistono tre parametri fondamentali sui quali possiamo basarci quando analizziamo la mimica facciale: asimmetria, durata, collocazione nell’interlocuzione. Un’espressione facciale è asimmetrica quando le espressioni compaiono in maniera non identica sulle due metà del viso. La durata di un’espressione reale è pari a meno di un secondo. Quando un’espressione di protrae per un tempo più lungo quell’espressione è forzata, quindi non è reale. Anche la collocazione nel discorso è fondamentale per riconoscere se un’espressione è vera. Mimica facciale e parlato devono essere congruenti.

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