Il volto umano è una macchina estremamente sofisticata che ha come funzione primaria quella di esprimere le nostre emozioni. Lo sguardo mimica_faccialetradisce le emozioni, la mimica aiuta ad interpretare i sentimenti che realmente proviamo. Con la pratica di un corso di Microespressioni facciali possiamo imparare a leggere i segnali più impercettibili che compaiono sul volto del nostro interlocutore quando questi sta provando una determinata emozione. In tutta la complessità della mimica facciale i muscoli giocano un ruolo fondamentale, inviano segnali all’esterno. Diverse combinazioni di movimenti muscolari contribuiscono a creare sul nostro volto l’emozione che stiamo provando. Ed è proprio su questo che si sono basati gli studi di Paul Ekman e Wallace Friesen, fino a creare il Facial Action Coding System, un complesso sistema di decodifica dei movimenti facciali basato sull’attività dei muscoli del volto.

Ad oggi lo studio sulla mimica facciale, ci permette di ricondurre alcune combinazioni di movimenti muscolari a sette specifiche emozioni che vengono definite primarie e sono: felicità, rabbia, tristezza, paura, disgusto, disprezzo e sorpresa. Le conclusioni alle quali sono giunti Ekman e Friesen, sono il frutto di lunghe osservazioni fatte a persone di differenti nazioni e culture, e ci portano all’interessante certezza del fatto che le espressioni facciali sono universali, cioè uguali per tutti.

Ma come si fa a capire quando un’emozione è vera o falsa o se il nostro interlocutore sta cercando di nasconderla?

Le espressioni vere attivano il movimento spontaneo di alcune zone muscolari del volto. E’ praticamente impossibile simulare un’espressione se non con un risultato goffo e poco convincente, inoltre le microespressioni facciali sono reali se brevi (durano meno di un secondo). Le espressioni false sono invece intenzionali e spesso durano alcuni secondi. Tendenzialmente è più facile fingere un’emozione positiva che negativa, spesso con un sorriso cerchiamo di mascherare un’altra emozione. In linea di massima le chiavi di lettura per stabilire quando un’espressione non è genuina sono tre: asimmetria, durata e collocazione nel discorso.

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