Leggere le emozioni, scovare l’invidia. Di invidia se ne parla. Sempre. Lo leggiamo sui giornali, generazioni di psicologi se ne sono occupati e ancora se ne occupano. Freud, padre della psicoanalisi, aveva già delineato nel XIX secolo alcuni aspetti legati all’invidia. Di invidia si parla nella dottrina morale cattolica come uno dei sette vizi capitali. L’invidia rappresenta in generale uno dei sentimenti più subdoli e perversi in quanto scatena nel soggetto invidioso la volontà di distruggere la persona per la quale si prova tale sentimento.

L’invidia mira a destabilizzare gli equilibri, l’attenzione dell’invidioso è concentrata non sulle risorse che un individuo possiede in sé, ma sul costruire la propria condizione a discapito dell’altro. L’invidia è un sentimento sicuramente negativo fortemente legato ad altre emozioni che si possono provare quando ci si confronta con altri individui come l’odio, il rancore, la tristezza e la rabbia. L’interazione con una persona invidiosa non è semplice, in quanto la sua attenzione non sarà posta verso gli aspetti propositivi che chi possiede un bene, materiale o caratteriale, può suggerirci. Al contrario sarà mosso dall’unico pensiero di eliminare la credibilità dell’altro per poter ricevere attenzioni.

Possiamo trasformare l’invidia in un pregio? Si se si riuscisse a vivere l’altro non come persona da distruggere ma come persona da osservare, facendone proprie le capacità e riuscendo a raggiungere un personale traguardo. La cosiddetta sana competizione ne è un esempio. Stimola a dare sempre il meglio di sé senza sentire il bisogno di distruggere l’altro.

Come si fa a riconoscere un invidioso? Basta guardarlo in faccia. Anche Paul Ekman si è occupato, nei suoi studi sulle emozioni del sentimento dell’invidia e della sua espressione sul volto. Esistono alcuni elementi fisici piuttosto evidenti che possono aiutarci a riconoscere questo sentimento. Ad esempio una persona invidiosa tenderà a tenere lo sguardo altrove, di solito verso il basso, come se osservasse la persona oggetto della sua invidia di traverso. Evita il più possibile il contatto fisico in quanto lo inibisce perché sa di non avere il totale controllo sulle sue reazioni fisiche. Il dialogo assume delle tonalità un po’ forzate, false per così dire.

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