Esplode il fenomeno delle Microespressioni facciali. Ma cosa c’è di vero? Possiamo scoprire veramente che ci mente semplicemente osservando i suo volto? E in che modo? La serie televisiva Lie to Me le ha portate in Italia, ma la realtà è che Paul Ekman ha studiato le Microespressioni per oltre 40 anni. Gli studi di Ekman ci portano a comprendere che il linguaggio del volto, cioè i movimenti muscolari e le emozioni ad essi collegati, hanno origini biologiche. Le Microespressioni costituiscono una parte importante della comunicazione non verbale e del linguaggio del corpo. Ma quale è lo scopo di imparare a leggere le emozioni sul volto del nostro interlocutore e riconoscere le Microespressioni?

Lo scopo di conoscere il linguaggio del corpo è quello di imparare a comunicare meglio, in maniera più efficace, per poterci relazionare meglio con gli altri. Molti sono attratti dall’imparare a scoprire chi ci sta mentendo. Ma il rischio che si corre è quello di vedere intorno a noi solo bugiardi ed ingannatori. Insomma non c’è nulla di male a voler prevedere, scoprire la menzogna prima di essere ingannati, di cadere nel tranello di chi ci mente. E’ anche vero che possiamo sfruttare la conoscenza delle Microespressioni facciali leggere sul viso di una persona una profonda tristezza ci aiuta a capirla di più e a modulare la nostra comunicazione in linea con l’emozione che sta vivendo. Insomma ci sono altre centinaia di emozioni che possiamo scoprire e di cui tenere conto.
Conoscere i segnali che il corpo e il viso inviano continuamente, migliora enormemente l’empatia con gli altri, perché quando leggiamo sul viso e comprendiamo la vera emozione che sta dietro alle parole, la persona a sua volta si sente capita e si apre maggiormente alla comunicazione, innalzandone incredibilmente il livello.

Un altro aspetto interessante delle espressioni facciali non riguarda solo la comunicazione verso gli altri, ma anche quella che facciamo verso noi stessi. Ekman sperimentò alcune espressioni e si rese conto che se trascorreva del tempo a simulare un’espressione collegata a qualunque emozione, il suo umore cambiava in base alle espressioni che stava simulando e che quindi l’attivazione coordinata di certi muscoli facciali non solo influenzava la pressione del sangue e il battito cardiaco, ma poteva scatenare l’emozione corrispondente.

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