Torniamo a parlare di memoria e dei processi che la nostra mente mette in atto quando riceviamo o diamo informazioni. Oggi parleremo delle memoria di destinazione (vedi anche Quanti tipi di memoria abbiamo?) A chi non è mai successo di raccontare un’esperienza a qualcuno e rendersi conto di averglielo già raccontato? Oppure di essere fermati a metà sentendosi dire: “me lo hai già detto!”? Ricordarsi con chi abbiamo condiviso un’informazione è un processo cognitivo denominato memoria di destinazione ed è importante almeno quanto la memoria della fonte, ossia quando ricordiamo qualcosa che ci è stato comunicato. La memoria di destinazione, come la memoria della fonte, fa parte della memoria episodica  autobiografica, ci permette di ricordare noi stessi e il contesto spazio-temporale nel quale è avvenuta la comunicazione e la memorizzazione dell’informazione. Pare però che, a differenza della memoria della fonte, la memoria di destinazione sia maggiormente soggetta a errori. Secondo i ricercatori, in un episodio in cui è coinvolta la memoria di destinazione, essendo noi gli emittenti dell’informazione e non i riceventi, consumeremmo più risorse cognitive rispetto a un compito di semplice ascolto. Nel caso di un informazione in entrata si formano nella nostra mente dei legami associativi molto ricchi tra l’evento comunicativo e il suo contesto ambientale. Se siamo noi a comunicare un’informazione l’evento comunicativo rimane meno impresso nella nostra memoria in quanto la mia mente è occupata a recuperare il ricordo dell’informazione, a stabilire quali parole utilizzare, a calibrare il mio comportamento comunicativo,  a percepire i suoi stessi processi mentali. L’informazione quindi resterà più associata a noi stessi che al contesto in cui viene emessa (vedi anche Memorizzare le informazioni). Capita molte volte di avere la sensazione di avere già raccontato un episodio senza ricordare a chi e quando. Ovviamente i processi della nostra mente non sono così semplici e lineari e non sempre la memoria di destinazione è più debole della memoria della fonte. Alcuni studi hanno dimostrato che se il ricordo riguarda un’azione compiuta, e in particolare prendere una decisione, risulta molto più semplice ricordare verso chi è stata compiuta. E’ comunque possibile ridurre gli errori della memoria di destinazione spostando la propria attenzione sulla persona con la quale si parla, in modo da incrementare così il numero di legami associativi fra l’informazione e il contesto di emissione. Una soluzione molto semplice è quella di pronunciare il nome delle persona che abbiamo davanti prima di trasmettere il messaggio.

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