Continuiamo a parlare di emozioni facciali. Nel post di ieri abbiamo introdotto l’argomento sull’esperienza del disgusto e della sua variante, il disprezzo, abbiamo visto quali sono i fattori che scatenano entrambi e quali differenze esistono. Il disgusto e il disprezzo sono estremamente soggettive e decisamente influenzate dal tipo di cultura alla quale apparteniamo. Oggi parleremo della mimica del disgusto. Come per le altre emozioni, nell’emozione del disgusto vediamo attive le tre zone del volto. Ma i segnali più importanti si verificano della parte bassa del volto, soprattutto nella bocca e nel naso, mentre sono meno visibili nella parte alta, quindi nelle palpebre inferiori e nelle sopracciglia. Nell’espressione di disgusto il labbro superiore è sollevato, mentre quello inferiore viene spinto leggermente in avanti e può essere sia sollevato che abbassato. Il naso è arricciato, tanto è più forte l’emozione di disgusto tanto più sarà arricciato il naso. Le guance si sollevano e il loro movimento produce un restringimento dell’occhio e il sollevamento della palpebra inferiore. Il sopracciglio è abbassato. In alcuni casi, si possono verificare degli emblemi dell’emozione del disgusto, sta a significare cioè che la persona in quel momento non sta provando disgusto ma sta alludendo a qualcosa o raccontando un evento che ha provocato una sensazione di disgusto. In questo caso la mimica non sarà totale, potremo avere ad esempio il naso arricciato ma labbra e guance appena accennate, oppure le labbra potrebbero essere sollevate ma il naso non sarà arricciato. L’espressione del disprezzo di manifesta come una variazione della bocca del disgusto. Le labbra sono serrate e gli angoli si sollevano lievemente, in alcuni casi le labbra possono essere sollevate solo da un lato, quasi come un ghigno. Il disgusto può mescolarsi alla sorpresa dando origine ad un’espressione che potremmo definire come incredulità, oppure può mescolarsi alla paura (vedi anche La paura 2.La mimica), accade ad esempio quando temiamo di provare disgusto. Ma la mescolanza più comune è quella tra disgusto e rabbia.

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