Che il volto rappresenti l’area del corpo più importante sul piano espressivo e comunicativo non ci vuole una scienza per capirlo. Quante volta ci sarà capitato di intravedere sul volto del nostro interlocutore un espressione poco convincente e non congruente al ciò che stava dicendo? Eppure nonostante queste sensazioni spesso lasciamo correre e andiamo avanti per la nostra strada senza renderci conto di quanto invece sia importante dare valore a queste nostre sensazioni e andare a scavare un po’ più in profondità per capire cosa sta provando la persona che abbiamo di fronte, se si sente per esempio a disagio e se possiamo fare qualcosa per venirle incontro e farla sentire a suo agio. Il volto quindi costituisce il canale privilegiato per esprimere le emozioni e gli stati mentali (vedi anche La comunicazione delle emozioni). Numerosi studi ci dicono che i muscoli facciali che determinano con il loro movimento l’espressione delle emozioni sono maggiormente sviluppati nelle specie superiori e soprattutto in quelle abituate a vivere in gruppo. Il volto umano è in grado di produrre un maggior numero di movimenti mimici rispetto a tutte le altre specie. I movimenti mimici dell’essere umano possiedono una grande variabilità e possono essere modulati con grande consapevolezza. L’aspetto più interessante dell’espressività mimica è sicuramente rappresentato dall’espressione delle emozioni (vedi anche Emozioni facciali). Possiamo individuare due tipi di studio per le espressioni facciali delle emozioni: il metodo analitico, basato sullo studio delle componenti, cioè sull’analisi di tutti i movimenti muscolari che creano l’emozione e sulla loro intensità. Una volta presi in considerazione tali dati è possibile fare un confronto tra le diverse espressioni facciali della stessa emozione. Il secondo metodo è quello del giudizio, cioè dell’interpretazione, attraverso l’osservazione di immagini, delle emozioni. Questi due tipi di studi hanno condotto ad un procedimento sistematizzato di codifica dell’espressività delle emozioni il Facial Action Coding System (F.A.C.S). Il F.A.C.S viene messo a punto nel 1978. Permette di individuare tutte le possibili unità di azione, cioè i movimenti muscolari, che si creano in due aree del volto: una superiore che comprende fronte, sopracciglia e occhi; e una inferiore che comprende guance, naso, bocca e mento.

Vuoi saperne di più? Richiedi informazioni sul seminario in Microespressioni facciali e visita il sito www.formazionepersonale.it.

Leave a Reply