1. Perché l’assassinio premeditato di 6 milioni di innocenti, dichiarati dall’ideologia e dallo Stato Nazista antiuomini, è l’evento capitale della storia? Perché in nessun altro – finora – si è manifestato in modo altrettanto radicale la sua disumanità.(…). L’unicità dell’Olocausto (termine improprio per il suo significato religioso, ma ormai entrato nell’uso), non è un nuovo mito, ma un fatto accertabile con la riflessione razionale, con gli strumenti e le verifiche dell’indagine storica. Garantire a priori alla Shoah, il genocidio degli ebrei d’Europa, uno status sovrastorico e quindi irrazionale, sarebbe l’attacco più subdolo e devastante della sua realtà. L’atroce realtà, non il mito, inevitabilmente consolatorio, del genocidio deve guidare la nostra visione dell’uomo e della storia. E non esiste realtà storica al di là della sua ricostruzione paziente, obiettiva, particolareggiata, per dolorosa che possa essere. Lo scrittore Elie Wiesel, premio Nobel per la letteratura, ha detto che Shoah sarà sempre “una sfida alla comprensione”. E’ vero: la massima sfida. Ma questa sfida va accettata perché da essa dipende il futuro della specie umana (…).Lo studio obiettivo della Shoah e il tentativo di comprenderla con il suo carico incommensurabile di sofferenza, sono oggi l’unica via, con tutte le inevitabili imperfezioni, per rendere giustizia alle vittime e manifestare una concreta solidarietà. Questo studio sta facendo in tutto il mondo enormi progressi. I risultati delle ricerche, che sempre più spesso mettono da parte le polemiche sulle interpretazioni generali per approfondire fatti specifici ed indagare aspetti nuovi, non solo non indeboliscono, ma rafforzano con elementi inoppugnabili la consapevolezza della sua unicità, e al tempo stesso ne rendono concreta la comprensione. Tali risultati sono riassunti in modo esemplare da Michael Marrus, professore dell’università di Toronto, in un libro “l’Olocausto nella storia” che è una lettura sconvolgente proprio perché non è una denuncia, ma un esame spassionato dei fatti, e del dibattito storico che ha cercato di interpretarli (…).Lo stesso spirito anima “The Final Solution”, 17 saggi dei maggiori storici mondiali da poco pubblicati a New York, che affrontano analiticamente lo studio, oltre che i fatti, delle ideologie e della pianificazione del progetto di “soluzione finale”(…). Queste ricerche confutano ogni pregiudizio collettivo indiscriminato : sui tedeschi, le vittime, i complici, i governi alleati. Ogni problema è indagato in concreto, caso per caso. Respingendo con scrupolo esagerazioni e deformazioni, il lavoro dello storico rafforza, non attenua, l’indignazione, l’orrore, la solidarietà sia pure postuma, con le vittime.

(“La Storia vista dalla Shoah”, di A.Casalegno, il Sole 24 Ore, 21/8/94)

UNA sola delle seguenti affermazioni NON CONTRASTA con la tesi dell’articolo :

A. la disumanità della storia della Shoah ne rende impossibile una piena comprensione

B. l’Olocausto, come il Diluvio Universale, è un evento sovrastorico, mitico, che si sottrae ad ogni indagine razionale

C. la freddezza e il distacco dell’indagine storica attenuano l’orrore e fanno tacere l’indignazione

D. le ricerche sigli eventi storici della Shoah prescindono dalle interpretazioni generali e rifuggono da ogni giudizio lettivo indiscriminato

E. considerare l’Olocausto come evento storico da indagare nei suoi vari aspetti comporta la negoziazione della sua unicità.

*Fac-simile di quiz ministeriale tratto da: “Tutti i 1770 quiz ministeriali – Vol.2” ed. 2004 a cura di M. Celasco

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LETTURA VELOCE

2. Pur esercitando la professione di dentista a Boston, Morton non aveva mai completato gli studi intrapresi nel 1840 presso Baltimore College of Dental Surgery. [....] Nel 1844 Morton era molto impegnato a cercare il modo di alleviare il dolore durante le estrazioni dentarie. Aveva messo a punto un nuovo tipo di placca palatale per tenere a posto i denti fi nti, una placca che aderiva saldamente alle gengive. [....] Perché riuscisse abbastanza aderente, si dovevano estrarre dalla mascella le vecchie radici e gli spezzoni dei denti naturali. La procedura era talmente dolorosa che Morton perdeva i pazienti. [....] Il dott Morton aveva una chiara motivazione pecuniaria, con effetti quasi immediati, per alleviare o annullare il dolore durante i suoi interventi. Il chimico Jackson aveva detto a Morton due cose importanti sull’etere: aveva descritto l’effetto prodotto sugli studenti in festa e aveva formulato l’ipotesi che l’applicazione del liquido direttamente sulle gengive del paziente avrebbe anestetizzato la zona intorno al dente da estrarre [....] seguono tentativi di inalazione. La sera del 30 settembre 1846 l’estrazione dentaria fu eseguita su un paziente di Morton, Eben Frost, addormentato e insensibile al dolore. [....] Ma per quanto ansioso di annunciare al mondo di aver scoperto un sistema per annullare il dolore nelle operazioni chirurgiche, il pragmatico Morton prese prima la precauzione di consultare il direttore dell’ufficio brevetti.

(Sherwin B. Nuland, Storia della medicina, Oscar Mondadori 2004).

Individuate LA SOLA delle seguenti considerazioni che NON E’ CONFORME a quanto B. Nuland racconta nel passo riportato:

A. in Morton l’ansia di divulgare senza indugio la propria scoperta ebbe la meglio su ogni prudenza e ogni preoccupazione

B. Morton ritenne che i denti finti non stessero a posto se fossero rimasti in sede i resti di quelli caduti

C. Morton comprese che il dolore dell’estrazione delle radici residue era per molti intollerabile

D. Morton teneva molto ad alleviare la sofferenza dei suoi pazienti, perché se ci fosse riuscito ne avrebbe tratto lauti guadagni

E. Morton era un abile e ingegnoso dentista, senza titolo accademico

3. Se un giovane ha allenato i propri muscoli con la ginnastica e con le passeggiate, egli sarà adatto più tardi a ogni lavoro fi sico. Ciò è anche vero per l’allenamento della mente… Per questo motivo non sono affatto ansioso di prendere posizione nella lotta fra i seguaci dell’educazione classica, filologica e storica, e quelli della educazione più attenta alle scienze naturali. D’altra parte intendo respingere l’idea che la scuola debba insegnare direttamente quelle conoscenze specializzate e quelle cognizioni che si dovranno usare poi direttamente nella vita. Le esigenze della vita sono troppo molteplici perché appaia possibile un tale insegnamento specializzato… Lo sviluppo dell’attitudine generale a pensare e a giudicare indipendentemente dovrebbe sempre essere al primo posto, e non l’acquisizione di conoscenze specializzate. Se una persona ha imparato a pensare e a lavorare indipendentemente, troverà sicuramente la propria strada, e inoltre sarà in grado di adattarsi al progresso e ai mutamenti più di una persona la cui istruzione consiste principalmente nell’acquisizione di una conoscenza particolareggiata.

( A. Einstein, “Pensieri degli anni difficili”.)

Secondo Einstein l’educazione e gli studi dovrebbero avere un’impostazione:

A. umanistica

B. indipendente

C. scientifi ca

D. critica

E. apolitica

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LETTURA VELOCE

4. “Una mancanza di informazioni, tra negazioni e mistificazioni, distorce il passato [...] E’ necessario che l’indagine storica non conosca zone di divieto, non arretri di fronte a verità ritenute scomode, non abdichi al suo dovere di conoscenza. [...] è vero, i fatti sopravvivono al silenzio degli studiosi e alle rimozioni dell’immaginario, e spesso si ripresentano all’improvviso, riscoperti da un documento d’archivio, da un ritrovamento casuale, da una testimonianza tardiva o interessata, e finiscono in questo modo per caricarsi di significati impropri. Le realtà taciute chiedono ragione insieme di ciò che è accaduto e del perché si è scelto di ignorarlo o marginalizzarlo [...]. I fatti (tutti i fatti, anche i più controversi, i più imbarazzanti) hanno invece una loro logica, un loro perché: compito della ricerca storica è ricostruirli senza pregiudizi, coglierne le dinamiche, restituire l’atmosfera nella quale sono maturati. Solo così la conoscenza del passato si trasforma in coscienza del presente”.

(Gianni Oliva, La resa dei conti, Mondadori.)

Tra le considerazioni sotto riportate, una NON E’AUTORIZZATA dal testo proposto di Gianni Oliva. Individuatela:

A. pregiudiziale essenziale del lavoro dello storico è una assoluta neutralità e una ferma e intransigente coscienza morale

B. le realtà taciute sono pericolose perché, riemergendo astratte dal loro contesto, finiscono per assumere significati impropri

C. i fatti non cessano di esistere perché vengono ignorati

D. individuare le dinamiche degli avvenimenti [...] è il compito della ricerca storiografica

E. non capisce il passato chi lo affronta neutralizzandone gli aspetti scomodi

5. Non è chiaro se l’effetto serra esista veramente e riscaldi la Terra ma di certo la polemica sull’argomento è rovente, come dimostra lo scontro in corso negli Usa sul film “ L’alba del giorno dopo”, che – mentre scrivo – deve ancora uscire. Non esistono dubbi sul fatto che le attività antropiche causano l’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera, dubbi e polemiche sorgono tuttavia quando si intende valutare sulla base di misure e di modelli teorici l’impatto che questa emissione ha sul clima.[...] In tempi ormai remoti la Terra ha subito variazioni climatiche brutali e ben documentate, basti pensare all’era glaciale, variazioni certo non legate all’attività dell’uomo. Lungo l’arco dei secoli la radiazione solare potrebbe subire o avere subito variazioni tali da alterare il clima terrestre ben al di fuori delle competenze del protocollo di Kyoto. Siamo condannati alla navigazione a vista e rimango scettico sia davanti al catastrofismo demagogico e scontato dei profeti di sventura sia verso il futuro dei trionfalisti. […]

(Tullio Regge, Effetto Serra. Un imprevisto ci salverà, La stampa, 29/4/2004.

UNA SOLA delle seguenti affermazioni E’ AUTORIZZATA dall’articolo citato di Tullio Regge:

A. la valutazione dell’impatto sul clima dell’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera è dubbia e controversa

B. è cosa ben chiara per uno scienziato che il protocollo Kyoto è un espediente demagogico scientifi camente irrilevante

C. la convinzione che le attività antropiche causino emissione di anidride carbonica nell’atmosfera non ha alcun fondamento scientifico

D. le radiazioni solari non infl uenzano le variazioni climatiche

E. mai comunque sulla Terra si sono verifi cate variazioni climatiche evidenti e importanti come nel nostro tempo

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LETTURA VELOCE

6. “Dal fatto che le opinioni si rivelano tutte ugualmente confutabili o sostenibili Socrate non trae, come Protagora, la convinzione che la dialettica abbia il compito di persuadere o dissuadere in merito all’uno a all’altra, indipendentemente dal vero, cioè egli non ne evince la tesi che tutte le opinioni sono vere, bensì, al contrario, che esse, in quanto possono essere tanto vere quanto false, non hanno quel carattere di sapere stabilire proprio dell’universale, cioè della scienza. Il compito della dialettica diventa un compito critico : essa non deve mettersi al servizio di questa o di quella opinione, per sostenerla o per demolirla, ma deve invece mettere alla prova tutte le opinioni cercando di confutarle nella loro pretesa di valere come vero sapere, pur non essendolo”.

(Franco Volpi,”Schopenhauer e la dialettica”.)

UNA sola delle seguenti affermazioni è RIGOROSAMENTE DEDOTTA dal testo di F.Volpi :

A. Socrate afferma, in polemica con Protagora, che l’uomo può e deve cercare la verità

B. la dialettica secondo Socrate ha il compito di definire i limiti della validità delle opinioni

C. Protagora ritiene che esiste una verità “universale” da difendere nelle discussioni

D. la dialettica, cioè l’arte del persuadere, secondo Socrate è utile solo a chi voglia sostenere o demolire un’opinione

E. Socrate afferma che l’uomo può distinguere con sicurezza il vero dal falso

7. “ [....]Il tradimento alto o basso, abietto o nobile, è sempre stato fonte di ispirazione per la letteratura in virtù del suo duplice, ambiguo aspetto [....].Ci sono episodi di tradimento totalmente vile, senza una motivazione ideale (vera o portentuosa) come quelli di Giuda, di Gano di Maganza, e quasi sempre dietro c’è il denaro. Tutti gli altri, innumerevoli, si prestano a variazioni senza fi ne, con tempi contigui e terribilissimi, come l’orrore, l’amicizia, la parola data, la fi ducia, la patria, la religione, il partito. [....] Shakespeare salva Bruto, mentre condanna gli altri (cosa che non avrebbe fatto Dante)… Gli storici dovrebbero essere i più obiettivi degli scrittori. Ma come si fa a rispondere se Wallentestein sia stato veramente un traditore o chi o cosa abbia veramente tradito? [....] Il fatto è che l’arco di oscillazione del giudizio è molto ampio: il pendolo si muove tra due estremi, il primo costituito dal precetto di Machiavelli, illustrato nel Principe nel capitolo XVIII, il più discusso e criticato dall’opera : la necessità per il Principe di non osservare la parola data “quando tale osservanza li torni contro e che sono spente le cagioni che la fecion promettere”. Mentre all’altro estremo ci sono le regole delle società mafiose, in cui si entra con il sangue e si esce con il sangue, come dicono gli stessi mafiosi. E dove il tradimento è peggiore dei delitti e i traditori vengono considerati degli “infami”, senza nessuna giustifi cazione. Tra questi due poli la casistica può essere infinita”.

Tra i seguenti giudizi UNO solo E’ RIGOROSAMENTE FONDATO sul testo proposto, comparso su un quotidiano del mese di agosto ‘93.

A. Gli storici sono veramente obiettivi quando non pronunciano giudizi morali, ma si attengono ai fatti

B. L’esempio di Wallenstein dimostra che il traditore è sempre un vile

C. Il Principe per Machiavelli non è mai tenuto ad osservare la parola data

D. Dietro i tradimenti più vili c’è sempre il denaro

E. Gli scrittori sono stati spesso affascinati dalla natura moralmente ambigua dei traditori

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LETTURA VELOCE

8. MAL DI TEST

Il suo colore preferito?”, chiede una delle domande del test. (…) I questionari, d’ogni genere, si moltiplicano e arrivano da ogni parte. (…) Non è il caso di deplorare il fenomeno con la patetica predica sulla parcellizzazione della vita e dell’individuo nella società contemporanea; rispondere a test era un gioco non disdegnato da scrittori come Proust e Thomas Mann, che è difficile accusare di superficialità. (…) Anche se le domande sono numerose, si pensa di sbrigarle rapidamente, sia perché le risposte devono essere telegrafi che sia perché si è persuasi di avere idee, opinioni, gusti, convinzioni, amori, odi, pensieri. (…) Ma invece, sin dai primi passi, si annaspa. Come si fa a indicare il poeta preferito?

Leopardi o Boudelaire? Già in questa alternativa c’è una violenza invadente, o forse questa è una nobile scusa per la propria irresolutezza. Anche considerando – ma è un modo per trarsi un pò d’impaccio – fuori categoria Dante o Shakespeare, come autori per i quali la definizione di poeta è troppo restrittiva, altri si affollano subito, legittimi e imperiosi; lasciar fuori Petrarca è un disagio troppo grande. (…) E gli scrittori? Due – indiscutibili – sono due non scrittori, due entità sovrapersonali e plurime, lo Spirito Santo e Omero, se è vero che hanno scritto la Bibbia e l’Illiade e l’Odissea. Ma gli altri? E subito una gran confusione, come in certi pasticci sentimentali in cui si finisce per non sapere chi si ama di più e non si sa che pesci pigliare.(…) Sino a questo punto si tratta, tutt’al più, di una patologica indecisione critica o di una incoercibile ma felice vocazione poligamica; forse è bene non sapere scegliere fra chi si ama, è certo giusto non scegliere tra i propri fi gli, anche se hanno cento come Priamo. (…) Man mano che si prosegue nel questionario, si è risucchiati in un vortice di incertezza; non sono tanto le idee, i gusti, le predilezioni a traballare, quanto lo stesso io chiamato a declinarli, che si sente improvvisamente astratto, irreale (…) Come si può dunque osare indicare, nella risposta alla domanda numero 16, il tratto principale del proprio carattere, se quelle botte e risposte fanno anzitutto dubitare di avere un carattere? L’io si frantuma e le sue qualità svaporano. Non si può farne una colpa alla computerizzazione che governa il mondo. Quella logica non snatura la vita, come protestano i nostalgici del buon tempo antico, ma ne dice forse la verità, mette a nudo il meccano di cui siamo fatti (…) Il gesto di narrare crea, finge e costruisce un’identità, mentre chi risponde ai test sente di perderla, come un accusato dinanzi al poliziotto o al giudice che lo interroga.

(Claudio Magris, Utopia e disincanto, Garzanti,2001, p.301 e sgg.).

UNA SOLA delle osservazioni sullo scritto di Magris è correttamente DEDOTTA dal testo. Quale ?

A. E’ evidente che tra i poeti e gli scrittori si Magris ama Leopardi e Baudelair, Omero, Virgilio e Dante

B. Se è difficile scegliere tra le letture predilette, non sempre lo è meno scegliere tra le persone, gli oggetti e gli eventi in mezzo a cui viviamo

C. Il compilare un questionario agli scrittori di qualche valore è sempre ripugnato come un gioco poco serio, da intellettuali superfi ciali e disoccupati

D. La logica del nostro mondo computerizzato non rispetta l’originalità dell’individuo del quale disgrega l’unità naturale

E. Rispondere ai test, come il narrate storie, mette a rischio di disperdersi e di trasferire la propria identità nella propria opera

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LETTURA VELOCE

9. Amartya Sen, l’economista-fi losofo indiano premio Nobel ‘98 per l’economia, ha recentemente riepilogato gli sviluppi ultimi del suo pensiero, centrati sul concetto di “capability”. In sintesi: non c’è persona che non si porti dentro del “valore”, una particolare capacità che va fatta emergere per innescare spirali virtuose di crescita individuale (libertà) e collettiva (economia, società, politica). “Non sarà proprio Internet la chiave concreta per chiudere il prediletto circuito sviluppo-libertà?” E’ stato chiesto a Sen in una recente intervista. “L’espansione di Internet non è per defi nizione un fenomeno positivo, semmai ci sono alcune evidenze interessanti”, risponde Sen. (…) “Un buon utilizzatore di Internet può essere una persona che detiene più capability, che comunica più velocemente ed efficacemente con altri” (…). C’è però subito un “ma” in forma di amabile apologo personale: “Non ho una gran confidenza con la Rete. Da quando mi sono dotato di una casella di posta elettronica, ho accumulato subito 6.000 messaggi in arrivo, e quando ho risposto al settantesimo ho pensato che avevo altro da fare”.

Una delle seguenti deduzioni NON È AUTORIZZATA dal testo riportato:

A. la ricerca e la crescita delle capacità individuali possono giovarsi delle nuove tecnologie di comunicazione

B. le straordinarie capacità di comunicare di Internet portano necessariamente ad un blocco della comunicazione

C. Internet non è di per sè nè buono nè cattivo, ma potrebbe essere la chiave per chiudere il circuito sviluppo-libertà

D. non c’è persona, per modesta che sia, in cui non si possa rivelare una capability significativa

E. Internet non è un vantaggio a priori, ma ha grandi potenzialità, al di là degli eccessi che possono vanificarne i benefici

10. Nonostante le èlites del Paese non lo considerino un argomento nobile di conversazione, c’è un piccolo Iraq che si combatte ogni giorno nelle nostre città ed è attraversato da scippi, borseggi e rapine ai negozi che si lasciano dietro una scia urticante di morti: un rapinatore montenegrino l’altro giorno a Milano, un poveraccio tabaccaio ieri mattina a Roma.

(Massimo Gramellini, Meno rapine per tutti, La Stampa, 17/4/2004.

Per limitare il numero delle rapine e delle vittime vengono suggeriti vari accorgimenti; tra quelli qui riportati, uno NON HA DIRETTA RELAZIONE con gli eventi a cui si riferisce Gramellini. Individuatelo:

A. blocco effettivo dell’immigrazione dai Paesi extraeuropei

B. potenziamento degli organici delle forze dell’ordine

C. poliziotto di quartiere

D. telecamere piazzate nelle zone e nei quartieri più a rischio

E. educazione dei cittadini all’autocontrollo in caso di aggressione

Tempo di lettura: ………. Parole testo: 3000

PAM =

C =

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