Continuiamo a parlare di microespressioni facciali.

La tristezza è una delle espressioni della sofferenza. E’ un’emozione silenziosa. Raramente è un sentimento breve, più durare da qualche minuto fino a ore o presino giorni.

Qualunque cosa può causare tristezza, ma più di tutte la perdita o l’abbandono di una persona amata.

Nel corpo appaioni forti cambiamenti, la circolazione diventa debole, il viso impallidisce, I muscoli sono molli, le palpebre si abbassano, la testa pende sul petto, le labbra, le guance e la mascella sono portate verso il basso come fossero pesantissime.

La tristezza spesso segue al dolore che però non è silenzioso, il dolore è l’espressione della sofferenza, nel dolore c’è attività. La tristezza segue al dolore se questo si prolunga e non si può porvi rimedio.

La tristezza segue spesso anche alla rabbia anche se più subentrare dopo varie ore o giorni.

Talvolta l’emozione dellla rabbia si accompagna al dolore e alla tristezza ma può essere usata per mascherare il dolore.

La tristezza può variare di intensità, da lieve malinconia o malumore, fino ad arrivare alla sofferenza estrema come quella del lutto.

Nella tristezza tutte e tre le aree facciali presentano un aspetto caratteristico:

  1. sopracciglia: gli angoli interni sono sollevati e possone essere ravvicinati;
  2. palpebre: l’angolo interno delle palpebre superiori formano una sorta di triangolo;
  3. bocca: gli angoli della bocca sono piegati verso il basso, le labbra possono tremare.

In base al diverso coinvolgimento delle tre aree facciali possiamo individuare una diversa intensità della tristezza, da lieve a intensa.

La tristezza può mescolarsi con le altre emozioni.

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