L’etimologia del verbo “comunicare” è da ricondurre alle parole “cum” +“munire”,  che significano “costruisco con” ovvero, per estensione: “condivido”. La comunicazione, infatti, consiste nello scambioe nella condivisione di notizie e contenuti.L’idea del comunicare ha in sé inevitabilmente la presenza diun’interazione tra soggetti diversi. Proprio per questo è un’attività chepresuppone un certo grado di cooperazione. Pertanto, non si può parlare di comunicazione laddove il flusso di tali elementi sia unidirezionale; Quest’ultima accezione si riferisce piuttosto al concetto di informazione. Il processo comunicativo è  invece connotato da un’indole bidirezionale o pluridirezionale, in cui gli individui coinvolti, al tempo stesso, emettono e ricevono messaggi.( vedi anche Comunicazione. Cos’è?)

Anche in un monologo chi parla ottiene dalla controparte un feedback continuo, non necessariamente verbale. Tale fenomeno è stato sintetizzato con un assunto (teorizzato da Paul Watzlawick), considerato come il primo presupposto della programmazione neurolinguistica, secondo il quale, in presenza di persone, “non si può non comunicare”. Verbalmente o tramite il corpo emettiamo continui segnali al nostro interlocutore, comunicandogli il nostro apprezzamento, il nostro rifiuto, la nostra indifferenza ecc.

Pertanto, due sono le polarità nel processo comunicativo che vede coinvolti gli esseri umani: da un lato, la comunicazione come atto di pura cooperazione, in cui due o più individui “costruiscono insieme” una realtà e una verità condivisa (la “struttura maieutica” proposta da DANILO DOLCI); dall’altro, la pura e semplice trasmissione, unidirezionale, senza possibilità di replica, nelle varianti dell’imbonimento televisivo, dei rapporti di caserma, del monologo autoritario etc.

Nel mezzo, naturalmente, le mille diverse occasioni comunicative che viviamo e, in modo quasi sempre automatico, attuiamo. In termini più pregnanti, il concetto di comunicazione sifonda sulla relazione triadica introdotta dallo studioso statunitense Peirce. Essa stabilisce che ciascun atto comunicativo che interessi almeno un emittente ed un ricevente consta necessariamente di un segno, ovvero di una realtà emessa e comunicata, di un interpretante di quel segno, vale a dire la rappresentazione mentale che il ricevente produce circa il segno che gli è stato appena trasmesso; infine, di un oggetto del segno, che combacia con il referente stesso del segno. Questo fenomeno è chiamato Infinito della comunicazione. Prendiamo in considerazione due persone che comunicano tra di loro, e denominiamole A e B. Si verificherà che A percepisce e filtra la sua realtà e la comunica a B attraverso il suo linguaggio: B riceverà la realtà già filtrata da A; B avvierà lo stesso processo: percepirà una realtà filtrata secondo una sua rappresentazione mentale e la comunicherà ad A attraverso il suo linguaggio; quindi A riceverà una realtà filtrata da B.

Secondo Pierce, in ogni attività comunicativa è possibile individuare sette elementi:

1)L’emittente: è il soggetto da cui ha avvio la comunicazione;

2)il destinatario: accoglie il messaggio, lo decodifica, lo interpreta e lo comprende;

3) Il codice: insieme di regole convenzionali impiegate per esprimere il messaggio;

4)Il canale: il mezzo di propagazione fisica del codice (onde sonore o elettromagnetiche, gestualità, scrittura, bit elettronici);

5) Il contesto: l’ “ambiente” significativo all’interno del quale si svolge l’atto comunicativo;

6)Il messaggio: è dato dai contenuti e dai significati che l’emittente intende trasmettere al destinatario;

7)Il feedback: l’oggetto configura il messaggio di ritorno dal destinatario all’emittente. Grazie ad esso è possibile verificare se il messaggio è stato assimilato del destinatario.

Torneremo ad occuparci della comunicazione bi o pluridirezionale prossimamente…

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