Continuiamo il post di ieri programmazione neuro linguistica. I principi della comunicazione

Ad esempio, il concetto di eutanasia può avere una valenza etica assoluta? Sicuramente no: vi
saranno degli individui che condanneranno aspramente il ricorso a questa pratica, forse in virtù
delle loro credenze religiose, oppure perché – in maniera assolutamente “atea” – considerano la
vita inviolabile, indipendentemente da chi decida di reciderla e dal perché. In questo caso, per
loro, non ci sarà alcuna differenza tra chi commette un omicidio e chi ricorre all’eutanasia. Ma
osserviamo il fenomeno da un altro punto di vista: altri gruppi d’individui, in difesa di questa
pratica, potrebbero obiettare che il diritto più importante per ogni singola persona è il libero
arbitrio. In quest’ottica, ad ognuno di noi deve essere riconosciuta la garanzia di compiere libere
scelte, anche se queste ultime fossero estreme. Pertanto, in determinati casi, al malato terminale
dovrebbe essere riconosciuto il diritto di scegliere se vivere gli ultimi giorni della propria vita
immerso nella sofferenza fisica e psichica oppure se anticipare il processo che lo porterà alla
morte.
Qual è la scelta giusta? Ed esiste una scelta giusta oppure tutto ciò che ci induce ad assumere un
atteggiamento di fronte ad ogni singolo evento dipende dalla nostra mappa?

Rappresentazione interna, linguistica e realtà esterna
Per comprendere esattamente il significato della comunicazione efficace dobbiamo riflettere prima
di tutto sul fatto che esiste una Realtà Esterna (R. E.) – ossia ciò che più comunemente definiamo
“mondo” – la quale non possiede di per sé un’accezione oggettiva assoluta. Essa, infatti, viene
filtrata ed interpretata da ogni singolo individuo in virtù delle proprie credenze, delle proprie
tradizioni, della propria maniera di vedere, vivere e sentire la vita: in definitiva essa viene filtrata in
virtù della propria “mappa”, altrimenti detta Rappresentazione Interna della realtà.
Ad esempio, se chiedeste ad uno scrittore, ad un disegnatore e ad un musicista di descrivere
linguisticamente un foglio bianco e di specificarne la sua funzione primaria è molto probabile che
le tre definizioni differiscano sensibilmente.
Lo scrittore potrebbe esaltare la levigatezza della carta grazie alla quale è possibile trarre
l’ispirazione, immaginando il foglio come un contenitore apparentemente vuoto di concetti e storie
che presto prenderanno vita; il disegnatore, invece, potrebbe ammirarne la forma e la grandezza,
visualizzando in esso i colori, i tratti e la sagoma della rappresentazione grafica che ha creato con
la mente; il musicista, infine, potrebbe immaginare le cinque linee del pentagramma, potrebbe
riempirle di note e grazie ad esse potrebbe ascoltare internamente la melodia che presto traccerà
sulla carta.

Continueremo a parlare di programmazione neuro linguistica nel post di domani…

Intanto puoi chiedere informazioni sul corso Ciao PNL

2 Responses to “PROGRAMMAZIONE NEURO LINGUISTICA. CONTINUA…”

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