Archive for October, 2010

Continuiamo il post di ieri “microespressioni facciali. La rabbia“.

Oggi però, tra le 6 emozioni universali individuate da Paul Ekman, rivolgiamo ora la nostra attenzione alla paura. Tutti noi conosciamo quelli che sono gli avvenimenti che possono far scaturire in noi quello stato d’animo che identifichiamo come “paura”. Bisogna però ricordare che non esistono eventi universalmente riconosciuti come paurosi. L’esempio classico utilizzato dalla psicologia è quello della vista di un orso mentre attraversiamo un bosco. Siamo certi che il turista che si troverà di fronte all’animale mentre è intento nel fotografare le bellezze del paesaggio rimarrà terrorizzato dalla vista del nostro orso e metterà in atto un comportamento di “freezing” oppure se la darà a gambe per allontanarsi dal pericolo. Diversa sarà la reazione del cacciatore che è nei boschi per una battuta di caccia. Quando quest’ultimo si troverà faccia a faccia con l’animale è molto probabile che proverà eccitazione e non paura.

Questo esempio ci fa capire come mai non è detto che tutte le persone debbano reagire alla stessa maniera davanti ad un medesimo evento…la parola magica è sempre “contestualizzare” prima di arrivare ad una conclusione. Analizziamo la mimica della Paura

- le sopracciglia sono sollevate e ravvicinate

- le rughe della fronte sono al centro (nella sorpresa attraversano tutta la fronte)

- la palpebra superiore è sollevata, scoprendo la sclerotica, quella inferiore è contratta e sollevata

- la bocca è aperta e le labbra sono leggermente tese o stirate all’indietro.

Anche la paura come la sorpresa passa in maniera graduale da un espressione di lieve apprensione ad una di terrore estremo. Ad indicarlo sono le zone del viso in cui si manifesta. Infatti la paura si può presentare in solo 2 zone del viso e non nella terza, dando vita ad una mimica incompleta che è comunque espressione dello stato d’animo interno. Paura e sorpresa sono spesso confuse tra loro per via dei movimenti che coinvolgono sopracciglia e palpebre, che ad un occhio inesperto possono sembrare molto simili. Le sopracciglia della sorpresa sono inarcate e distanti tra di loro. Quelle della paura sono sempre sollevate, ma tendono ad avvicinarsi (spostandosi verso il centro) e a rimanere più dritte. Per quel che riguarda le palpebre bisogna prestare attenzione invece alla tensione della palpebra inferiore (sempre nella paura). In generale, nell’espressione di paura c’è più tensione nel viso, anche per quello che riguarda le labbra.

Paul Ekman nel libro “Giù la Maschera” mostra tutte le mimiche delle diverse emozioni e offre la possibilità di esercitarsi nel riconoscimento delle stesse seguendo i consigli dell’autore.

Continueremo l’argomento microespressioni facciali nel post di domani in cui parleremo della felicità… Richiedi informazioni sul corso di microespressioni facciali!

Il post di oggi si intitola “microesoressioni facciali. La rabbia”…

Stiamo per volgere la nostra attenzione ad un’emozione pericolosa ed affascinante. Paul Ekman ritiene questa l’emozione più pericolosa. Quando ci arrabbiamo infatti corriamo il rischio di far del male in maniera volontaria a qualcuno. Chiunque sperimenta questo sentimento di tanto in tanto. Chiaramente ci sono diversi modi per manifestarla e non tutti passano per l’aggressione fisica. Il motivo per cui ci si arrabbia più di frequente? Sicuramente quando ci sentiamo frustrati. Quando percepiamo qualcuno, o qualcosa, come ostacolo al raggiungimento del nostro obiettivo. Più diventiamo consapevoli che chi ci ostacola lo fa in maniera malevola e consapevole, più il sentimento di avversione cresce. Di certo la società ci insegna sin da piccoli le regole di espressione di questa emozione. La rabbia è uno dei sentimenti più repressi e da qui ne deriva anche la sua pericolosità. Covare un risentimento e non trovare una maniera, la più genuina possibile, per affrontare la situazione frustrante, può portare a conseguenze anche gravi.

Analizziamo la mimica della rabbia:

La prima precisazione da fare sulla mimica di questa microespressione è che la rabbia si manifesta su tutte e tre le zone del viso. Le mimiche incomplete possono portale facilmente a conclusioni errate, in questa emozione più che nelle altre.

Nella rabbia:

- le sopracciglia sono abbassate e ravvicinate

- tra le sopracciglia compaiono rughe verticali

- la palpebra inferiore è tesa ma non per forza sollevata

- la palpebra superiore è tesa e spesso abbassata per via dell’azione delle sopracciglia

- lo sguardo è fisso e gli occhi possono apparire sporgenti

- le labbra posso assumere 2 conformazioni di base: fortemente serrate con gli angoli dritti oppure leggermente abbassati; aperte e tese, fortemente squadrate come nel “grido”

- le narici possono essere dilatate ma questo non è un segno di distinzione della rabbia: può apparire infatti anche nella tristezza

Possiamo aiutarci nell’individuazione della rabbia leggendo il resto del linguaggio del corpo che di solito comunicherà tensione nella postura e in tutta una serie di gesti come ad esempio lo stringere un pugno o la postura eretta e rigida.

Torneremo a parlare di microespressioni facciali nel prossimo post, in particolar modo ci soffermeremo sulla paura…

intanto richiedi informazioni sul nostro corso di microespressioni facciali e della codificazione dei movimenti facciali.

Esistono delle tecniche che ci permettono di cambiare stato d’animo e ritrovare la motivazione perduta?

A tutti noi sarà capitato almeno una volta nella vita di sentire una profonda demotivazione, di avere l’energia “sotto i piedi”, di essere fortemente deconcentrati sul lavoro e nello studio.

Esistono alcune strategie mentali, semplici esercizi che possono aiutarci a ritrovare la motivazione e l’energia per essere più produttivi in ufficio oppure a scuola.

La Pnl, programmazione neuro linguistica, ci da la possibilità di apprendere e mettere in pratica alcune strategie partendo dalla comunicazione che abbiamo con noi stessi e dalla nostra fisiologia.

Ad esempio dire: “sto male, è difficile, non sono capace..” è ben diverso dall’esprimersi dicendo “non sono al massimo delle mie forze, è impegnativo, non sono ancora capace ma posso imparare..” Se lavoriamo sulla nostra fisiologia invece possiamo scegliere di avere per esempio una postura eretta quando ascoltiamo una conferenza o una lezione, oltre farci sentire meglio ci aiuta a mantenere la concentrazione.

Altro tema trattato dalla pnl che ci può aiutare nel raggiungimento dei nostri obiettivi è quello delle credenze. Possiamo definire le credenze come abitudini a credere vera qualcosa”. Se, per esempio, stiamo presentando un prodotto ad un potenziale compratore e siamo convinti che non lo acquisterò mai questo inciderà negativamente sulla nostra qualità nella presentazione del prodotto stesso che il cliente non acquisterà. Ma in termini di parole ed energie quanto ci costa pensare il contrario? Assolutamente niente… quindi, perché non farlo?

Essere consapevoli di come comunica il nostro corpo e dei messaggi che diamo a noi stessi, spesso inconsciamente, è utile non solo a migliorare le nostre performances, ma a comunicare in maniera più efficace con chi ci sta intorno.

Richiedi informazioni sul seminario “CIAO Pnl” , potrai imparare qu  esto e tanto altro ancora sulla comunicazione efficace e sulla motivazione.

Parliamo oggi di come riconoscere le microespressioni facciali

Dalle pupille dilatate alla bocca serrata: impercettibili espressioni facciali rivelano quanto siamo sinceri.
I bugiardi sono avvertiti: per quanto una persona sia brava a mentire e a dissimulare le sue vere emozioni, il suo viso finirà sempre per tradirla, lanciando agli interlocutori segnali inequivocabili. Lo sostiene Stephen Porter, un ricercatore della Dalhousie University (ad Halifax). Lo studioso canadese ha infatti dimostrato che, indipendentemente dalle emozioni che stiamo cercando di simulare o dissimulare, il nostro volto tende a manifestare inconsciamente le cosiddette micro-espressioni, cioè espressioni facciali di breve durata che rivelano i nostri veri sentimenti.
Tutto cominciò 126 anni fa, quando Darwin notò che le espressioni facciali vengono determinate dall’azione di molti muscoli diversi, i quali in alcuni casi non possono essere controllati consciamente; successivamente lo psicologo USA Paul Ekman diede inizio allo studio pionieristico delle espressioni facciali e delle micro-espressioni. Per quanto riguarda la ricerca di Porter essa ha preso in esame alcuni studenti, ai quali sono state mostrate immagini di molti tipi (raccapriccianti, paurose, gioiose e così via) ed è stato chiesto nel contempo di simulare emozioni diverse (paura, disgusto, felicità), collegate o meno con le foto in questione.
Lo scienziato ha così scoperto che, contrariamente a quanto affermava Ekman, le micro-espressioni possono durare quasi un secondo, cioè un intervallo di tempo sufficiente per consentire a un occhio opportunamente allenato di percepirle. A ciò bisogna aggiungere che, quando stiamo simulando una certa emozione, azioniamo muscoli che non attiveremmo se l’espressione in questione fosse sincera, e viceversa.
Vediamo dunque (a prescindere dalle micro-espressioni) alcuni dettagli del viso che bisogna osservare per scoprire se chi ci sta di fronte sta mentendo. Innanzitutto osserviamo la fronte: essa è la sede di alcuni muscoli espressivi che sono molto difficili da controllare volontariamente; quando proviamo una tristezza reale tendiamo a corrugare la pelle nell’area centrale e a sollevare gli angoli interni delle sopracciglia, e poiché pochi riescono a fare ciò di proposito, possiamo essere certi che l’emozione espressa è sincera. Se il nostro interlocutore sta stringendo le labbra (altro movimento difficile da controllare) cioè un segnale del fatto che sta soffocando un accesso di rabbia. Quando proviamo un’emozione forte (paura o rabbia) tendiamo automaticamente a dilatare le pupille e a sbattere le palpebre un po’ più velocemente.

Continua nel post di domani su “come riconoscere le microespressioni facciali“…

Parliamo oggi del corso in microespressioni facciali.

Freud scriveva: «Chi ha occhi per vedere e orecchi per udire può convincersi che nessun mortale può tenere un segreto. Se le sue labbra tacciono, parlerà con la punta delle dita; ciò che lo tradisce gli trasuda da tutti i pori»

Cogliere sul fatto la bugia potrebbe non essere così facile come sosteneva Freud è vero anche che non è impossibile grazie allo studio delle microespressioni facciali.

Il geniale Paul Ekman è quasi sempre nel giusto. Emerito professore di psicologia all’Università di S.Francisco, California, partendo dallo studio del linguaggio del corpo ha poi studiato le espressioni umane per 40 anni. Ha catalogato più di 10.000 possibili combinazioni di movimenti dei muscoli facciali e ha scoperto come individuare i cambiamenti rapidi involontari, chiamati microespressioni, che sfuggono anche al controllo del migliore dei bugiardi.

Il sistema delle F.A.C.S. rende possibile descrivere e classificare qualsiasi espressione facciale basandosi su combinazioni di 43 unità di movimenti facciali. I 43 elementi determinano più di 10.000 combinazioni. Gli studiosi catalogarono ogni combinazione attraverso un FACS number, i nomi latini per i muscoli coinvolti  e l’emozione associata.
Un aspetto molto interessante di questo inventario è che molte combinazioni di muscoli non significano assolutamente niente.

Nel corso in microespressioni facciali ti verrà insegnato che sono 6 le emozioni principali che danno vita ad una microespressione;

vediamo un po’ quali sono:

- Rabbia

- Disprezzo

- Tristezza

- Sorpesa

- Paura

- Felicità

Le espressioni facciali derivano da un duplice sistema, quello volontario e quello involontario, ed è anche per questa ragione che spesso sono difficili da decodificare e spesso anche molto equivoche: infatti se i due sistemi lavorano in contemporanea allora siamo capaci di mentire e dire la verità allo stesso tempo.

Le espressioni vere, di solito, è difficile emularle alla perfezione, e nello svilupparsi  attivano il movimento istintivo di alcune regioni muscolari del viso .
Quelle false invece sono volontarie e si usano o per  coprire ciò che si sente realmente oppure per manifestare qualcosa che non si prova in realtà.

Nel corso in microespressioni facciali (FACS) potrai apprendere e mettere in pratica tutte queste nozioni… Richiedi informazioni.

Riprendiamo il post di ieri “Come allenare il cervello?

  • Studia: prefiggiti di imparare una parola nuova ogni giorno. Apri il vocabolario e studiane le origini etimologiche. Questo ti aiuterà a migliorare quella che viene chiamata “intelligenza verbale”.
  • Ipotizza: un ottimo sistema per allenare l’intelligenza logica è pensare a “cosa succederebbe se…”, andando in profondità a ragionamenti anche improbabili, ma che ti costringono a razionalizzare azioni e reazioni concatenate. Come se fosse una partita a scacchi, ma con le cose della vita.
  • Conta: la base per stimolare il funzionamento della mente logica-matematica è il calcolo. In coda al semaforo somma il numero di targa dell’auto di fronte e moltiplicalo per un numero a piacere e poi dividilo per un altro. Stai aspettando il tram? Calcola quanti passanti sono fermi alla pensilina e sottraili alla tua data di nascita. E via contando…
  • Metti il giallo nel tuo cervello: volendo continuare ad allenare il cervello anche anche sotto l’ombrellone, una mossa intelligente è leggere un libro giallo. Perchè oltre a divertirti ti coinvolge nella trama, chiedendo alla mente di fare uno sforzo di logica e di intuizione per capire i ruoli e formulare ipotesi, oltre a esercitare la memoria e rinvigorire le sinapsi.

Ti hanno organizzato un appuntamento al buio con una tipa che ha un QI sopra la media. La cosa non ti va a genio? Tranquillo, anche se il QI è l’indicatore dell’intelligenza di un individuo, oggi la scienza ritiene che serva soprattutto per valutare i nostri livelli logico-matematici, cioè circa il 20% delle capacità intellettive. Come dire, lei potrebbe essere secchiona ma imbranata. Infatti ci sono vari tipi di intelligenza: ne sono state individuate otto, di cui la più importante, oltre alla logico-matematica, è l’intelligenza interpersonale, o “emotiva”. É la fondamentale capacità di mettersi nei panni dell’altro sviluppando empatia.

Riprenderemo l’argomento “come allenare il cervello” prossimamente…