Continuiamo il post di ieri “genio e follia“…

Stavamo dicendo che attraverso le analisi della schizofrenia gli studi di Jaspers vogliono capire perché, nelle loro espressioni più alte, arte e follia coincidono, perché accadono insieme. Nelle personalità artistiche di questo tipo il talento preesiste alla malattia, sebbene non abbia la stessa potenza, e la schizofrenia non è creativa in sé, ma ne è la causa possibile perché si aprano queste profondità. La schizofrenia ,infatti, non può essere creativa senza una completa padronanza artistica che l’artista ha acquisito in numerosi anni di lavoro; e la follia non porterà ad esso niente di “assolutamente” nuovo, ma sosterrà le forze già esistenti. La coincidenza tra l’avanzamento di stadio della malattia, il cambiamento del tipo di vita e delle forme di produzione artistica e mutamento dello stile , rende molto verosimile l’ipotesi che la schizofrenia rappresenti per alcuni grandi artisti ,che potremmo definire geniali, una condizione per la produzione delle loro opere. La schizofrenia è un mondo a sé in cui “ogni comprensione –afferma Jaspers –si deve basare sulla cronologia”. La cronologia della vita e delle opere degli artisti che Jaspers analizza, risulta quindi fondamentale per la conoscenza della malattia, e ci permette di identificare negli artisti stessi,alcune analogie. In particolare analogie nello sviluppo che vedono gli artisti caratterizzati ,in uno stadio preliminare, dall’eccitazione per una certa visione del mondo e successivamente dalla nascita di crisi acute che si ripeteranno a distanze ravvicinate.. (vedi genio e follia).

Analizzando l’evoluzione della creatività e della produzione dell’artista in relazione alla malattia, Jasper rileva che nei primi anni non si verifica mai una decadenza vera e propria, e la creatività intellettuale rimane intatta. In questo periodo vengono liberate forze che prima erano inibite. La malattia abolisce quest’inibizione: l’inconscio si fa strada e la restrizione culturale non regge più. Negli ultimi anni, invece, le opere crescono in una tempesta psichica che porta alla disgregazione. La produttività di questi anni non è stimolata esclusivamente dall’eccitazione nervosa ma anche da forze nuove né sane né malate, quasi spirituali, che prosperano nel terreno della malattia. Nell’ ultimo stadio, infine, le capacità creative, solitamente, si esauriscono.

I cambiamenti di stile dei geni “malati” sono duraturi e non di creazioni uniche. Secondo Jasper, possiamo comparare la schizofrenia ad alcuni processi psicotici e cerebrali: processi attraverso i quali il genio “malato” forgia nuovi mondi nei quali, a differenza dei geni “sani”, vi si distrugge.

Ritorneremo presto a parlare di “genio e follia”!!

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