Parliamo oggi del “genio” e della follia…

“Gli uomini mi hanno definito pazzo, ma non è ancora ben chiaro se la pazzia sia o non sia la più alta forma di intelligenza e se le manifestazioni più meravigliose e più profonde dell’ingegno umano non nascano da una deformazione morbosa del pensiero, da aspetti mentali esaltati a spese dell’intelletto normale.”

Edgar Allan Poe

Bisogna cercare di capire, lavorando di fantasia, e dimenticare quel che si sa, in modo che l’immaginazione possa vagabondare libera, correndo lontana dentro le cose”.

Alessandro Baricco

Qual è il nesso tra genio e follia, e fino a che punto essi coesistono nella mente di alcuni grandi artisti?

È innanzitutto necessario volgere lo sguardo su cosa s’intende per follia. Essa è

comunemente conosciuta in due accezioni: come il contrario della ragione e come ciò che precede la stessa distinzione tra ragione e follia.

Prima ancora che malattia mentale, possiamo dunque intendere la follia come un trascendere le rigide regole dell’intelletto e della ragione umana, come un ascolto della voce irrazionale e caotica dell’inconscio, come un atteggiamento che esorbita dalla realtà filtrata dai cinque sensi. Lo spirito creativo di un artista è in grado di conoscere e sperimentare questa follia. Essa non chiude le porte all’abisso del caos e dell’irrazionalità, ma lo accoglie, perché sa che è da quel mondo che provengono le intuizioni, che successivamente la ragione codifica e riordina in maniera non enigmatica. Questa “sana follia” è dunque un trascendere la rigidità del mondo visibile per lasciar spazio all’irrazionalità dell’inconscio, fonte d’intuizioni geniali.

Molti artisti si sono fatti testimoni di questa “follia”, conducendola, attraverso le loro opere, alle sue espressioni più alte.

Fino a che punto, la follia intesa invece come malattia mentale, può essere considerata fonte di intuizioni geniali, d’ ispirazione per la creazione artistica?

Continueremo il post “genio e follia” nel prossimo numero… (vedi sviluppo della creatività)

2 Responses to “GENIO E FOLLIA”

  • Maxi:

    Per il Nash impersonato da Crowe nella foto non mi sento di parlare di genialità, ma nenache di follia. A Beatiful Mind è un film che sta facendo passare per genio uno che genio non è mai stato…la malattia forse fu originata dalla differenza tra quello che pensava lui di sè (un genio) e quello che effettivamente produceva (pochino in confronto al fatto che si sentisse il migliore). D’altra parte un genio non arriva a pensare che gli alieni comunichino con lui e solo con lui. Ma neanche un pazzo… attenzione alla percezione che abbiamo di noi stessi..è la nostra forza ma anche la nostra dannazione

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