Oggi abbiamo una miglior conoscenza delle specificità dei nostri due emisferi cerebrali. Le indagini hanno rivelato in sostanza che l’emisfero destro è più portato per le abilità spaziali e per i compiti sintetici, globalizzanti e ideativi, compresa la musica, mentre il sinistro (vedi emisfero sinistro. Cos’è?) è superiore nei compiti verbali, analitici e sequenziali.
L’emisfero destro è molto superiore a quello sinistro nell’esecuzione di compiti che richiedano una certe capacità di vedere gli oggetti nello spazio, come nel combinare tra di loro le parti meccaniche di un congegno o semplicemente nel disegnare oggetti in tre dimensioni.
I disegni di questo tipo eseguiti con il solo ausilio dell’emisfero sinistro appaiono puerili e rudimentali rispetto a quelli fatti con l’uso dell’emisfero destro. L’emisfero destro ha anche una piena capacità di riconoscere immagini che abbiano una valenza emotiva e di estrinsecare un‘emozione.
Boncinelli Edoardo, “Il cervello, la mente e l’anima”, Mondadori, pag. 270

Secondo Jerre Levy: “Due emisferi assolutamente identici per funzione, sarebbero stati una pura ridondanza. Non possiamo certo permetterci una tale ridondanza se dobbiamo vivere delle nostre facoltà mentali.”
L’evoluzione costruì dunque due programmi neurali separati, l’uno accanto all’altro. La metà sinistra del cervello è sintonizzata al tempo (logica sequenziale, conteggio ecc. sono organizzati temporalmente), la metà destra allo spazio.

“Per ciascuno dei due sessi, ciascun emisfero può specializzarsi in una diversa abilità. I maschi eccellono nella visualizzazione spaziale tridimensionale. L’emisfero destro femminile può essere meno specializzato per le relazioni spaziali e al tempo stesso molto specializzato per la comprensione del significato dell’espressione facciale, utile per anticipare i bisogni di un neonato che non sa ancora parlare.
Scrive Eran Zaidel: “L’emisfero sinistro è costruttivo, algoritmico, graduale e logico. Esso trae beneficio da un’esemplificazione limitata e da un procedimento per tentativi; è in grado di imparare applicando le regole.
L’emisfero destro, invece, non sembra imparare per esposizione a regole e a esempi. Esso ha bisogno di essere esposto a strutture ricche e associative, che tende ad afferrare come totalità.
Fa parte del carattere elusivo dell’emisfero destro il fatto che noi troviamo più facile dire ciò che non è, piuttosto che ciò che è.”
Hooper J. Teresi D., “L’universo della mente”, Bompiani pag. 274

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