Alcuni ricercatori hanno individuato i meccanismi che regolano la memoria a breve termine, in questo tipo di memoria si verifica un rapido deterioramento delle informazioni a differenza della memoria a lungo termine che conserva le informazioni nel tempo in modo più o meno stabile.

La memoria a breve termine è quindi limitata e se l’informazione non viene ripetuta con una frequenza sufficiente al fine di “immagazzinarla” permanentemente, scompare. Questo tipo di memoria è quella che utilizziamo per ricordare determinate informazioni giusto il tempo di svolgere una determinata azione come per esempio la lettura di un numero di telefono dall’elenco che viene dimenticato subito dopo aver effettuato la telefonata.

Lo studio che ha consentito di scoprire come il cervello utilizzasse questa funzione particolare è frutto di un lavoro condotto in collaborazione tra l’Università di Bari, La Sapienza di Roma e il National Institute of Mental Health degli Stati Uniti. In un articolo pubblicato sul Journal of Neuroscience si possono leggere gli aspetti più interessanti relativi alla ricerca come ad esempio che la memoria a breve termine, diversamente dalla memoria emotiva è data dall’azione combinata di due geni.

Secondo i ricercatori questa scoperta avrà importanti ripercussioni nella cura di determinate malattie come la schizofrenia o l’Alzheimer dove il deficit della memoria svolge un ruolo centrale.

Alessandro Bertolino, coordinatore della ricerca e ricercatore Universitario presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’università di Bari, ha evidenziato come finora si era visto che una variante di un solo gene poteva avere effetti sul funzionamento del Sistema Nervoso Centrale, da decenni però si ipotizzava che le funzioni del cervello fossero regolate dall’interazione fra più geni. Il ricercatore ha poi aggiunto che grazie a questo studio si è dimostra per la prima volta che due geni interagiscono per modificare l’attività dei neuroni nell’uomo durante un compito di memoria a brevissimo termine, o memoria di lavoro.

In che modo i ricercatori sono riusciti a comprendere il funzionamento della memoria a breve termine ? Durante lo studio, attraverso la tecnica della Risonanza Magnetica Funzionale, un’applicazione della Risonanza Magnetica Nucleare che permette di generare delle immagini del flusso e dell’ossigenazione ematici localizzati a livello dell’encefalo e provocati da stimoli sensoriali o da compiti motori e cognitivi, è stata osservata l’attività celebrale di 62 volontari sani mentre ricordava semplici informazioni. Grazie a questa analisi si è visto che due geni coinvolti nella produzione di una sostanza molto importante per la comunicazione tra le cellule nervose, chiamata dopamina, collaborano per determinare le caratteristiche e l’efficienza della memoria a brevissimo termine.

Entrambi i geni, Comt (catecol-O-metiltransferasi) e Dat (modulatore della dopamina), controllano il livello di una delle sostanze necessarie alla comunicazione tra le cellule nervose (il neurotrasmettitore dopamina) nell’area del cervello chiamata corteccia prefrontale durante lo svolgimento di un compito di memoria di lavoro.

Parleremo della memoria a breve e lungo termine prossimamente…

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