Archive for August, 2010

Parliamo oggi delle tecniche di memoria. Ne spiegheremo una semplicissima da applicare.

LE PAROLE DI VELCRO

Spesso dobbiamo studiare termini complessi, mai sentiti prima e difficili da memorizzare: in questo caso una delle tecniche di memorizzazione più efficaci è quella delle parole di velcro.

Il velcro è un prodotto commerciale in nylon, molto utilizzato negli anni ’80 per la chiusura di scarpe sportive, e che recentemente è tornato di gran moda. Grazie alla forte aderenza che si crea tra lo strato peloso e lo strato di tessuto con uncini, il velcro garantisce una chiusura salda ed è stato addirittura utilizzato dagl astronauti della Nasa.

Ok, ok… ma che ci azzecca il velcro con le mnemotecniche?

Le parole di velcro sono semplici parole da associare ai concetti che vogliamo ricordare, sfruttandone la rima. Ecco alcuni esempi di parole di velcro da associare a dei numeri:

  • uno-nessuno
  • due-bue
  • tre-viva il re
  • quattro-ratto
  • cinque-vince
  • sei-asino che sei
  • sette-magliette
  • otto-botto
  • nove-piove
  • dieci-yeti

Così, ad esempio, per ricordare il pin del tuo bancomat (9153) puoi creare una semplice storiella: “Piove: nessuno vince. Viva il re!”.

A gli occhi di alcune persone possono sembrare delle assurdità… Ed è proprio per questo motivo che risulteranno più efficaci! Perché sono paradossali.

La prossima volta che dovrai memorizzare numeri o concetti complessi, crea le tue parole di velcro da associare in rima: non riuscirai più a dimenticare le storielle assurde che ne verranno fuori.

Questa ovviamente è una semplice tecnica che non ha nulla di “tecnico”…

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Parliamo oggi della programmazione neuro linguistica – pnl -

“La vita ha questo di strano: che se non vuoi accettare altro che il meglio, molto spesso riesci a procurartelo.” W.Somerset Mougham .

Che cos’è che differenzia le persone che ottengono risultati, vivendo con immensa gioia e raggiungendo incredibili livelli di successo, da quelle che sono intrappolate nell’ insoddisfazione, con l’impressione che i loro sforzi diano pochi frutti?

Come fanno alcune persone a capire e a farsi capire con sorprendente efficacia? Qual è la differenza che fa la differenza?

Dalla fine degli anni 70 la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL) cerca le risposte a queste domande. La metodologia utilizzata viene chiamata “modeling” (“modellamento”) e consiste nell’analizzare come pensano e agiscono le persone che ottengono risultati eccellenti (le loro strategie, convinzioni, credenze ecc.). Questo processo ha permesso di individuare molti dei loro “elementi di successo” e di condividere con gli altri le loro modalità di pensiero e di azione, facendo così diventare  le strategie più efficaci patrimonio del maggior numero possibile di persone.

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  • Essere sensibili ai messaggi che arrivano dal nostro interlocutore

  • Calibrare la propria comunicazione in base alla diversa modalità dell’altro/a

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  • Saper gestire la comunicazione (negoziazione, trattativa o altro) in situazioni ad alto carico emotivo.

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Continuiamo i l post di ieri “Cicerone e la memoria“…

Altro elemento fondamentale, come vedremo tra breve parlando del P.A.V., è da ricercare nelle associazioni per assurdo: se noi associamo parti di discorsi a oggetti disposti in modo classico (per esempio un letto in una camera da letto con sopra il cuscino la coperta il lenzuolo e il pigiama) rischiamo di tralasciare particolari che sicuramente non ci sfuggiranno se riusciremo a visualizzare una stanza costruita per assurdo. In effetti se vedessimo il cuscino sul lampadario saremmo sicuramente più colpiti, al punto di ricordarlo meglio e associargli la parte relativa memorizzata.

Il maggior inconveniente a cui la tecnica dei loci riesce a porre il rimedio è il superamento della barriera mentale che ognuno di noi affronta quando deve immagazzinare una grande quantità di dati: per ricordarli tutti è sufficiente costruire un percorso all’interno della struttura visiva che ci siamo costruiti e percorrerla, fermandosi a ogni stazione (oggetto) stabilito per ricordare le informazioni a esse associate, in altre parole il lavoro di Cicerone. In questo modo se anche si saltasse una tappa del percorso sarà più facile passare alla tappa/oggetto successiva evitando l’interruzione della nostra esposizione e rendendo meno evidente il nostro momentaneo vuoto mentale, con possibilità inoltre di recupero in un secondo momento. In un processo mnemonico classico questo non avverrebbe in quanto si ricorderebbero tutte le tappe in sequenza, a cascata come si suole dire, e la mancanza anche solo di un tassello molto facilmente farebbe cadere tutti i successivi. Parlando invece di psicologia è curioso notare che mediante tale metodo di memorizzazione si fanno lavorare in simbiosi e contemporaneamente i due emisferi cerebrali: infatti l’associazione visiva avviene mediante l’applicazione della fantasia seppur non necessariamente gli oggetti cui associamo le parti da ricordare non devono per forza essere inesistenti; i locali immaginari all’interno dei quali disponiamo gli oggetti invece devono essere necessariamente logici, precisi, razionali e regolarmente ordinati per consentire i passaggi da oggetto a oggetto, da discorso a discorso.

Presto torneremo a parlare nuovamente delle tecniche di memoria e Cicerone

Parliamo oggi di Cicerone e la memoria…

Nella sua opera “De Oratore” egli notava che era più facile ricordare avvenimenti che avessero un’incidenza forte sui sensi: vista, olfatto, tatto, gusto e udito sono dei forti metodi per fissare in mente, volontariamente o involontariamente, sensazioni forti e velocemente associabili ad una medesima sensazione già vissuta in precedenza. In particolare Cicerone notò la facilità di memorizzazione di oggetti che avessero riferimenti visivi, cui potere associare i dati da ricordare. Se poi i dati da ricordare erano relativi a oggetti raccolti in un luogo circoscritto, a distanza ridotta e costante, distribuiti in un ordine ben preciso e non modificabile, risultava più facile ricordare tutti i dettagli relativi a ciascun oggetto, senza il rischio di attribuire i dati all’oggetto sbagliato. Il principio utilizzato da Cicerone, abile oratore (vedi Cicerone e la bellezza del discorso) è quello della scaletta, un elenco degli argomenti da trattare, delle tematiche da affrontare in una trasmissione televisiva, che chiunque di noi nel suo piccolo utilizza in modo più o meno inconscio.

Il metodo è dunque semplice e antico: i risultati sono però fortemente affidabili, da qui la spiegazione del perché ce li tramandiamo dall’antica Roma.

Il metodo dei loci prevede le seguenti condizioni per potersi esprimere al meglio, oltre all’esercizio personale per abituarsi ad aumentare il numero di oggetti e relativi dati nel corso del tempo:

Il luogo di supporto alla memoria deve essere definito con estrema precisione e senza cambiamenti, al fine di non generare confusione: lo stesso vale per l’arredamento. Tutti i riferimenti fisici precisi possono servire per associare una serie di dati;

occorre convertire in forma visiva le parole da ricordare;

associare le immagini ottenute dalla conversione visiva al discorso che dobbiamo fare, attraverso il “Paradosso Azione Vivida” altrimenti detto P.A.V.

La differenziazione degli oggetti in base a forma, colore, dimensione, posizione, luminosità risulterà fondamentale per tenere distinti tutti i valori da attribuire a ciascuno di essi. Bisognerà quindi escludere situazioni confusionali che si potrebbero venire a formare. Per esempio non bisogna posizionare oggetti nascosti da altri o dentro altri: evitiamo quindi associazioni classiche come il posizionare un oggetto dentro a un cassetto o dentro a un armadio.

Continueremo l’argomento “Cicerone e la memoria” nel prossimo post…

Alcuni ricercatori hanno individuato i meccanismi che regolano la memoria a breve termine, in questo tipo di memoria si verifica un rapido deterioramento delle informazioni a differenza della memoria a lungo termine che conserva le informazioni nel tempo in modo più o meno stabile.

La memoria a breve termine è quindi limitata e se l’informazione non viene ripetuta con una frequenza sufficiente al fine di “immagazzinarla” permanentemente, scompare. Questo tipo di memoria è quella che utilizziamo per ricordare determinate informazioni giusto il tempo di svolgere una determinata azione come per esempio la lettura di un numero di telefono dall’elenco che viene dimenticato subito dopo aver effettuato la telefonata.

Lo studio che ha consentito di scoprire come il cervello utilizzasse questa funzione particolare è frutto di un lavoro condotto in collaborazione tra l’Università di Bari, La Sapienza di Roma e il National Institute of Mental Health degli Stati Uniti. In un articolo pubblicato sul Journal of Neuroscience si possono leggere gli aspetti più interessanti relativi alla ricerca come ad esempio che la memoria a breve termine, diversamente dalla memoria emotiva è data dall’azione combinata di due geni.

Secondo i ricercatori questa scoperta avrà importanti ripercussioni nella cura di determinate malattie come la schizofrenia o l’Alzheimer dove il deficit della memoria svolge un ruolo centrale.

Alessandro Bertolino, coordinatore della ricerca e ricercatore Universitario presso il Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche dell’università di Bari, ha evidenziato come finora si era visto che una variante di un solo gene poteva avere effetti sul funzionamento del Sistema Nervoso Centrale, da decenni però si ipotizzava che le funzioni del cervello fossero regolate dall’interazione fra più geni. Il ricercatore ha poi aggiunto che grazie a questo studio si è dimostra per la prima volta che due geni interagiscono per modificare l’attività dei neuroni nell’uomo durante un compito di memoria a brevissimo termine, o memoria di lavoro.

In che modo i ricercatori sono riusciti a comprendere il funzionamento della memoria a breve termine ? Durante lo studio, attraverso la tecnica della Risonanza Magnetica Funzionale, un’applicazione della Risonanza Magnetica Nucleare che permette di generare delle immagini del flusso e dell’ossigenazione ematici localizzati a livello dell’encefalo e provocati da stimoli sensoriali o da compiti motori e cognitivi, è stata osservata l’attività celebrale di 62 volontari sani mentre ricordava semplici informazioni. Grazie a questa analisi si è visto che due geni coinvolti nella produzione di una sostanza molto importante per la comunicazione tra le cellule nervose, chiamata dopamina, collaborano per determinare le caratteristiche e l’efficienza della memoria a brevissimo termine.

Entrambi i geni, Comt (catecol-O-metiltransferasi) e Dat (modulatore della dopamina), controllano il livello di una delle sostanze necessarie alla comunicazione tra le cellule nervose (il neurotrasmettitore dopamina) nell’area del cervello chiamata corteccia prefrontale durante lo svolgimento di un compito di memoria di lavoro.

Parleremo della memoria a breve e lungo termine prossimamente…

Vediamo oggi come fare una mappa mentale.

Esistono alcune regole che è bene osservare per ottenere ottimi risultati…

1 – FOGLIO ORIZZONTALE: in questo modo usi più e meglio lo spazio a tua disposizione.

2 – PARTI DAL CENTRO: intesta la mappa riportando al centro l’argomento principale, in modo che l’occhio cada subito su questo primo punto.

3 – PUNTO DI PARTENZA: scegli un senso di stesura e un punto dal quale iniziare a scrivere le informazioni (generalmente si usa il mezzogiorno e il senso orario per i destri. Viceversa per i mancini).

4 – PROCEDERE AD ANELLI: 1° anello (vicino al cerchio) = argomenti principali; 2° anello = sottogruppi di questi ecc… più ci si allontana dal centro e più si entra nei dettagli.

5 – STAMPATELLO: una mappa in stampatello offre un bagaglio di informazioni più dettagliato, fotografico e completo. Il tempo, per altro minimo che si impiega a scrivere in stampatello, viene ampiamente recuperato nella lettura finale o nel ripasso.

6 – PROLE CHIAVE: è fondamentale per rendere l’apprendimento facile ed efficace.

7 – FRECCE: indicano collegamenti tra concetti situati in parti diverse della mappa mentale.

8 – CODICI: aiutano a strutturare le informazioni (es: asterischi, croci, simboli, ecc.)

9 - FIGURE GEOMETRICHE: indicano una gerarchia tra i vari argomenti (es. quadrati, rombi, ecc…)

10 – COLORI: delimitano varie zone all’interno della mappa o creano collegamenti tra i vari argomenti.

11 – VISUALS: aiutano la memoria (visiva) a fissare i concetti principali o le parole chiave.

12 – CREATIVITA’:

  • dai libertà alla tua mente, lascia libera la fantasia il più possibile;
  • disegna linee morbide e curvilinee;
  • invece di scrivere solo dentro le figure geometriche scrivi direttamente sulle linee,…