Archive for July, 2010

Le regole della mappa mentale, secondo Leonardo Da Vinci, sono fatte per fornirti “uno libero e bono giuditio”. Sono “figliole della bona sperientia”, poiché negli ultimi trent’anni sono state accuratamente messe alla prova e perfezionate.

Per cominciare vi basta un tema qualsiasi, qualche pennarello colorato e un grosso foglio di carta.

1) Disegnate un simbolo o una figura (che rappresenti il vostro tema) al centro del foglio. Cominciare dal centro prepara la vostra mente a creare associazioni a 360 gradi. Le figure e i simboli si ricordano più facilmente delle parole e vi stimolano a pensare con creatività.

2) Scrivete le parole chiave.

Le parole chiave sono le “gemme”, ricche di informazioni della memoria e dell’associazione creativa.

3) Collegate tra loro le parole chiave con linee (rami) che partano dall’immagine centrale. Questo vi dà la possibilità di vedere con chiarezza come si correlano tra di loro le parole chiave.

4) Scrivete le parole chiave in stampatello.

Lo stampatello, nella mappa mentale è più facile da leggere e da ricordare rispetto al corsivo.

5) Cercate di scrivere una parola per riga.

Così facendo, vi date la possibilità di scoprire il massimo numero di associazioni creative per ogni parola chiave. Scrivere nelle mappe mentali una parola a riga vi allena anche a concentrarvi sulla parola chiave più appropriata, spingendovi a essere più precisi e riducendo la confusione al minimo qualora ce ne fosse.

6) Scrivete le vostre parole chiave sopra le linee, badando che la lunghezza della parola corrisponda a quella linea. Otterrete la massima chiarezza nell’associazione e farete economia di spazio.

7) Usate colori, disegni, dimensioni diverse e codici per fare più associazioni e dare loro risalto.

Evidenziate i concetti importanti e illustrate le relazioni tra i diversi rami della vostra mappa mentale (vedi memorizzare velocemente con le mappe mentali). Per esempio, potreste assegnare ai concetti colori diversi a seconda della loro priorità, evidenziando il giallo quelli più importanti, in azzurro quelli secondari e così via. I disegni e le immagini, preferibilmente a colori vivaci, dovrebbero essere utilizzati ovunque sia possibile, perché stimolano le associazioni creative e rafforzano la memoria (vedi come funziona la memoria?).

Buona mappa mentale!!

Parliamo oggi del linguaggio del corpo.

Alcune persone conoscono più di una lingua, altre soltanto la propria lingua d’origine. In realtà, senza nessun corso di laurea, senza essere poliglotti, senza conoscere altri idiomi, ogni persona sulla faccia della terra è in grado di comunicare almeno in tre lingue: oltre al linguaggio parlato, quindi verbale, la comunicazione tocca altri due livelli, il paraverbale e il non verbale. Essi abbracciano tutto ciò che riguarda il tono di voce, il ritmo, l’inflessione, i gesti, la postura, gli sguardi.


Tutto ciò può essere definito CNV, ovvero comunicazione non verbale. Essa include sia il paraverbale che il non verbale. La cosa straordinaria è che con le parole possiamo mentire, ma con il corpo no. Il nostro corpo comunica più di mille parole e non mente mai. Molti segnali inviati dal corpo sono molto più efficaci di espressioni vocali, perché giungono direttamente alla nostra parte inconscia. Per questo, i segnali del corpo sono chiamati subliminali, poiché sono capaci di “dribblare”, di sorvolare la razionalità e giungere direttamente al cervello.


Saper interpretare il linguaggio del corpo migliora la qualità della vita e le interazioni con le persone. Possiamo ad esempio capire se il nostro interlocutore prova imbarazzo o disagio in una conversazione, anche se le sue parole sono accondiscendenti o tranquille. Possiamo ad esempio capire se il nostro partner esprime sincerità, se è felice di una nostra proposta o se gradisce il pranzo dei suoceri, dal solo linguaggio del corpo. Si possono ancora inviare segnali ad una persona per far capire che non abbiamo intenzione di continuare una conversazione, per prendere il turno in una conversazione, per invitare una persona ad alzarsi ed andare via, per creare volontariamente tensione o tranquillità. Il tutto senza parola alcuna, oppure accompagnando le parole con i gesti, la postura. e lo sguardo.
La cinesica riguarda i movimenti prodotti da una parte del corpo: gli esempi di cinesica più noti sono i “gesti”, ma appartegono a questa classe anche i movimenti del collo, del tronco, del naso,, della bocca, dei piedi,delle gambe, degli occhi.

Emettiamo ogni giorno tali segnali, perché essi partono dall’inconscio del locutore e colpiscono l’inconscio dell’interlocutore. Sono quindi il più delle volte involontari. Vediamo quindi come gesti; espressioni facciali; movimenti delle gambe, del tronco, del bacino, della testa e degli occhi, rivelano emozioni e sono più forti dell l’interazione verbale. Quest’ultima è resa molto più efficace se accompagnata da gesti ed inflessioni della voce, che variano nel susseguirsi della conversazione.
Alcunii comportamenti cinesici hanno infatti la funzione di regolare il flusso della conversazione; indicano al locutore di ampliare quanto dice, di cambiare discorso, di ripetere un concetto, di affrettarsi, di passare la parola, ecc. Buona parte dei movimenti cinesici sono involontari e legati all’emozione che si prova al momento; altri accompagnano il discorso, lo sostituiscono, lo completano.

Ad esempio, l’interlocutore può annuire e in questo modo dà dimostrazione al parlante di essere seguito. Se fa lo stesso gesto (quello di annuire) velocemente e ripetutamente é come se gli dicesse ” muoviti che voglio prendere il mio turno di conversazione “. Spesso in questo caso, per limare l’effetto della sollecitazione ad affrettarsi, l’ascoltatore fa spesso contemporaneamente un sorriso.

La richiesta di prendere il turno di conversazione può essere indicata anche da altri comportamenti: prendere fiato, guardare in modo prolungato il locutore, schiudere le labbra e produrre suoni vocali, spostare il busto in avanti, sollevare un dito, ecc.

Parliamo oggi dei corsi di parlare in pubblico.

Parlare in pubblico? “No grazie!”

Quante volte è capitato di ripeterci questa risposta o comportarci come se l’avessimo fatto?

Quante volte è capitato di esserci preparati un discorso, un argomento d’esame e poi, davanti al nostro interlocutore, essere accolti da quei famosi attacchi di panico?

Si inizia con l’usuale “buongiorno” e poi iniziano a sudarci le mani, la bocca secca, ci sentiamo stressati fino a quando ci sembra di aver dimenticato tutto ed ecco che entriamo in quel circolo vizioso che finirà in “tragedia”.

Evitare queste spiacevoli situazioni è più semplice di quanto possa sembrare.

Esistono infatti tecniche capaci di farci rilassare in ogni momento, di farci sentire a “casa” anche nelle situazione più paurose.

La Cordua Formazione s.n.c è una società che per molti anni si è formata al fine di insegnare al meglio queste tecniche garantendo risultati inaspettabili.

A tal fine vengono infatti proposti diversi seminari come il “CIAO MEMO” o il “CIAO PNL”.

Al corso “CIAO” imparerai, fin dal primo giorno, oltre alle tecniche di memoria, una tecnica che potrà farti rilassare e concentrare in pochissimi secondi ed ottenere così risultati a dir poco stupefacenti.

Imparerai inoltre a:

  • Aumentare la resa nello studio
  • Come si possono diminuire i tempi di memorizzazione
  • In che modo è possibile utilizzare in maniera più funzionale la nostra mente
  • Avere un metodo di studio più efficiente

Col seminario “CIAO PNL”, seminario sulla programmazione neuro linguistica, potrai invece accrescere le tue capacità e conoscenze sull’arte della comunicazione e del parlare in pubblico.

Imparerai difatti a:

  • Saper gestire la comunicazione verbale, paraverbale e non verbale
  • Utilizzare modelli linguistici che rendono “morbida” la propria comunicazione personale e professionale
  • Saper gestire la comunicazione in situazioni ad alto carico emotivo.
  • Parlare in pubblico in modo fluido e disinvolto

Richiedi informazioni sui nostri corsi di parlare in pubblico e sul seminario CIAO PNL

Continuiamo con un altro post sul “parlare in pubblico“, parlando dell’uso della retorica.

Nell’ornamento del discorso un buon oratore dovrà essere non solo parco ma anche raffinato, come chi nell’allestimento di un ricevimento si tiene lontano dallo sforzo; per essere davvero efficace eviterà dunque l’abuso di artifici retorici come i richiami tra parole simili, effetti di rima o di ritmo, giochi di suono ottenuti con cambi di lettera, affinché l’eleganza formale e l’intento di risultare piacevoli non appaiano troppo scoperti.

Potrà dunque avvalersi liberamente delle diverse tecniche, purché non le inserisca nel discorso con troppa frequenza e ricorra anche a termini del linguaggio comune a fianco delle metafore, che dovranno comunque essere utilizzate con cautela; se si servirà di immagini per rendere più incisivi i concetti, farà in modo che non siano troppo marcate.

Buana parte di tali artifici si addicono anche a uno stile misurato, ma dovrà sembrare che tali ornamenti siano stati inseriti accidentalmente, in modo quasi trascurato.

L’organizzazione delle parole in una frase comporta essenzialmente due aspetti:

- disposizione e ritmo

- musicalità

E’ una buona disposizione quella che non comporta uno scontro duro o uno iato tra le parole ma le lega tra loro con fluidità: solo così si può avere un discorso compatto, coeso, fluido e scorrevole.

Per quanto riguarda il ritmo, se da un lato è un grave difetto che nella prosa o in un discorso l’ordine delle parole dia l’impressione di un verso poetico, dall’altro è indice di uno stile elegante che nelle parole siano disposte con un certo ritmo e si compongano armoniosamente.

Tra le molte caratteristiche è forse questa che più di tutte distingue il vero oratore dall’inesperto: costui rovescia una parola dietro l’altra, rozzamente, e valuta ciò che dice con il fiato, non con l’arte; l’altro, invece, lega le parole ai concetti in modo da creare un certo ritmo, vincolato e libero allo stesso tempo.

Se sei anche tu incuriosito dalle strategie di parlare in pubblico e di Programmazione Neuro Linguistica,

richiedi informazioni sul seminario Ciao PNL.

Continuando l’argomento del post precedente “parlare in pubblico con le metafore“, iniziamo a capire perché sono così importanti.

Ci si può chiedere per quale ragione l’uso libero delle parole e le espressioni metaforiche piacciano più che gli usi propri e i termini specifici; infatti anche di fronte a una ricca scelta di parole appropriate, la gente sembra preferire gli usi traslati.

Ciò può accadere perché il fatto di tralasciare ciò che è a disposizione per andare a cercare qualcos’altro più lontano appare come una dimostrazione di ingegno; oppure perché grazie a un’espressione metaforica chi ascolta viene condotto col pensiero altrove, senza tuttavia essere depistato, e ciò è estremamente piacevole; o ancora perché nella metafora si ritrova, concentrato in una singola parola, un intero concetto e tutto ciò che gli sta intorno; o infine perché ogni metafora, se utilizzata bene (vedi come comunicare in modo efficace?), coinvolge direttamente i sensi, in particolare la vista, che è il senso più acuto.

Nel parlare in pubblico e non solo, le metafore visive sottopongono alla mente, per così dire, ciò che in altro modo non possiamo osservare e distinguere.

Non c’è nulla in natura di cui il nome e l’espressione non possano essere utilizzati in altri contesti; tutto ciò da cui si può trarre un’analogia – e cioè qualsiasi cosa – , può anche suggerire una singola parola che contiene tale analogia e che, utilizzata come metafora, conferisce splendore al discorso.

Negli usi traslati bisogna innanzitutto evitare la dissomiglianza tra i due termini che colleghiamo; in secondo luogo, che il termine simile non sia tratto da ambiti poco noti, perché l’immaginazione viene stimolata più facilmente da qualcosa di cui si è stati spettatori che da qualcosa che è stato solamente sentito. E dal momento che il valore più grande della metafora consiste proprio nel coinvolgere i sensi, bisogna evitare che l’espressione susciti un pensiero turpe nelle menti di coloro che ascoltano.

Non è opportuno nemmeno che la metafora sia troppo alta rispetto al concetto che deve esprimere. Se si teme che l’immagine risulti troppo originale, può essere attenuata anteponendo alcune espressioni come “per così dire” e simili. Infatti la metafora deve essere discreta, come se fosse stata portata, e non fosse stata portata di prepotenza in un posto non suo.

Torneremo presto con altri post sul parlare in pubblico!

Continuiamo oggi a trattare l’argomento “parlare in pubblico” spiegando l’uso delle metafore.

Molto praticato è l’uso delle metafore per abbellire l’eloquio; esso è nato inizialmente da limiti e povertà lessicali, ma la piacevolezza e la gradevolezza che comporta lo hanno reso molto diffuso. Come gli indumenti, che inizialmente furono inventati per allontanare il freddo dal nostro corpo e successivamente cominciarono a essere usati per bellezza e prestigio, così le metafore, create per sopperire a una povertà lessicale, hanno trovato crescente applicazione per puro diletto.

Ciò che difficilmente può essere espresso con un termine specifico, viene illustrato dalla metafora attraverso l’affinità con un altro concetto:

questi trasferimenti funzionano in pratica come dei prestiti, nel senso che prendiamo altrove ciò che non abbiamo.

Le metafore più originali, però, non si limitano a compensare una mancanza ma aggiungono anche un elemento di splendore all’espressione.

Si può dire che la metafora è la concentrazione di una breve similitudine in un unica parola, la quale viene collocata in un contesto estraneo come se fosse il suo:

come insegna la programmazione neuro linguistica se tra i due ambiti della metafora non viene colta l’analogia, specialmente quando si tratta di parlare in pubblico, essa viene rifiutata; se viene riconosciuta, piace.

E’ dunque opportuno utilizzare metafore soprattutto quando rendono più chiaro il concetto.

Nel prossimo post avremo modo di approfondire di più l’argomento “parlare in pubblico” approfondendo l’uso delle metafore.

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