Continuiamo oggi a trattare l’argomento “parlare in pubblico” spiegando l’uso delle metafore.

Molto praticato è l’uso delle metafore per abbellire l’eloquio; esso è nato inizialmente da limiti e povertà lessicali, ma la piacevolezza e la gradevolezza che comporta lo hanno reso molto diffuso. Come gli indumenti, che inizialmente furono inventati per allontanare il freddo dal nostro corpo e successivamente cominciarono a essere usati per bellezza e prestigio, così le metafore, create per sopperire a una povertà lessicale, hanno trovato crescente applicazione per puro diletto.

Ciò che difficilmente può essere espresso con un termine specifico, viene illustrato dalla metafora attraverso l’affinità con un altro concetto:

questi trasferimenti funzionano in pratica come dei prestiti, nel senso che prendiamo altrove ciò che non abbiamo.

Le metafore più originali, però, non si limitano a compensare una mancanza ma aggiungono anche un elemento di splendore all’espressione.

Si può dire che la metafora è la concentrazione di una breve similitudine in un unica parola, la quale viene collocata in un contesto estraneo come se fosse il suo:

come insegna la programmazione neuro linguistica se tra i due ambiti della metafora non viene colta l’analogia, specialmente quando si tratta di parlare in pubblico, essa viene rifiutata; se viene riconosciuta, piace.

E’ dunque opportuno utilizzare metafore soprattutto quando rendono più chiaro il concetto.

Nel prossimo post avremo modo di approfondire di più l’argomento “parlare in pubblico” approfondendo l’uso delle metafore.

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