Microespressioni

Freud scriveva: «Chi ha occhi per vedere e orecchi per udire può convincersi che nessun mortale può tenere un segreto. Se le sue labbra tacciono, parlerà con la punta delle dita; ciò che lo tradisce gli trasuda da tutti i pori»

Cogliere sul fatto la bugia potrebbe non essere così facile come sosteneva Freud è vero anche che non è impossibile grazie allo studio delle microespressioni facciali.

Durante una conversazione, se volessimo effettivamente capire se la persona che abbiamo di fronte sta realmente dicendo la verità dovremmo prestare attenzione a diverse “fonti”: parole, pause, tono di voce, espressioni, movimenti del capo, gesti (vedi il linguaggio dei gesti), posizioni, respirazione, sudore, rossore o pallore, ecc. Per fortuna non è importante scrutinarle tutte con la stessa cura. Non tutte le “fonti” infatti sono attendibili nella conversazione e alcune lasciano trasparire più di altre. Stranamente la maggior parte della gente presta più attenzione alle fonti meno degne di fede come le parole, lasciando totalmente indisturbate le microespressioni del volto e, lasciandosi così trarre facilmente in inganno. Chi mente non può sorvegliare, controllare e camuffare tutto quanto il proprio comportamento.

Il viso con le sue microespressioni, può essere una fonte preziosa d’informazioni per chi cerca di scoprire gli inganni. Il viso è capace di dire la verità e mentire a volte anche contemporaneamente, ciò significa che il vero e il falso potrebbero mostrarsi in parti diverse del viso componendo un’unica espressione mista. La ragione per cui la maggior parte delle persone non riesce ad indovinare le bugie guardando il viso di chi parla è proprio perché non sa distinguere le espressioni autentiche da quelle fittizie.

Esistono migliaia di microespressioni del viso, ciascuna diversa dalle altre. Molte non hanno nulla a che fare con le emozioni ma sono segnali di conversazione, i quali come i gesti illustrativi, sottolineano le parole o integrano la sintassi del discorso. Esiste anche un certo numero di segni mimici convenzionali come la strizzata d’occhio, il sopracciglio sollevato a indicare scetticismo ed anche equivalenti facciali dei gesti manipolatori, come mordersi le labbra, succhiarle o leccarle, gonfiare le gote ed infine le espressioni delle emozioni, quelle vere e quelle false.

La cosa interessante è che non esiste un’unica espressione per ogni emozione (vedi Paul Ekman. Le emozioni dei bugiardi) ma decine e per qualcuna centinaia. A ciascuna emozione corrisponde una famiglia di espressioni , visibilmente diverse tra loro. Non c’è infatti un’unica esperienza soggettiva per ogni singola emozione, ma una famiglia di esperienze.

Facciamo l’esempio della collera. La collera varia quanto a: intensità, controllo, tempi di avvio, tempi di spegnimento, temperatura, autenticità. Se poi teniamo conto delle combinazioni della collera con altre emozioni tipo sensi di colpa, collera piacevole, di disprezzo, di dignità offesa,  notate che la “famiglia” della collera diventa sterminata.

Le microespressioni del viso sono più numerose delle parole indicanti emozioni diverse ed in più le microespressioni  segnalano sfumature e sottigliezze che il linguaggio non riesce a fissare in vocaboli.

Proprio per questo Formazione Personale organizza per tutti gli associati la possibilità di partecipare al laboratorio di lunedì 21 giugno che parlerà appunto delle microespressioni facciali.

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