Nel post di ieri abbiamo iniziato a parlare di prossemica e delle distanze che intercorrono tra noi e i nostri simili. Abbiamo incominciato parlando della distanza intima che va dal contatto corporeo fino a 45cm. A questa distanza, infatti, è possibile percepire il calore e l’odore della pelle e del respiro dell’altro, che possono suscitare in noi reazioni di piacere o di disgusto a seconda dei rapporti che ci legano alla persona. Basta pensare al disagio che proviamo a sederci in una poltrona appena lasciata libera da un estraneo, se la stoffa è ancora “calda”: questo a volte è sufficiente a creare la sensazione di invasione della sfera intima, anche in assenza di una presenza fisica concreta.

Al secondo livello abbiamo la distanza “personale” (per esempio, quella tra due persone che chiacchierano a una festa), a sua volta divisa in due sottofasi: quella “di vicinanza” (45-75 centimetri) e quella “di lontananza” (da 75 centimetri a un metro e 20). “Il limite dei 75 centimetri non è casuale”. A questa distanza è ancora possibile allungare la mano e toccare l’altro. Si tratta insomma di un confine che può essere rispettato o varcato e che ci fa capire molto della persona che abbiamo di fronte.

Anche il modo di dire “tenere le distanze”, probabilmente, deriva proprio da uno dei possibili atteggiamenti”. La distanza “personale” è quella che usiamo di più nella vita di ogni giorno. Oltre il metro e 20 centimetri e fino ai tre metri e mezzo, le persone si trovano invece alla cosiddetta distanza “sociale”, tipica delle situazioni professionali. I tre metri e mezzo sono lo spazio raccomandato per le scrivanie di un ufficio “open space” dagli esperti di prossemica, in questa situazione, nessuno si sente obbligato a parlare con il vicino trascurando il lavoro.

La distanza sociale viene spesso manipolata per comunicare determinati messaggi di potere. Lo fa il capufficio che, in piedi, si avvicina all’impiegato seduto e invade il suo spazio personale, per dimostrare la propria supremazia. La “tecnica dell’invasione” viene usata anche nelle vendite, per mettere sotto stress l’acquirente indeciso e spingerlo a concludere l’affare. Tutto questo tramite la PNL – Programmazione neuro linguistica – (vedi corso Pnl)

L’ultimo livello è costituito dalla distanza “pubblica”, oltre i tre metri e mezzo: è quella tenuta dai professori universitari durante le lezioni, dai politici ai comizi, dai cantanti ai concerti, al di là di quelle che possono essere le norme di sicurezza adottate in questi casi. Insomma, è come se ognuno di noi fosse circondato da un “bolla” che si espande o si restringe a seconda delle situazioni. Le sue dimensioni sono influenzate dall’età, dal sesso e dalle caratteristiche psicologiche di ognuno di noi. Gli uomini solitamente hanno una “bolla interpersonale” più grande rispetto alle donne, molto più abituate al contatto fisico tra loro.
Non solo. La forma assunta dalla bolla non è del tutto sferica, ma leggermente allungata. Infatti, tolleriamo più facilmente un estraneo al nostro fianco piuttosto che di fronte. E neppure lo spazio dietro di noi è neutrale: c’è addirittura chi non sopporta di sentirsi “scoperto” alle spalle, un’area che sfugge al proprio controllo visivo.

Continueremo a parlare di prossemica nei prossimi post.

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