Archive for June, 2010

Continuiamo oggi a parlare dell’intuizione.

Si potrebbero valutare diversamente sensazioni di connessione o di scambio di informazioni tra persone distanti; motivare fenomeni come “prevedere”, prima di saperlo, chi è che ci sta telefonando. Potremmo cioè ipotizzare che avvenga un reale scambio di informazioni, anche se diverso rispetto i normali canali sensoriali dei cinque sensi.

L’idea che l’universo sia interconnesso e sia una unica entità non è del resto nuova: è un presupposto fondamentale di alcune antiche filosofie e religioni, ed è stata pertanto per molto tempo nel passato anche la dottrina “scientifica” predominante.

Ritornare, o passare, a concezioni diverse da quella scientificamente dominante oggi non è semplice. In assenza di certezze e prove scientifiche, del resto, è comprensibile un atteggiamento “conservatore” ed è più semplice attenersi a teorie già assodate.

La scienza è oggi ancora ai primi passi nell’indagare l’universo come un unico campo collegato e interconnesso. Secondo questa nuova prospettiva, i talenti delle persone intuitive non sarebbero dunque da considerare fenomeni che superano i confini della fisica, ma invece proprio una normale conseguenza della realtà fisica interconnessa, sebbene non apparente a occhio nudo. Dunque non fenomeni oltre il normale, ma invece normali e naturali fenomeni fisici.

Va ricordato, parlando sempre di intuizione, che l’avanzamento delle conoscenze scientifiche procede quasi sempre in un modo di questo tipo:

in un primo tempo la scienza ufficiale afferma che la nuova idea è impossibile perchè viola le leggi scientifiche. Questo in genere accade tanto più quanto essa è distante dal buonsenso comune.

Successivamente si passerà a pensare che dal punto di vista scientifico l’idea potrebbe forse essere possibile, ma comunque la cosa non sarebbe molto rilevante nella pratica.

In seguito però molti scienziati e poi la maggior parte dell’opinione pubblica si accorgeranno che la nuova idea non solo è invece importante, ma anche molto più rilevante in concreto di quanto prima si immaginava.

Infine, come Einstein ha predetto, la nuova idea viene accettata anche dagli stessi che inizialmente l’avevano scartata. E nessuno in seguito si ricorderà più che l’idea un tempo era considerata inammissibile scientificamente, oltre che contraria all’opinione pubblica.

L’esempio forse più lampante di  questo è il cambio di paradigma scientifico sulla rotazione della terra intorno al sole, invece che del sole intorno alla terra.

In attesa dei verdetti della scienza la mia certezza è sull’utilità del sistema che insegnamo, l’UltraMind ESP System di Jose Silva.

E’ un insieme di tecniche pratiche che concretamente servono a sviluppare l’intuito, a prescindere da come ciascuno di noi voglia o possa spiegare questa capacità umana.

L’intuizione sta alla base della genialità!

Cos’è l’intuizione?

La maggior parte delle persone ha fatto esperienza dell’intuizione. Essere intuitivi non è più solo una questione di “fede” o di auto-convincimento.

La natura dell’intuizione non è ancora basata e confermata su studi tratti da esperimenti scientifici. In breve, la percezione di informazioni o di eventi ottenuta in modo diverso dalla normale portata dei cinque sensi, al momento non è spiegabile in base alle teorie scientifiche predominanti.

Eppure molti hanno avuto esperienza di voler sapere come si sente una persona cara e poi di poterlo “indovinare” correttamente, anche se si trova molto distante; oppure pensiamo più volte una specifica persona, poi accade che, per coincidenza, in effetti poco dopo proprio questa persona ci telefona.

Come Einstein diceva, comprendere come funzionino questi fenomeni richiede una visione elastica e più ampia sulla coscienza degli esseri umani. Se, come per molti scienziati attuali, la mente umana è simile a un computer, non potremo mai spiegare alcune intuizioni di questo tipo. A meno che non pensiamo possibile che il nostro computer possa “connettersi a internet”.

Una delle più sorprendenti scoperte della fisica moderna (la fisica quantistica) è che la separazione fisica degli oggetti e degli esseri viventi è solo apparente. Osservando approfonditamente la materia, il modo nel quale i materiali anche solidi sono connessi è quello di una relazione o collegamento che si estende attraverso lo spazio e il tempo. Relazioni di collegamento uniscono parti della stessa materia e anche parti dello stesso sistema, anche se apparentemente sono separate. Secondo alcuni scienziati l’intero universo è un unico sistema collegato.

Se queste teorie fossero corrette, si potrebbero allora spiegare alcune esperienze umane come quelle relative all’intuizione, spiegabili come relazioni tra le parti di un universo interconnesso.

Continueremo l’argomento “intuizione” nei prossimi post.

Parlare in pubblico, comunicare e ragionare secondo Cicerone.

Chi mira a esprimersi in modo eccellente non deve soltanto possedere quella capacità che gli è propria, vale a dire parlare con scioltezza e facilità, ma anche impossessarsi di quella affine e in un certo senso contigua che è l’arte di ragionare.

Sebbene una cosa sia la discussione, un’altra il discorso, e l’atto di parlare non coincida necessariamente con l’esprimersi in modo eloquente, tuttavia entrambe le abilità rientrano in quella più generale di saper trattare un argomento.

D’altra parte la tecnica della discussione e la capacità di dibattere appartengono specificamente all’arte del ragionamento, mentre l’abilità di tenere un discorso in modo in modo eloquente rientra nell’arte di comunicare. La differenza tra le due consiste nel fatto che l’arte di comunicare è più ampia, mentre quella del ragionamento è più serrata; un buon comunicatore potrà ricavare dalla seconda tutto ciò che si adatta alla prima.

Per essere un valido oratore bisognerà dunque conoscere il significato originario dei termini, i diversi usi che se ne fanno e i tipi di parole, sia prese singolarmente, sia accostate tra loro; sapere inoltre in quante maniere possa essere espresso un concetto, su che basi si possa distinguere tra il vero e il falso, che cosa derivi da una determinata premessa, che cosa sia conseguente e che cosa contrario a un’affermazione; e siccome molte cose vengono dette in modo ambiguo, si dovrà sapere anche come e che cosa sia opportuno distinguere e chiarire.

Questi principi (vedi come comunicare. I 3 livelli della comunicazione) devono essere in possesso anche di chi intende eccellere nell’arte di comunicare (vedi come parlare in pubblico. Cicerone), poiché spesso si renderà necessario applicarli nel discorso; essendo in sé piuttosto aridi, però andranno utilizzati nell’esposizione con una certa eleganza.

Parlare in pubblico e la scelta degli argomenti.

Individuare quali cose devono essere dette per sostenere una dimostrazione o una spiegazione, in quale ordine dirle, è la qualità più specifica di un buon oratore.

Sono molti infatti gli argomenti che sul momento si presentano alla mente e che sembrano poter dare un valido contributo al discorso, ma alcuni di essi si rivelano presto così inconsistenti da dover essere scartati;

altri, pur contenendo qualche elemento di valore, spesso mantengono comunque tratti negativi e ciò che vi è di buono non sembra efficace al punto da compensare i difetti.

Ma anche quando gli argomenti che ci appaiono validi e convincenti sono molti, come spesso accade è comunque opportuno riconoscere tra di essi quelli più deboli ed eliminarli dal discorso.

Nella rassegna degli argomenti quando si tratta di parlare in pubblico, cioè, non importa la quantità ma la qualità (vedi Comunicazione efficace. Per parlare bisogna conoscere). Così, dei tre modi in cui possiamo convincere chi ci ascolta, cioè fornire informazioni, accattivarci il favore ed emozionare, dobbiamo preferirne uno solo, ossia dare l’impressione di voler esclusivamente informare; gli altri due, come avviene con il sangue nel corpo, dovranno essere distribuiti occultamente lungo l’intero discorso.

Continuiamo a trattare l’argomento “parlare in pubblico“.

Se vogliamo avere l’attenzione e, se vogliamo catturare il consenso dell’uditorio, dobbiamo considerare attentamente quali toni richieda l’argomento:

per questioni minime o di fronte a un pubblico che non siamo in grado di influenzare, non dovranno essere adottate espressioni infuocate, per non rischiare di risultare ridicoli o fastidiosi.

I sentimenti che tendiamo e dobbiamo suscitare nell’uditorio quando si tratta di parlare in pubblico (vedi Parlare in pubblico.Chi è un oratore?) con il nostro discorso sono generalmente i seguenti:

- Simpatia

- Odio

- Rabbia

- Ostilità

- Pietà

- Speranza

- Gioia

- Timore

- Fastidio

La simpatia viene suscitata quando diamo l’impressione di appoggiare in modo giusto qualcosa che è utile a chi ci ascolta, oppure di adoperarci in favore di persone perbene o che tali appaiono al nostro uditorio:

la tutela degli interessi di coloro che ascoltano, infatti, ci assicura il loro sostegno, così come la difesa di un comportamento virtuoso ci procura la stima.

Per attirare l’attenzione ed avere consenso, inoltre, giova di più prospettare un vantaggio futuro che ricordare un beneficio passato. E’ essenziale, in ogni caso dimostrare che con il proprio discorso si stanno difendendo l’onore e l’interesse comuni.

Esistono dei corsi di comunicazione, parlare in pubblico e PNL (Programmazione Neuro Linguistica) che ti permettono di acquisire e sviluppare le strategie di comunicazione più avanzate (vedi il corso Ciao PNL).

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Come apprendere l’arte oratoria?

E’ compito dell’oratore esprimere il proprio pensiero in modo autorevole quando interviene su questioni molto importanti; e spetta a lui stimolare l’inerzia degli ascoltatori o frenare gli eccessi.

Grazie alla sua capacità vengono svelati e repressi gli inganni degli uomini disonesti e viene messa in salvo l’onestà.

Chi può esortare con altrettanto ardore alla virtù?

Chi allontanare con altrettanta forza dai vizi?

Chi biasimare con maggior veemenza i malvagi e lodare con parole più belle gli uomini perbene?

Chi reprime l’avidità con più efficaci accuse e alleviare la tristezza con più dolci consolazioni se non chi conosce l’arte oratoria?

Da quale altra voce, se non da quella dell’oratore, può essere consegnata all’immortalità la storia, che è testimone dei tempi, illumina la verità, dà valore al ricordo ed è maestra di vita?

Se c’è qualche altra arte che professa la capacità di creare o scegliere le parole, o se qualcun’altro, che non sia l’oratore, si dichiara in grado di realizzare un discorso, di saperlo rendere vario e ricco di termini e pensieri eccellenti, o se vi è un modo diverso da quello insegnato da questa arte per argomentare, esprimere pensieri, definirli e ordinarli, allora dobbiamo affermare che quanto quest’arte promette non le appartiene, o che le condivide con qualche altra.

Ma se in essa risiedono tale teoria e tale insegnamento, allora tutto ciò è esclusivamente suo proprio, per quanto vi siano esperti di altre discipline che sanno esprimersi bene.

Cicerone

Continueremo a parlare di arte oratoria nei prossimi post.

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