Cos’è la mimica facciale?

Il volto di ciascuno di noi è una macchina molto complessa che ha come funzione primaria quella di comunicare delle emozioni.

Il primo studioso che ha posto l’accento sul valore emotivo delle espressioni facciali è stato Darwin, l’ideatore della teoria dell’evoluzione e non solo.

Charles Darwin sosteneva che molte delle espressioni facciali, delle emozioni, fossero state selezionate per ragioni di adattamento all’ambiente cioè servissero a comunicare qualcosa – lo stato interno di una persona che, senza bisogno di parole, trasmette agli altri come si sente in quel momento: triste, felice, timoroso e via dicendo -: tutto ciò ha un valore sul piano personale e sociale; ad esempio la paura è un’emozione che segnala in genere un pericolo, e quindi è utile comunicarla ad altri membri della stessa specie.

Ai giorni d’oggi, le osservazioni di Darwin sulla mimica facciale sono state approfondite e sviluppate dallo psicologo americano Paul Ekman.

Ma cosa sono le microespressioni facciali?

Ekman ha esaminato migliaia di espressioni facciali e ha elaborato un modello scientifico per la loro interpretazione.

Per capire come nascono le microespressioni facciali, i movimenti del volto sono stati osservati da questo ricercatore anche all’interno di culture molto diverse. Per esempio anche in un gruppo della Nuova Guinea, di cultura primitiva, le espressioni facciali che gli individui esibiscono quando provano un’emozione sono identiche a quelle mostrate da chi vive nel nostro mondo occidentale.

E’ stato così approvato che la mimica di rabbia, disgusto, felicità, tristezza, paura e sorpresa sono uguali in tutto il mondo.

Probabilmente, afferma Ekman, si tratta di comportamenti che hanno radici biologiche e che quindi non hanno bisogno di essere appresi per manifestarsi.

Grazie agli studi sulla mimica facciale è stato possibile arrivare ad una descrizione particolareggiata di queste espressioni, accorgendoci che possono essere estremamente complesse e raffinate; alle volte, nel giro di pochi secondi, possono “affacciarsi” sul volto delle “pose” di cui, normalmente, ci si accorge a malapena dato che sono estremamente brevi…

Avrete modo di approfondire l’argomento della “mimica facciale” nei prossimi post e richiedere informazioni sul primo corso di microespressioni facciali in Italia!!!

5 Responses to “MIMICA FACCIALE. COS’E'?”

  • [...] Ma quanto c’è di vero? E soprattutto la mimica facciale cos’è? [...]

  • [...] Continuiamo a parlare della mimica facciale riprendendo dal post precedente “mimica facciale. Cos’è?“ [...]

  • mirco:

    La mimica facciale e’ la stessa dei primitivi della Nuova Guinea e degli abitanti di New York.
    Se la mimica di rabbia, disgusto, felicità, tristezza, paura e sorpresa sono uguali in tutto il mondo, la ipotesi di una radice biologica formulata da Ekman e’ troppo soft.
    Le emozioni nascono nel sistema limbico comune a tutti i mammiferi e sono l’espressione della evoluzione degli istinti di sopravvivenza degli esseri viventi.
    La mimica facciale e’ l’espressione della trasmissione genetica del comportamento. La mimica diversifica ciascun essere umano per le infinite informazioni contenute nel DNA.
    La ipotesi genetica deve essere sviluppata ed approfondita per capire la natura dell’uomo nella sua profondita’.

  • Anto67:

    Il metodo più completo per codificare le espressioni facciali è il Facial Action Coding System, ideato da Ekman. Si tratta di una tecnica ancora poco conosciuta in Italia, ma validissima. Penso che tutti quelli che si occupano dell’analisi del comportamento umano dovrebbero conosciere la microanalisi facciale FACS (per qualche ulteriore informazione vedi http://www.facsitaly.it/). E’ incredibilmente affidabile e può riconoscere le emozioni nascoste di un individuo. L’apprendimento di questa tecnica necessita di molte ore, ma una volta appresa è veramente utile.

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