Come si capisce dalla mimica facciale se un’espressione è vera?

Immaginate che il nostro volto sia un congegno tremendamente complesso, il cui compito principale sia appunto trasmettere delle sensazioni.

Charles Darwin, ideatore della teoria dell’evoluzione, affrontò per primo questo argomento, sostenendo che molte delle espressioni facciali fossero state in un qualche modo isolate per un problema di adattamento all’ambiente. Per esempio essendo il terrore e la paura emozioni che esprimono in genere una minaccia, è importante trasmetterla, comunicarla agli altri membri del gruppo.

Paul Ekman psicologo americano, ha studiato e approfondito le osservazioni di Darwin esaminando tutti i movimenti impercettibili che i muscoli del nostro volto compiono inconsciamente ed elaborando un modello per la lettura e l’interpretazione appunto della mimica facciale e delle microespressioni facciali.

In particolare ha scoperto studiando culture primitive, quindi gruppi indigeni della Nuova Guinea, e culture occidentali moderne, che le espressioni di rabbia, disgusto, felicità, tristezza, paura e sorpresa sono identiche. Sono praticamente modi di reagire scritti nel nostro DNA .

La mimica facciale è una materia estremamente complessa ma allo stesso tempo così notevolmente affascinante. Essendo i movimenti lievi ed impercettibili , queste piccole “smorfie” si notano all’inizio un po’ faticosamente.

Inoltre si innesca a volte un duplice meccanismo uno voluto, intenzionale, l’altro invece istintivo, inconscio capace di fingere ed essere sinceri a volte contemporaneamente.

Ma è possibile stabilire con esattezza se un’espressione (vedi come si sviluppano le microespressioni facciali) sia effettivamente sincera?

Ekman elenca tre chiavi di lettura della mimica facciale per stabilire se il nostro interlocutore sia onesto e autentico oppure un bugiardo.

La prima è il Tempo ovvero quanto dura quell’espressione, quella “posa”. Infatti se dovesse durare più di 10 secondi probabilmente è da considerarsi falsa, perché le espressioni autentiche dovrebbero durare al massimo qualche secondo.

La seconda è la Collocazione nel discorso cioè se l’espressione che esprime una determinata emozione appare dopo averla manifestata verbalmente presumibilmente quella persona non sta provando realmente quella determinata emozione.

E infine, ma non meno importante, l’Asimmetria, vale a dire che se una emozione è vera ciò sarà manifestato maggiormente  sulla parte sinistra del volto. L’emisfero destro, sede della rielaborazione delle emozioni, controlla la parte sinistra del nostro corpo, quindi se fosse il lato destro a mostrare in maniera più evidente una certa smorfia si può dedurre che l’emozione non sia realmente provata.

In ogni caso, per imparare a riconoscere la mimica facciale sicuramente sarà importante la dedizione, lo studio e la nostra più totale attenzione.

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2 Responses to “MIMICA FACCIALE. COME SI CAPISCE SE UN’ESPRESSIONE E’ VERA?”

  • Non vorrei fare il polemico, ci mancherebbe, e premetto di non prendere alla lettere le mie parole, ma è un’osservazione PERSONALE per quel che conosco e ho letto. Ho tanto da imparare ed ammiro il vostro lavoro, quindi non offendetevi o non portate rancore per questo mio commento :)

    Credo l’articolo sia troppo generalizzato e non corretto:
    10 secondi di emozione è assolutamente troppo! Ekman non mi pare abbia espresso “numeri” in fatto di tempo nell’espressione, ma lo cita in causa sorpattutto nella Sorpresa, facendo notare che la sorpresa SINCERA dura un secondo ±, altrimenti è da ritenersi falsa, A MENO CHE non ci siano fatti che provocano sempre NUOVA SORPRESA sorpresa, ma uno dopo l’altro. Infatti fa notare che la sorpresa, la maggior parte delle volte, è succeduta da altre espressioni.
    10 secondi di emozioni ecquivale a fare, per esempio, un discorso con una determinata espressione facciale, probabilmente e quasi sicuramente simulata, che non cambia mai. Se ne accorgerebbe anche un bambino se fosse l’interlocutore.
    Anche sul fatto della collocazione credo sia errato, perché si parlare, sempre in modo generico, sul TEMPO in cui viene mostrata, mentre Ekman parla di Collocazione in base A QUEL CHE SI DICE, no a QUANDO viene mostrata l’espressione. Mi spiego meglio: da quel che ho potuto capire, s’intende dire che se un’espressione di Rabbia, viene mostrata nel mentre che si parla di una gita in cui si vedeva un bimbo giocare con altri bimbi, questa è chiaramente un’espressione falsificata.

  • sara:

    credo invece che la collocazione significhi che, se un sentimento è autentico, l’espressione precede di alcuni decimi di secondo il linguaggio. quando qualcuno si arrabbia con noi mostra, infatti, rabbia molto prima di proferir parola. così come accade per tutti gli altri sentimenti.

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