Cosa scriveva Giordano Bruno sulla memoria?

Pubblicata a Parigi nel 1582 come parte integrante del De umbris idearum ( In quest’opera sono già espressi i principi essenziali della sua filosofia: «Uno solo è il corpo dell’Ente universale, uno solo è l’ordine, uno solo il governo, uno solo è il principio e una sola la fine, uno solo è il primo e uno solo è l’ultimo» e dunque ogni cosa ha eguale dignità rispetto a ciscun’altra e «una sola cosa è quella che definisce tutte le cose, uno solo è lo splendore della bellezza in tutte le cose, un solo fulgore luccica dalla moltitudine delle specie; l’arte della memoria, ha il compito di evitare la confusione generata dalla molteplicità delle immagini e di connettere le immagini delle cose con i concetti, rappresentando simbolicamente tutto il reale.

«La natura» – scrive Bruno – «non permette il passaggio immediato da un estremo all’altro, ma con l’aiuto di ombre e poco alla volta, con ombre velate» così che «l’ombra prepara la vista alla luce. L’ombra tempra la luce», concetto tratto evidentemente dal platonico mito della caverna. »>) ; nell’Ars memoriae si espongono le tecniche della memoria artificiale rinnovate e perfezionate da  Giordano Bruno (vedi come usava le tecniche di memoria Giordano Bruno).

Capendo cosa scriveva Giordano Bruno sulla memoria (vedi come funziona la memoria) possiamo dire che la più importante delle sue novità consiste nel sostituire le tradizionali nozioni di «luogo» e di «immagine» mnemonici con quelle di «sostrato» (subiectum) ed «immagine aggiunta» (adiectum) che creano una diversa concezione teorica dell’arte: l’immagine mnemonica è considerata una sorta di «ente» con un corpo – cioè l’immagine vera e propria visualizzata nella fantasia – ed una sua specifica essenza (il significato che attribuiamo ad essa). Inoltre anche i luoghi costituiscono un «segno» mnemonico perché rappresentano l’insieme complesso e strutturato di più immagini, le relazioni che collegano e unificano queste informazioni tutte assieme. L’applicazione pratica di queste tecniche di memoria si concretizza, in ultimo luogo, sul problema della memoria verborum, cioè degli espedienti che consentono di rappresentare le parole; attraverso una procedura abbastanza complessa (le prassi delle tre e cinque «ruote») possiamo dare vita ad una sorta di codice visivo per le singole lettere o sillabe dell’alfabeto, mentre un meccanismo di tipo «combinatorio» ci permetterà di mescolare e comporre queste immagini realizzando la raffigurazione di un termine e iniziando a capire che nesso c’è tra apprendimento e memoria.

Dopo aver capito cosa scriveva Giordano Bruno sulla memoria potrete informarvi e approfondire ancora di più l’argomento delle tecniche di memoria (vedi Corso CIAO).

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