Come si sviluppano le microespressioni facciali?

Il Prof. Ekman, come accennato in un nostro post precedente “Microespressioni facciali. E’ tutto vero?”, grande studioso del linguaggio del corpo e primo studioso delle microespressioni, scoprì un altro fenomeno interessante dopo un lungo giorno trascorso nel suo laboratorio cercando di riprodurre un’espressione di tristezza convincente: a fine serata si rese conto di sentirsi triste e depresso. Capì che se trascorreva del tempo a simulare un’ espressione di felicità che conteneva un sorriso, il suo umore migliorava. Fu come una festa, ricorda. Tutto ciò contraddiceva la vecchia credenza che i sentimenti nascono nella psiche umana e poi il corpo li comunica semplicemente al corpo.

Gli studiosi Ekman e Friesen dimostrarono che l’attivazione coordinata di certi muscoli facciali non solo influenzava la pressione del sangue e le pulsazioni cardiache, ma poteva scatenare l’emozione corrispondente. Fu anche chiaro quindi, che esisteva un meccanismo retroattivo che partiva dai muscoli facciali e giungeva ai centri emotivi del cervello.

Le scoperte catturarono l’attenzione di numerosi psicologi che iniziano a capire come nascono le microespressioni facciali, e dal 1980 il FACS cominciò ad essere applicato sempre di più. In particolare i clinici volevano sapere come accorgersi se i loro pazienti stavano dicendo la verità.

Ekman provò a svelarlo utilizzando un vecchio videoregistratore: mostrò una paziente psichiatrica che si chiamava Mary, era stata ricoverata per un duro attacco di depressione, mentre pregava il suo medico di consentirle di passare il weekend a casa.
Il medico approvò la richiesta, ma sfortunatamente prima di lasciarlo Mary ammise che stava pianificando di uccidersi.

Il dott. Ekman aveva già osservato il filmato e, per far capire come si sviluppano le microespressioni facciali, disse ai presenti che se le espressioni facciali profonde svelano i sentimenti veri di una persona, essi sarebbe dovuti essere capaci di leggere le intenzioni di Mary.
Quasi tutti i presenti non videro segni rivelatori all’inizio, così Ekman li indicò. Aveva visto il video molte volte, spesso al rallentatore così da non perdere alcun dettaglio, e improvvisamente lo aveva visto.

Per una frazione di secondo uno sguardo di assoluta disperazione era apparso sulla faccia di Mary. Queste microespressioni, che spesso non durano più di mezzo secondo, erano la chiave.
Quando scoprì le microespressioni Ekman insegnava alla UCSF e investì diversi anni a mettere insieme un programma di autoapprendimento che rendesse la gente capace di decodificare le facce secondo il FACS system.

Dando molta attenzione alle microespressioni le persone potevano imparare a leggere segnali che prima sarebbero stati percepibili soltanto al rallentatore.

E qui lo scienziato scoprì un altro interessante fenomeno: la maggior parte della gente, inclusi avvocati, poliziotti, giudici, avevano difficoltà a riconoscere i mentitori, ma un piccolo numero di persone era capace di interpretare correttamente e intuitivamente i segnali che davano. Qualcuno di noi è praticamente nato con una macchina della verità a portata di “occhi” e sa, a livello inconscio, come capire il linguaggio del corpo e come si sviluppano le microespressioni facciali.

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