Come usava le tecniche di memoria Cicerone?

La parola a Marco Tullio Cicerone:

“E’ stato acutamente osservato da Simonide o scoperto da qualcun’altro che le figure più complete si formano nella nostra mente dalle cose che arrivano a essa dai sensi e che il più acuto fra questi è il senso della vista (vedi mnemotecniche, la loro storia); di conseguenza, percezioni ricevute attraverso gli orecchi o formate attraverso la riflessione possono essere ritenute più agevolmente se vengono avviate alla nostra mente per mezzo degli occhi.”

Azzeccata in pieno dunque, e nell’anno 55 a.C., una delle leggi della nostra memoria. Ma che essa funzioni per immagini e sequenze di immagini lo sapeva già, nel 450 a.C., il poeta lirico Simonide di Ceo. Cicerone glielo riconosce più volte, ma in particolare quando riporta l’aneddoto del banchetto fatale in cui Simonide riuscì a identificare ognuna delle irriconoscibili vittime, grazie alla propria memoria dei “luoghi” in cui gli ospiti si trovavano durante la cena; di qui la regola aurea degli antichi rètori: la memoria “per luoghi e per immagini mentali”. I luoghi , preciserà verso l’80 a.C. un ignoto maestro di retorica nell’opera Ad Herennium, sono degli ambienti a noi familiari (la propria casa, una strada, ecc.) nei quali si trovano oggetti fissi (mobili, colonne, dipinti, ecc.) utili come punti di riferimento. In ognuno di questi loci vanno poste le immagini mentali delle cose e dei concetti che vogliamo ricordare per capire come usava le tecniche di memoria Cicerone. Un lavoro di fantasia dunque, per il quale nell’Ad Herennium si formano regole ben precise: le cose di routine, o banali o prive di interesse, in genere non le ricordiamo, “ma se vediamo qualcosa di eccezionalmente basso, vergognoso, inconsueto, grande, incredibile o ridicolo, siamo soliti ricordarcene a lungo, perché le cose eccitanti e nuove si fissano più a lungo nella memoria. Dobbiamo dunque fissare immagini di qualità tale che aderiscano il più possibile alla memoria”. Capire quindi come usare la visualizzazione.

Trasferito nella nostra realtà, per memorizzare la sequenza di idee chiave di una relazione (senza ricorrere agli appunti – vedi come prendere appunti e memorizzarli) si può collegarle con l’immaginazione a un ordine prestabilito di oggetti, ad esempio i mobili o le suppellettili della nostra stanza o dell’appartamento: nell’ingresso, vicino alla specchiera, depositiamo la prima idea chiave (resa attraverso un immagine); sulla sedia accanto, la seconda idea, e così via. Nel momento cruciale dell’esposizione basterà aver presente ciò che abbiamo depositato, nell’ordine, nei luoghi familiari della nostra abitazione. Soltanto così si può memorizzare velocemente con la visualizzazione.

Le immagini restano comunque la regola basilare di tutto il procedimento mnemonico, sia per glia antichi sia per noi.

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