Come usava le tecniche di memoria Giordano Bruno?

“Il re Enrico terzo mi fece chiamare un giorno ricercandomi se la memoria che avevo e che professavo era naturale o pur magica; al quale diedi soddisfazione; e con quello che gli dissi e che feci provare a lui medesimo conobbe che non era per arte magica ma per scienzia. E dopo questo feci stampare un libro de memoria, sotto titolo De Umbris Idearum, il quale dedicai a sua maestà; e con questa occasione mi fece lettor straordinario e provisionato…”

Così dichiarava l’ex frate domenicano Giordano Bruno (1548-1600) agli inquisitori veneziani della sua opera sulla memoria. Poco tempo dopo Bruno finiva sul patibolo, pagando caro le sue teorie e i suoi “segreti” mnemonici. Li aveva esposti (o nascosti, data la difficoltà dei suoi scritti) in molte delle sue opere, ma in particolare nel De Umbris Idearum (1582); nel Cantus Circaeus (1582); nei Sigilli o Ars reminiscendi…

Il suo progetto appare comunque chiaro, almeno nelle sue linee essenziali: trovare un sistema per combinare l’arte classica della memoria con quella geometrizzante di Raimondo Lullo. Ma la prima conseguenza sarà l’occultazione, spinta agli estremi, sia dell’una che dell’altra. Il modo di memorizzare velocemente con la visualizzazione e l’utilizzo delle immagini infatti per Bruno sono legati a poteri magici e i cerchi, assomigliano a quelli usati dai maghi per gli scongiuri. L’organizzazione della psiche dall’alto, attraverso il contatto con i poteri cosmici, che era stato il sogno di Camillo, viene così perseguito da Bruno con metodi ben più complessi dei teatri della memoria. Qualche esempio per capire come usava le tecniche di memoria Giordano Bruno. Nel De Umbris si susseguono elenchi di 150 immagini, suddivise in gruppi di 30, destinate per la collocazione su cerchi concentrici mobili: sono immagini dello zodiaco, dei pianeti con le loro divinità e influenze, delle posizioni lunari e delle case dell’oroscopo con tutte le ulteriori divisioni. Si tratta di immagini magiche. Secondo il pensiero ermetico, che Bruno seguiva con entusiasmo, uno dei modi per operare nel mondo celeste è quello di ricorrere alla magia delle immagini talismaniche delle stelle.

Le mnemotecniche, la loro storia, e i suoi personaggi, rendono la nostra mente ancora più affascinante. La memoria non ha confini, gli antichi lo sapevano e anche Giordano Bruno.

In breve, l’arte della memoria diventa con Giordano Bruno una memoria astrale che assicura conoscenza, ma anche potere mediante l’organizzazione di immagini. “Tutto è in tutto, nella natura. Tutto è in tutto, nell’intelletto. E la memoria può ricordare tutto da tutto.”

Appare netta in questo metodo mnemonico la distinzione fra Medioevo e Rinascimento in relazione al modo di considerare l’immaginazione. Da potere inferiore, che può essere utilizzato nella memoria come concessione alla debolezza dell’uomo (che ricorre a simboli corporei, perché solo così può memorizzare le sue “intenzioni” spirituali verso il mondo intelligibile), essa è diventata il potere più alto dell’uomo, per mezzo del quale gli è possibile afferrare il mondo intelligibile, di là dalle apparenze, impadronendosi di immagini significative.

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