Come funziona la memoria? Noi la chiamiamo “materia grigia”. Sono 100 mila miliardi di fibre, 10 mila miliardi di contatti (sinapsi), 10 miliardi di neuroni (cellule nervose). In questo chilo e mezzo di corteccia celebrale (una buccia di rivestimento dei due emisferi) sono racchiusi i prodigi del pensiero,delle parole, dei ricordi, delle idee e dei sentimenti.

Detto questo, il pianeta cervello sembra non offrirsi facilmente alla esplorazione di neurofisiologi, genetisti, biologi, psicologi e psichiatri.

Datano soltanto agli anni ’50 i più seri tentativi di localizzare la sede della memoria. Ma è proprio Karl Lashley, dopo aver dedicato la sua vita alla neurofisiologia della memoria, ad ammettere: “Riesaminando il problema della localizzazione dei ricordi, talvolta ho l’impressione che si debba per forza concludere che l’apprendimento non è in alcun modo possibile. Eppure contrariamente a ogni previsione, l’apprendimento avviene”.

A questa deludente conclusione fa eco quella, altrettanto sconcertante, dello psicologo statunitense Edwin G.Boring che si chiede: “Dove e come il cervello immagazzina i propri ricordi? Questo è il grande mistero. Come può sussistere, senza essere in qualche modo riprodotto, qualcosa di appreso che, mentre aspetta, viene modificato dagli apprendimenti successivi? Al momento giusto, ciò che è stato appreso ricompare un po’ modificato. Come funziona la memoria? Dov’erano nel frattempo le nozioni apprese?”.

Nell’ippocampo sostengono alcuni, cioè in quella struttura profonda del cervello, situata nella parte medio-basale del lobo temporale. Altri studiosi, al contrario, non essendo stata individuata un’altra zona con compiti specifici, ritengono che la sede della memoria sia diffusa in tutta la corteccia celebrale.

Ma vale la pena di accennare qui un’altra teoria ricca di implicazioni pratiche sempre su apprendimento e memoria. Secondo il premio Nobel (1981) Roger Sperry, i due emisferi celebrali hanno un funzionamento differenziato: il sinistro è specializzato nelle funzioni razionali, attivate dallo stato di veglia (ragionamenti, astrazioni, analisi, parole, ecc.); quello destro invece a quelle di carattere emotivo (intuizioni, percezioni mimiche, musicali, visivo-spaziali, immagini, fantasie, ecc.) corrispondenti allo stato di dormiveglia, di ipnosi, di relax totale, quello stato in cui il cervello rivela nell’elettroencefalogramma le cosiddette onde alfa (frequenza da 7 a 12 cicli al secondo). “Ciò che emerge… è che sembrano esistere” precisa Sperry “due modalità di pensiero, una verbale e una non verbale, rappresentate rispettivamente dall’emisfero sinistro e da quello destro, in maniera piuttosto autonoma, e che il nostro sistema educativo, così come la scienza in generale, tende a trascurare la forma non verbale di intelligenza”. Memorizzare velocemente con la visualizzazione concetti astratti (vedi come usare la visualizzazione), pensare per immagini, conoscere una cosa percependola con i 5 sensi anziché limitarsi a “pensarla” sono tanti modi per attivare l’utilizzo dell’emisfero destro, quello più aperto a soluzioni originali e creative.

Esistono dei corsi che permettono di sviluppare appunto l’emisfero destro e coordinarlo perfettamente con l’emisfero sinistro. Come il Corso CIAO sulle tecniche di memoria e metodologie di studio; e il corso CIAO Evolution, studiato per lo sviluppo della creatività, del Q.I. (quoziente intellettivo) e del nostro istinto geniale.

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