Archive for April, 2010

Come descrivere valori, criteri e credenze in Pnl ?

Analizziamo insieme un testo appropriato.

Anche se può sembrare banale la nostra vita è costellata dai nostri pensieri, dalle nostre riflessioni ma soprattutto dalle nostre credenze e dai nostri valori che ci influenzano nei nostri rapporti interpersonali.

Questo è il motivo per cui le nostre relazioni risultano essere dolci e piacevoli come una musica armoniosa o un rumore che stride alle nostre orecchie! Il motivo per cui ci alziamo ogni mattina per godere della nostra giornata nel migliore dei modi e per essere soddisfatti di ciò che siamo e di ciò che desideriamo! Quello che ci spinge ad agire, ad esprimere un giudizio ma anche a gettare la spugna!

Per ognuno di noi esiste infatti una sorta di piramide gigantesca dove sono incastonati come gioielli i nostri valori più intimi e profondi, diversi per ciascuno di noi: l’amore, il successo, la felicità , l’amicizia, il rispetto, la comprensione, l’armonia, la fiducia, la realizzazione, la  crescita, la  condivisione, la responsabilità, l’ ambizione, l’ unione, la  stima, la  fedeltà, questi sono il genere di valori a cui l’uomo tiene più di ogni altra cosa.

Di conseguenza ogni valore genera delle credenze che non sono altro che delle generalizzazioni riguardo alle nostre azioni e affermazioni relative alle nostre rappresentazioni interiori.

Nell’ambito della PNL, comunicare per capirsi e capire è l’obiettivo che si tenta di focalizzare ,  il principio Win-Win (vinco io, vince anche l’altro), valorizza ancora di più il significato di “convincere”, letteralmente vuol dire “vincere insieme”: comprendere l’altro e “mettersi nei suoi panni”, cercare di entrare nella sua Mappa e adeguarsi ad essa.

Come argomentato nel post “Come comunicare. i 3 livelli della comunicazione”, questo è un modo per arricchirsi e per arricchire l’altro, riuscire a comprendere le fondamenta su cui si fonda la visione personale della realtà del nostro interlocutore. Tutto questo, come avrete compreso, fa riferimento ai nostri valori e alle nostre credenze.

Immaginate un dialogo fra una persona che da importanza solamente ai soldi senza preoccuparsi del modo in cui procurarseli e un’altra il cui valore più importante è l’onestà: pensate che si potesse creare sintonia o distonia?

Come funziona la Pnl?

Bisogna pensare che la nostra mappa viene rivelata solo a chi sa creare empatia e chi sa creare ciò possiede veramente una grande virtù.

Ma questo non è difficile da ottenere se solo applichiamo i fondamenti base della PNL:

il ricalco (verbale, paraverbale e non verbale) e porre tre domande fatidiche:

a) Cosa è importante per te?

b) In cosa credi?

c) Cosa ti spinge ogni mattina ad alzarti dal letto?

Così molto spesso accade che durante la conversazione riusciamo ad estrapolare dalle parole del nostro interlocutore importanti frammenti della sua complessa mappa. Basterebbe quindi un semplice “ascolto attivo” e un’apertura mentale verso l’altro.

L’unica cosa che mi permetto di sottolineare è di avere rispetto della visione della realtà del nostro interlocutore, ciò è alla base della costruzione del rapporto e del suo stesso mantenimento.

Per approfondire, clicca su corsi di Pnl

Come fanno i bugiardi con le microespressioni facciali?

Premesso che siamo tutti bugiardi e che una persona sforna in media una menzogna ogni 3 minuti di conversazione…

Un uomo, più crede alle sue bugie, più abilità avrà nel raccontarle; di conseguenza per gli altri interlocutori sarà più difficile e impegnativo scoprirle.

Dette per la prima volta, o con una componente emotiva, le bugie sono più facili da smascherare. Ecco perché Ekman, avendo capito attraverso anni di studi come nascono le microespressioni facciali, suggerisce a chi si occupa di interrogatori, di porre domande dirette e con un effetto sorpresa. Ad esempio, piuttosto che domandare: “Eri tu in  Piazza De Ferraris all’entrata del tabacchino ieri sera alle 19:00?” è meglio chiedere: “dove compri di solito le sigarette?”
Inoltre, anche se è possibile imparare a riconoscere le microespressioni, molta gente non può, o non vuole farlo.

Per capire come fanno i bugiardi con le microespressioni facciali, posso dire che in genere si è attratti o deviati da segnali più grossolani come un cambio di postura, un discorso ben preparato o la gestualità di una mano, che sono si dei segnali reali che catturano la nostra attenzione, ma per i più abili è possibile controllarli o “programmarli”, insomma una falsa comunicazione (vedi differenze tra microespressioni facciali e linguaggio del corpo); oppure molto più spesso e semplicemente, ci piace credere a ciò che ascoltiamo perché abbiamo bisogno di quelle precise parole. Perché ci fanno stare bene!

DOMANDONE :) : C’è qualcuno a cui piacerebbe scoprire la propria moglie o marito con il nostro migliore amico?

Beh sicuramente qualcuno che lo vorrebbe c’è, ma sarebbe un esperienza tremenda e distruttiva, quindi di conseguenza tutti i micro e i macro segnali tendono ad essere tralasciati e bypassati dal nostro inconscio…

Capendo come si sviluppano le microespressioni facciali, nella prospettiva della nostra società, che tende ad “evolversi” sempre di più, imparare ad essere dei bravi rivelatori di bugie non sarebbe tanto comodo e produttivo per noi. Tutte le discussioni, i dibattiti o semplici dialoghi, diverrebbero tormentati, quasi impossibili, e gli oratori “sciolti” sarebbero stati esclusi dalla società.

Quindi come fanno i bugiardi con le microespressioni facciali? Esattamente come facciamo noi!!! Cerchiamo di camuffare il più possibile, inconsapevoli del fatto che esistono delle tecniche che permettono di percepire tutti i nostri segnali.

Spesso e volentieri sentendo parlare di microespressioni facciali, le cosiddette FACS, aleggia nell’aria una domanda:

Come capire le differenze tra microespressioni facciali e linguaggio del corpo? E cosa hanno in comune?

Per capire come si sviluppano le microespressioni facciali, facciamo un piccolo passo indietro partendo da una delle basi della programmazione neuro linguistica (PNL). La comunicazione si distingue in (vedi come comunicare. I 3 livelli della comunicazione):

1)   VERBALE: le parole che usiamo

2)   PARAVERBALE: il suono della voce.

3)   NON VERBALE: tutto il resto (prossemica, gestualità, espressività…)

PUNTI IN COMUNE tra linguaggio del corpo e microespressioni facciali:

  • entrambe appartengono alla categoria del non verbale.
  • non c’entrano nulla con la PNL anche se ai fini della comunicazione efficace è veramente utile conoscerle, ecco perchè spesso e volentieri vengono insegnate ai corsi di PNL.
  • richiedono una capacità di osservazione notevole (ovviamente si sviluppa col tempo).
  • hanno bisogno di costante e perseverante allenamento.
  • sono molto ma molto affascinanti.

Come capire le differenze tra microespressioni facciali e linguaggio del corpo? Eccole qua:

DIFFERENZE

  • delle microespressioni non si sa molto a parte gli studi di Paul Ekman, per quanto riguarda il linguaggio del corpo invece ci sono libri su libri.
  • le microespressioni studiano la faccia. Il linguaggio del corpo studia tutto il corpo umano.
  • le microespressioni facciali richiedono una velocità di osservazione notevole, il linguaggio del corpo aggiunge una piccola difficoltà.

Bisogna sapere come nascono le microespressioni facciali, e successivamente, “come capire le differenze tra microespressioni facciali e linguaggio del corpo” sarà ancora più facile.

Come si sviluppano le microespressioni facciali?

Il Prof. Ekman, come accennato in un nostro post precedente “Microespressioni facciali. E’ tutto vero?”, grande studioso del linguaggio del corpo e primo studioso delle microespressioni, scoprì un altro fenomeno interessante dopo un lungo giorno trascorso nel suo laboratorio cercando di riprodurre un’espressione di tristezza convincente: a fine serata si rese conto di sentirsi triste e depresso. Capì che se trascorreva del tempo a simulare un’ espressione di felicità che conteneva un sorriso, il suo umore migliorava. Fu come una festa, ricorda. Tutto ciò contraddiceva la vecchia credenza che i sentimenti nascono nella psiche umana e poi il corpo li comunica semplicemente al corpo.

Gli studiosi Ekman e Friesen dimostrarono che l’attivazione coordinata di certi muscoli facciali non solo influenzava la pressione del sangue e le pulsazioni cardiache, ma poteva scatenare l’emozione corrispondente. Fu anche chiaro quindi, che esisteva un meccanismo retroattivo che partiva dai muscoli facciali e giungeva ai centri emotivi del cervello.

Le scoperte catturarono l’attenzione di numerosi psicologi che iniziano a capire come nascono le microespressioni facciali, e dal 1980 il FACS cominciò ad essere applicato sempre di più. In particolare i clinici volevano sapere come accorgersi se i loro pazienti stavano dicendo la verità.

Ekman provò a svelarlo utilizzando un vecchio videoregistratore: mostrò una paziente psichiatrica che si chiamava Mary, era stata ricoverata per un duro attacco di depressione, mentre pregava il suo medico di consentirle di passare il weekend a casa.
Il medico approvò la richiesta, ma sfortunatamente prima di lasciarlo Mary ammise che stava pianificando di uccidersi.

Il dott. Ekman aveva già osservato il filmato e, per far capire come si sviluppano le microespressioni facciali, disse ai presenti che se le espressioni facciali profonde svelano i sentimenti veri di una persona, essi sarebbe dovuti essere capaci di leggere le intenzioni di Mary.
Quasi tutti i presenti non videro segni rivelatori all’inizio, così Ekman li indicò. Aveva visto il video molte volte, spesso al rallentatore così da non perdere alcun dettaglio, e improvvisamente lo aveva visto.

Per una frazione di secondo uno sguardo di assoluta disperazione era apparso sulla faccia di Mary. Queste microespressioni, che spesso non durano più di mezzo secondo, erano la chiave.
Quando scoprì le microespressioni Ekman insegnava alla UCSF e investì diversi anni a mettere insieme un programma di autoapprendimento che rendesse la gente capace di decodificare le facce secondo il FACS system.

Dando molta attenzione alle microespressioni le persone potevano imparare a leggere segnali che prima sarebbero stati percepibili soltanto al rallentatore.

E qui lo scienziato scoprì un altro interessante fenomeno: la maggior parte della gente, inclusi avvocati, poliziotti, giudici, avevano difficoltà a riconoscere i mentitori, ma un piccolo numero di persone era capace di interpretare correttamente e intuitivamente i segnali che davano. Qualcuno di noi è praticamente nato con una macchina della verità a portata di “occhi” e sa, a livello inconscio, come capire il linguaggio del corpo e come si sviluppano le microespressioni facciali.

Come mai chiedersi “come memorizzare fiumi e laghi?”,

chi ha da superare un test di ingresso a numero chiuso, come per esempio il test di medicina o odontoiatria, lo sa benissimo.

Il 2010 sarà il secondo anno in cui la prova di cultura generale peserà addirittura il 50% sul totale dei quesiti presentati.

Memorizzare le formule scientifiche sarà secondario rispetto a memorizzare la storia d’ italia, piuttosto che memorizzare i palazzi delle istituzioni italiane.

Vale la pena quindi farsi qualche domanda di approfondimento, utile soprattutto per chi, dopo la prossima estate avrà questo genere di appuntamento.

Qual è il fiume più lungo d’Italia? La risposta che parte all’unisono è “il Po!”. Quanti chilometri è lungo?

E quali regioni attraversa?

Quali sono i primi venti fiumi più lunghi d’Italia?

Beh, forse qui nascono un po’ d’incertezze. Fiumi, monti, laghi d’Italia e del mondo. Ecco un’altra tappa del nostro viaggio nella cultura generale nei test d’ammissione. Cosa è necessario sapere?

Le informazioni da memorizzare sono abbastanza. Dedichiamo loro un rapido sguardo. Riguardo ai fiumi dovremo conoscere il nome, la lunghezza in chilometri, le regioni attraversate; riguardo ai monti il nome, la catena montuosa (alpi, apppennini, dolomiti), l’altezza in metri, le regioni d’appartenenza; riguardo ai laghi il nome, l’estensione in chilometri, le regioni attraversate. Lo stesso varrà per i monti, i fiumi e i laghi del mondo, con l’aggiunta dell’informazione sul continente d’appartenenza.

Potremmo star lì a leggere, rileggere, ripetere fino alla noia, tutte le informazioni decine e decine di volte finchè non saranno chiare.

Certo, data la vasta mole d’informazioni, riguardo anche solo ad un singolo monte, fiume o lago, il tempo impiegato sarà tutt’altro che breve, e il dispendio d’energia sempre maggiore. Ma anche in questo caso, ricorreremo alla formidabile tecnica del pav, grazie al quale renderemo la memorizzazione semplice e divertente. Classificheremo monti, fiumi e laghi in ordine crescente e li  numereremo. Ci serviremo d’immagini varie e della conversione fonetica. Chi di voi sta pensando “Oddio, ma non so come si procede, e poi ho poca fantasia, troppe informazioni e poco tempo”, può tranquillizzarsi.

Grazie a pav creativi ed efficaci già svolti e pronti per la memorizzazione, non vi resta che mettervi comodi e iniziare!

Troverai le risposte sul come fare sulla scheda del Corso sulle tecniche di memoria “Ciao”