Le emozioni giocano un ruolo fondamentale nella nostra vita e sono parte costitutiva dell’essere umano. Esse donano colore e significato ai nostri ricordi, che altrimenti sarebbero soltanto aridi fotogrammi di un film in bianco e nero. Molto spesso le emozioni sono la chiave d’accesso nel far riemergere ricordi in apparenza perduti. Sono quindi fondamentali per la nostra memoria a lungo temine.

In che modo le emozioni permettono ai ricordi di riaffiorare ancora più vividamente?

Oltre al contenuto di cui già parlato nell’articolo “Memorizzare in modo alternativo…il Freenoting”, vale la pena inoltrarci in un viaggio in un mondo affascinante: in quella che potremmo definire la “madre” del nostro cervello, poiché ne è la struttura originaria, la più antica: il sistema limbico.

Esso è la dimora  delle funzioni psichiche primordiali e costitutive dell’essere umano: comportamento, emozioni, modo d’essere, memoria a lungo termine e olfatto.  Esploriamo per un attimo da vicino due strutture portanti del sistema limbico: l’ippocampo e l’amigdala.

  • L’ippocampo è implicato nella formazione delle tracce di memoria a lungo termine, è responsabile della formazione delle sinapsi e dell’orientamento spaziale. Nell’essere umano ha una forma curva e convoluta, che ispirò ai primi anatomisti l’immagine di un cavalluccio marino. Il nome, infatti, deriva dal greco hippos = cavallo, campos = mare.
  • L’amigdala è la sede delle emozioni, è responsabile dell’intelligenza emotiva, capacità di valutazione del significato emozionale degli eventi. L’amigdala è adiacente all’ippocampo ed ha una struttura a forma di mandorla. Il suo nome infatti deriva dal greco…….. che significa appunto mandorla. In quanto struttura primordiale, è fortemente implicata nella formazione emozionale del carattere e dei modi d’essere.

L’ippocampo e l’amigdala sono coinvolti in un grande gioco di squadra: l’amigdala assegna un significato emozionale agli eventi e ai ricordi elaborati dall’ippocampo sottoforma di tracce mnemoniche, di sinapsi.

La memoria emotiva in molti casi riapre una strada, è un forte imput, un uno straordinario  trampolino di lancio per risvegliare sia ricordi che funzioni cerebrali assopite. Ne è un esempio lampante un episodio accaduto al filosofo Kant.  Nell’ultimo periodo della sua vita egli fu colpito da demenza senile, particolare forma del morbo Alzheimer, consistente, tra le altre patologie, in una difficoltà di unire le parole in frasi di senso compiuto. Una sera il suo medico si recò a fargli visita. Kant, felice di riceverlo disse “Grazie felice accomodi sera lei visita”, e gli fece strada in casa sua. Arrivati in soggiorno, Kant restò in piedi finchè il medico non si fosse seduto. Il medico lo invitò a sedersi chiedendogli come mai non l’avesse fatto prima. Il vecchio filosofo, tra lo stupore e la meraviglia del medico, con molta sicurezza rispose: “Le facoltà razionali mi hanno abbandonato, ma il senso dell’umanità ce l’ho ancora.”

5 Responses to “EMOZIONI E RICORDO. CHE NESSO C’E'?”

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