Al giorno d’oggi, si concepisce l’educazione – intesa nel senso più ampio della parola “formazione”- come processo di immagazzinamento delle informazioni all’interno della testa dello studente.

Ma la parola latina educare significa, letteralmente, “tirare fuori”.

Nei tempi antichi, il compito dell’educatore/formatore era quello di estrarre le sottili percezioni e le intuizioni dello studente.

Questo tipo di formazione seguiva il metodo socratico.

Sebbene non sia stato Socrate a ideare questa tecnica, fu lui a diffonderla.

Il metodo socratico prevede che l’insegnante rivolga una serie di domande stimolanti, costringendo gli studenti a esaminare, a difendere e a descrivere le proprie idee e percezioni.

Uno dei vari vantaggi del metodo socratico è che mette gli studenti in condizione di avere intuizioni personali e di esprimerle con parole proprie.

Il metodo socratico giova all’insegnante come così come allo studente.

Infatti, gli antichi greci fondavano le scuole a beneficio sia dei colti insegnanti che dei loro studenti.

Grazie all’insegnamento, i pensatori più importanti della Grecia classica si assicuravano un pubblico davanti al quale presentare le proprie idee e percezioni.

Questi insegnanti, conosciuti come “SOFISTI”, ricambiavano poi il favore facendo venir fuori le percezioni dei loro ascoltatori o dei loro studenti, mediante le domande socratiche.

Entrambe le parti si avvalevano di un potente ciclo di feed back che ne stimolava l’intelligenza e ampliava le percezioni.

Una traccia di questo sistema sopravvive nell’aforisma popolare

“se vuoi imparare una materia insegnala”.

Il metodo socratico permise ad Atene – una città stato con meno di 100.000 abitanti – di generare opere di arte e cultura che ancora oggi, a 2.400 anni di distanza, suscitano meraviglia.

Questo metodo è rimasto alla base della pedagogia occidentale fino a 150 anni fa.

In seguito, il gran numero di alunni che si riversava nelle scuole pubbliche americane spinse gli insegnanti ad abbandonare il metodo socratico.

Di fronte ad una classe di 40-60 bambini irrequieti, gli insegnanti non ebbero più il piacere di interrogare 1 o 2 alunni alla volta nello stile socratico.

A quel punto, abbiamo smesso educare e abbiamo iniziato a insegnare.

I metodi didattici attuali presumono che ogni studente sia una tabula rasa – una lavagna vuota – che l’insegnante deve riempire con le lezioni, come se versasse dell’acqua in un bicchiere vuoto.

Non si estrae più la profonda saggezza innata in ogni studente, come si faceva nell’Atene di Pericle.

Il metodo socratico, oggigiorno, sopravvive solo nello stretto rapporto individuale che si sviluppa, nel corso di molti anni, tra i professori e i laureandi o dottorandi.

Le Law schools americane sostengono di usare il metodo socratico, ma lo fanno con una severità che lo snatura, in un modo tale che la minaccia di espulsione immediata, se si forniscono risposte insoddisfacenti, impone agli studenti di fare attenzione terrorizzandoli.

E’ un metodo più inquisitorio che socratico.

Solo ora cominciamo a rendervi conto del duro prezzo che abbiamo pagato quando abbiamo abbandonato l’educazione per l’insegnamento.

L’affermazione di Einstein ha assunto un nuovo significato per gli educatori moderni:

“L’istruzione è ciò che rimane dopo che una persona ha dimenticato tutto quello che ha imparato a scuola”.

6 Responses to “IL METODO”

Leave a Reply