Il cervello e la memoria del bambino sono come una scacchiera.

All’inizio qualunque partita è teoricamente possibile, qualunque mossa brillante è ipotizzabile.

Poi, quando si cominciano a muovere i pezzi, le combinazioni iniziali via via diminuiscono e il gioco prende a “strutturarsi” in un certo modo.

  • Se le mosse iniziali sono appropriate e l’impianto del gioco è ben sviluppato, la partita è ben avviata; ma se le mosse iniziali sono sbagliate sarà estremamente difficile risollevare le mosse del gioco.

Lo svantaggio dovuto a una cattiva impostazione sarà difficilmente recuperabile.

Nel cervello del bambino avviene qualcosa di analogo.

Durante i primi anni, le “mosse” sono quelle fatte dai genitori, dalla madre in particolare, che è la prima vera maestra.

Solo al momento dell’ingresso della scuola il cervello e la memoria verranno consegnate all’insegnante, il quale si troverà di fronte a una partita già molto avanzata con una disposizione di pezzi che finirà per determinare in buona parte il futuro andamento del gioco.

Certo, nulla è mai perso e nulla è mai vinto.

  • Però in pratica diventerà sempre più difficile cambiare le sorti della partita e recuperare il terreno perduto.

Questo esempio, sia pure in modo approssimativo, permette di capire l’importanza dei primi anni di vita, durante i quali il bambino offre la sua pasta cerebrale ancora intatta alla manipolazione di chi gli è accanto, affidandogli cosi la costruzione della sua mente.

Alla nascita tutti i bambini sono uguali, nel senso che il loro cervello è vuoto di esperienze, di idee: essi dispongono di un patrimonio genetico diverso (frutto di agganci casuali di molecole selezionati in miliardi di anni), ma la loro linea di partenza culturale è la stessa.

E’ l’unico momento della vita, del resto, in cui si trovano su un piano di uguaglianza.

  • Non importa se sono figli di un muratore o di un avvocato, di un intellettuale o di un analfabeta: dai loro genitori hanno ereditato solo i cromosomi, cioè solo un substrato biologico. Un uomo può studiare tutta la vita filosofia, oppure mungere tutto il giorno mucche, non per questo suo figlio nascerà più o meno intelligente di quanto gli consenta il suo patrimonio genetico cioè le potenzialità mentali derivanti dalla qualità delle sue cellule nervose.

La cultura non entra nei cromosomi cosi come non entra alcun altro carattere acquisito.

Nessuno nasce con la cicatrice dell’appendicite: allo stesso modo nessun bambino, nascendo, conserva traccia dei libri letti dal padre.

Vi è quindi alla nascita un’uguaglianza che si basa proprio sul vuoto pneumatico dell’intelletto, sulla mancanza assoluta di costruzioni mentali; queste verranno stimolate solo attraverso i materiali che l’ambiente metterà a disposizione del bambino.

L’ambiente dunque farà si che il cervello e la memoria dell’individuo acquisiscano quelli “optional” essenziali allo sviluppo delle risorse interne.

  • La formazione con la sua metodologia adottata sarà quindi una componente essenziale dell’ambiente che darà gli imput funzionali allo sviluppo della creatività e dell’intelligenza del singolo.

Il link

http://formazionepersonale.it/pagine_libere.asp?idtipo=2

spiega nel dettaglio i presupposti di una metodologia appropriata ad uno sviluppo del cervello e della memoria in età non più infantile.

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