Come è possibile migliorare la nostra memoria, o addirittura il proprio QI, attraverso l’utilizzo della creatività?

La comunità scientifica si spacca davanti a questo interrogativo molto semplice, le due prevalenti fazioni attuali di scienziati si divide tra chi afferma che ognuno di noi è “intrappolato” all’interno del proprio Quoziente di intelligenza, affermando che non si può sfuggire dal nostro corredo genetico predeterminato e chi invece afferma l’esatto opposto, cioè nel crearsi un certo ambiente e facendo un determinato training mentale si può sfidare la propria resistenza intellettiva fino a elevare il proprio livello di efficienza mentale.

E’ ormai risaputo l’effetto benefico che ha nei confronti della nostra mente e della nostra memoria l’ascolto della musica classica.

E’ meno risaputo invece ciò che è accaduto ad alcuni sperimentatori della California University, esattamente a Irvine, dove durante un esercizio sottoposto a degli studenti, facendo semplicemente ascoltare per 10 minuti la sonata in Re maggiore a 2 pianoforti, K. 448, di Mozart si è avuto un aumento di 8-9 punti del QI di ogni soggetto sottoposto a questa applicazione.

Aumenti cosi improvvisi del quoziente di intelligenza presentano successivamente dei fenomeni di “scomparsa”, nel senso che gli stessi soggetti dopo solo 15 minuti ritornavano ad avere il loro livello iniziale di QI.

Il significato di quanto spiegato, apre uno scenario dove gli esponenti più autorevoli e qualificati nel campo della scienza, se le “danno” di santa ragione. Come detto prima c’è chi, proprio per questo ultimo esempio mostrato, afferma “il fatto di rientrare dopo soli pochi minuti allo stesso livello precedente è la dimostrazione palese che ogni individuo è intrappolato all’interno del proprio QI” ciò collide con chi invece in questo vede una prospettiva diversa: “il fatto stesso di essere riusciti con così poco, il semplice ascolto di una musica, ad alterare il livello del proprio Qi, implica che bisogna solo trovare adesso una “tecnologia” capace di far permanere tale cambiamento”.

In effetti, bisogna dire che se i fratelli Wright, nel 1903, si fossero arresi dopo il loro primo volo fatto in condizioni molto rudimentali (durò circa 12 secondi) si fossero arresi, sicuramente oggi non potremmo avere la comodità di girare da una parte all’altra il nostro grande pianeta.

Non fu quindi la durata di quel cambiamento a stupire anche le menti più scettiche, fu soprattutto l’aver dimostrato che era possibile volare, l’atto di farlo con continuità e per una certa durata fu solo un “mero” dettaglio tecnico.

Come è possibile quindi attuare la stessa prassi nei confronti del software più importante che possediamo, vale a dire la nostra mente attraverso la sua creatività?

Una formazione personale fatta con l’applicazione di una strategia messa appunto da uno scienziato americano Win Wenger, denominata “IMAGE STREAMING”, e utilizzata all’interno di soli pochi seminari erogati in Italia, permette di ottenere risultati difficili da preventivare, lavorando sull’elaborazione delle nostre intuizioni più profonde, gli effetti possono andare dall’avere una memoria più efficiente, un livello di creatività sopra la media ad una consapevolezza delle proprie risorse molto più spiccata.

Provare per credere

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